Cinquant’anni fa le schedature Fiat

Novembre 1971 – Giudicati e condannati, nel febbraio 1978, per corruzione e violazione di segreto d’ufficio, 36 imputati tra cui 5 dirigenti Fiat e un alto dirigente della Questura. Li inchiodano 350 mila schedature – una cifra enorme, un terzo degli abitanti di Torino – a opera della Fiat …

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Giudicati e condannati, nel febbraio 1978, per corruzione e violazione di segreto d’ufficio, 36 imputati tra cui 5 dirigenti Fiat e un alto dirigente della Questura. Li inchiodano 350 mila schedature – una cifra enorme, un terzo degli abitanti di Torino – a opera della Fiat. I padroni diffidano dei propri lavoratori e non si accontentano delle raccomandazioni di parroci e sindaci. Temono che gli operai si rendano conto che il padrone toglie loro la vita fingendo di dare un lavoro: 350.000 schede su opinioni politiche e vita privata; tendenze sindacali e vita sessuale dei dipendenti.

Il 24 settembre 1970 cotale Caterino Ceresa intenta causa alla Fiat sostenendo di aver svolto per anni mansioni diverse rispetto al contratto: assunto nel 1953 come «fattorino», ha fatto prevalentemente lo spione con relazioni scritte su «qualità morali, trascorsi penali e rispettabilità delle persone con le quali la società era o doveva entrare in relazione» in modo da scartare, isolare ed emarginare comunisti e sindacalizzati. Il 9 luglio 1971 Angelo Converso, pretore del Lavoro di Torino, «gira» alla Pretura penale gli atti. Il 5 agosto il magistrato Raffaele Guariniello si presenta ai cancelli con l’ordine di accesso all’archivio dei Servizi generali. Mancano i funzionari che aprono la cassaforte perché in ferie. Guariniello torna a settembre e trova il tesoro: 350 mila schede. Molti documenti provengono da Procura, Polizia e Carabinieri.

Lo spionaggio andava avanti dagli anni Cinquanta dominati da Vittorio Valletta: nel dopoguerra attua la politica «del bastone e della carota». La Fiat si regge su un pesante controllo di capi, capetti e «guardioni» in ogni momento e in ogni angolo: non ci si può muovere senza essere sorvegliati. Il controllo è finalizzato alla produzione e alla disciplina interna. Nella più grande concentrazione industriale d’Italia gli operai si sentono soffocati. Per contrastare i comunisti della Fiom-Cgil, Valletta favorisce la nascita dell’autonomo Sindacato italiano dell’automobile-Sida; stronca la classe operaia: scioperi osteggiati; sindacalisti marcati stretti; sindacato giallo foraggiato; operai indocili, attivisti comunisti e sindacalisti deportati nei «reparti confino»: l’«Officina Stella Rossa», ex «Officina Sussidiaria Ricambi».

Sul banco degli imputati Mario Cellerino, ex colonnello dei Carabinieri e responsabile della sicurezza aziendale; il colonnello Enrico Stettermjer del Sid di Torino riceve dalla Fiat 150 mila lire al mese; numerosi funzionari della Questura ricevono elargizioni e regali in cambio di informazioni. Schedano lavoratori, ex partigiani, sindacalisti, giornalisti, uomini politici. Nel 1951 Clare Boothe Luce, ambasciatrice degli Stati Uniti in Italia, impone a Valletta di cacciare i comunisti: 812 (per difetto) licenziati dagli stabilimenti di Torino. «Occupato alla Fiat Ricambi ex partigiano garibaldino: a causa della sua ideologia è stato più volte cambiato di reparto. Oggi lavora alla “Stella Rossa”». Il licenziamento è un marchio infamante che impedisce di trovare un nuovo lavoro. Giovanni Pautasso, bravo verniciatore,  sindacalista, licenziato, non trova più lavoro. Un mattino si presenta alla Camera del lavoro: aveva trascorso la notte a smontare un circo per 500 lire. Due ore dopo si butta nelle acque del Po.

Gli spioni riservano alle donne una particolare morbosità: «Trattasi di donna giovane e avvenente ma di moralità discussa. Le sue relazioni con uomini sono notorie e hanno suscitato sfavorevoli commenti». «Sua madre è passata a seconde nozze nel luglio scorso. Durante la vedovanza ha lasciato desiderare per la condotta morale e civile e ha avuto anche un aborto». La Fiat punta anche a far entrare i fascisti da aizzare contro la Fiom. A servizio dei padroni le parrocchie: «Operaio a Mirafiori dal 1951, di tendenze comuniste: tutti gli anni quando passa il sacerdote a benedire la casa, gli vieta l’ingresso». A disposizione della Fiat vi sono le caserme dei Carabinieri, i commissariati di Pubblica Sicurezza, la Questura: «Dalle note spese risulta al soldo della Fiat l’intero apparato poliziesco di Torino. Fra questi Marcello Guida, ex direttore nel Ventennio della colonia penale di Ventotene; dal 1969 questore di Torino, comanda le cariche di corso Traiano. Riceve dalla Fiat un milione l’anno, per «aiuto durante le manifestazioni e gli scioperi». I meglio retribuiti sono Ermanno Bessone e Aldo Romano, capo e commissario dell’Ufficio Politico della Questura: 250-400 mila lire mensili; sempre presenti a manifestazioni, scioperi, picchetti, comandano cariche e arresti. L’archivio della Questura è a disposizione della Fiat.

«Il sottufficiale addetto all’Ufficio Politico della Questura riceveva dalla Fiat i pacchi di schede già intestate, nelle quali doveva versare tutte le notizie che riusciva a reperire negli archivi, nelle caserme e commissariati di tutta Italia». Ai vertici dell’Arma il tenente colonnello Enrico Stettermayer, capo del nucleo speciale dei Carabinieri di Torino e referente dei Servizi informativi Difesa (Sid), riceve 150 mila lire al mese. «Oltre a 150 stipendi extra per agenti e funzionari, la Fiat sovvenziona  Polizia e Carabinieri fornendo cancelleria, pagando le manutenzioni, il caffè e le bevande calde alle guardie impegnate contro i picchetti». Si aggiungono migliaia di benefit (cioccolatini, bottiglie di Cinzano, acqua di colonia, orologi e strenne varie) inviati a migliaia di carabinieri, poliziotti, vigili urbani, ufficiali delle Forze Armate, magistrati, dipendenti di Comuni e Ministeri.

Questa immensa corruzione va a processo, non a Torino ma a Napoli. Alla congiura del silenzio della stampa italiana risponde il coraggio degli avvocati di parte civile Pier Claudio Costanzo e Bianca Guidetti Serra. L’accesso agli atti, protetto da rigido segreto istruttorio, impedisce la costituzione di parte civile degli operai licenziati. Ma Costanzo e Guidetti Serra riescono a far passare la costituzione di parte civile dei sindacati. Per più di 40 udienze a Napoli – e non hanno a disposizione gli aerei Fiat – per due anni si scontrano con mille ostacoli, rinvii e il segreto politico militare. Dice Bianca Guidetti Serra: «L’importante è che si sia svolto il processo come momento di verità». Il 13 novembre 1971 sindacati, partiti, movimenti politici e associazioni indicono l’assemblea «La città deve sapere» presieduta dall’avvocata ed ex partigiana Guidetti Serra: «Per oltre vent’anni la schedatura è stato strumento di una gestione autoritaria i cui effetti si sono estesi ben oltre la fabbrica».

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