Codice di Camaldoli, lanciò l’azione politica dei cattolici

1943-2023 – «Rivolta morale dei cattolici» è la possibile definizione del «Codice di Camaldoli» redatto e diffuso dai cattolici ottant’anni fa: tra essi il pedagogista astigiano Gesualdo Nosengo

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Sergio Paronetto
«Rivolta morale dei cattolici» è la possibile definizione del «Codice di Camaldoli» redatto e diffuso dai cattolici ottant’anni fa: tra essi il pedagogista astigiano Gesualdo Nosengo.

Nel luglio 1943 alcuni intellettuali cattolici si riuniscono nel monastero benedettino di Camaldoli, nella foresta di Arezzo, per confrontarsi e riflettere sul magistero sociale della Chiesa. Essi ritengono necessario cristallizzare i principi fondamentali del pensiero sociale cattolico in considerazione del delicato momento che il Paese sta attraversando. Nell’Italia del 1943 l’andamento della guerra sta dimostrando che il regime fascista, al potere dal 1922, è ormai alle corde. Nonostante i Patti Lateranensi del 1929, il rapporto fra regime e cattolici è attraversato da gravi tensioni: il 15 luglio, tre giorni prima dell’inizio dei lavori, Giorgio La Pira inizia in clandestinità le pubblicazioni del periodico «San Marco», subito soppresso dal regime. Il giorno dopo l’inizio dei lavori, il 19 luglio, gli Alleati angloamericani bombardano per la prima volta Roma, colpendo particolarmente il rione di San Lorenzo e il 13 agosto la zona di San Giovanni in Laterano-Prenestino-Tuscolano. In entrambe le occasioni Pio XII accorre tra i romani. Il 24-25 luglio il Gran Consiglio del fascismo destituisce Benito Mussolini. Le bombe portano a un’accelerazione dei lavori.

L’armistizio dell’8 settembre 1943, l’invasione tedesca dell’Italia e la Resistenza spezzano la Penisola in due e impediscono agli estensori di ritrovarsi per la versione definitiva, che appare nel 1945 sulla rivista degli universitari cattolici. Questi cattolici in appena sei giorni stilano un programma per la rinascita d’Italia dalle macerie della guerra e della dittatura; ridisegnano un modello di ordine sociale in grado di affrontare le sfide. L’idea è quella di uno Stato che persegua la giustizia sociale, come concreta espressione del bene comune, nella libertà e nella democrazia, regolando l’economia di mercato per rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo della persona, per rendere sostanziale l’uguaglianza fra i cittadini e per sostenere la famiglia.

Al Movimento Laureati di Azione Cattolica, fondato nel 1932-33 da Igino Righetti, già presidente della Fuci, con l’impulso dell’assistente Giovanni Battista Montini, appartengono gran parte della cinquantina di estensori riuniti nella settimana di studio 18-23 luglio 1943, coordinati dal vescovo di Bergamo e assistente dei Laureati mons. Adriano Bernareggi. Tra essi Giulio Andreotti, Giuseppe Capograssi, Giuseppe Dossetti, Mario Ferrari Aggradi, Guido Gonella, Giorgio La Pira, Aldo Moro, il piemontese Gesualdo Nosengo – estensore del capitolo sull’educazione –, Paolo Emilio Taviani, Ezio Vanoni. Il «Codice» tratta tutti i temi della vita sociale: famiglia e lavoro, attività economica e rapporto cittadino-stato. Lo scopo è fornire alle forze sociali cattoliche una base unitaria che ne guidi l’azione nell’Italia liberata.

Il «Codice di Camaldoli» è un condensato di 77 enunciati che partono dal superamento del corporativismo per far emergere una concezione dell’economia mista: né liberale-liberista, né comunista-collettivista. Una sorta di «Carta dei principi» che influenzerà la scrittura della Costituzione e le scelte di politica economica e sociale della Democrazia cristiana. Dopo la premessa sulla società e i destini dell’uomo (1-7) il testo si articola in 7 titoli: lo Stato (8-20); la famiglia (21-30); l’educazione (31-54); il lavoro (55-70); destinazione e proprietà dei beni materiali. Produzione e scambio (71-84); attività economica pubblica (85-94); vita internazionale (95-99). I due pilastri sono «il bene comune» e «l’armonia sociale», due fari che devono guidare l’azione politica e sociale dei cattolici. Il documento è in linea con il magistero della Chiesa, le encicliche «Rerum novarum» (1891) e seguenti.

L’armonia sociale è l’esito dell’interazione di diversi fattori tra cui la giustizia sociale e lo Stato che deve garantire a ogni cittadino un lavoro: agli uomini per ottemperare al loro ruolo di capofamiglia; alle donne per completare la loro funzione di madri ed educatrici. Un altro fattore è il diritto di proprietà e il suo trasferimento. Il documento suggerisce un’importante condizione: la proprietà privata deve tendere a perseguire il bene comune. Corollario dell’armonia è il dovere dell’obbedienza allo Stato, inteso come garante dell’ordine pubblico: «Per ordinare la vita economica è necessario che si aggiunga alla legge della giustizia la legge della carità» e il «Codice» elenca otto principi morali cui uniformare l’attività economica: la dignità della persona esige una bene ordinata libertà del singolo in campo economico; l’eguaglianza dei diritti di carattere personale, nonostante le profonde differenze individuali, provenienti dal diverso grado di intelligenza, abilità, forze fisiche; la solidarietà, il dovere della collaborazione anche nel campo economico per raggiungere il fine comune della società; la destinazione primaria dei beni materiali a vantaggio di tutti gli uomini; la possibilità di appropriazione nei diversi modi legittimi fra i quali è preminente il lavoro; il libero commercio dei beni nel rispetto della giustizia commutativa; il rispetto delle esigenze della giustizia commutativa nella remunerazione del lavoro; il rispetto dell’esigenza della giustizia distributiva e legale nell’intervento dello Stato.

Sulla distribuzione patrimoniale sancisce: «Un buon sistema economico deve evitare l’arricchimento eccessivo che rechi danno a un’equa distribuzione; e in ogni caso deve impedire che attraverso il controllo di pochi su concentramenti di ricchezza, si verifichi lo strapotere di piccoli gruppi sull’economia». Il documento fa riferimento ad alcuni testi ispiratori: Tommaso d’Aquino, «Politicorum», «Ethicorum», «Summa theologiae»; Atti degli Apostoli 4,20; Paolo di Tarso, Romani 12,1-13,5; Leone XIII, «Rerum novarum»; Pio XI, «Mit brennender Sorge»; Pio XII, radiomessaggio Natale 1942.

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