Colombia: Giuseppini, scuola e lavoro contro la povertà

Periferie del mondo – Mentre nel sud del Paese i Vescovi scendono nelle strade contro la violenza e l’illegalità a Medellin i figli di san Leonardo Murialdo vivono nelle periferie urbane accanto alla gente stremata dall’emergenza Covid: la Pandemia non ha fermato l’opera educativa accanto ai bambini e ai ragazzi più fragili

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Medellin, il Centro giovanile dei Giuseppini del Murialdo

Una catena umana per chiedere che cessino le violenze si è snodata mercoledì 10 febbraio nella città di Buenaventura, principale porto colombiano sul Pacifico, dove il Vescovo, mons. Ruben Darío Jaramillo Montoya, è sceso per le strade a benedire la popolazione. Un gesto simbolico che evidenzia la preoccupazione dei Vescovi della regione ecclesiastica di Popayán, nel sud-ovest della Colombia, una delle zone più colpite dall’ondata di violenza perpetrata da gruppi armati contro leader sociali, difensori dei diritti umani, ex guerriglieri della Farc e la popolazione che non si piega all’illegalità. Una situazione degenerata negli ultimi mesi che ha spinto la società civile sana, accanto alla Chiesa, a chiedere con forza allo Stato di intervenire. I Vescovi che hanno aderito alla manifestazione denunciano «l’appropriazione mafiosa della città di Buenaventura da parte di bande e cartelli della droga che monopolizzano i traffici fluviali e marittimi» e di gettare nel terrore interi quartieri, «assassinando in modo selettivo i giovani».

Il vescovo di Buenaventura mons. Rubén Darío Jaramillo Montoya benedice la sua gente, mercoledì 10 febbraio, durante la catena umana organizzata per le strade della città contro la violenza e il traffico di droga

Padre Giuseppe Meluso, giuseppino del Murialdo, è appena tornato in Italia dalla Colombia: 32 anni originario di Foggia è missionario a Medellin, nella provincia Equatoriano-Colombiana della Congregazione. I murialdini sono presenti nel Paese dal 1983 nella periferia della capitale Bogotà, con una parrocchia intitolata a San Leonardo Murialdo e una casa famiglia nata per accogliere i bambini di strada. E dal 2001 anche a Medellin (la seconda città del Paese) nella «Sierra», un quartiere popolare nelle alture che dominano il centro urbano. Qui c’è un seminario che accoglie i novizi colombiani ed equadoriani, la parrocchia, Santa Maria della Sierra, una mensa per i bambini aperta 5 giorni la settimana, il centro giovanile con ludoteca, biblioteca, palestra di boxe e arti marziali: nella comunità vivono 9 religiosi, quattro sacerdoti, un seminarista colombiano e quattro equadoriani.
«Purtroppo questa nuova ondata di violenza nel sud del Paese torna a gettare un’ombra sulla narrazione della Colombia di cui si parla solo per i fenomeni legati al narcotraffico. La Colombia non è solo questo» spiega padre Meluso, che abbiamo raggiunto al telefono a Foggia. «Nel Paese si sta avviando un cambio di passo e di riscatto che non viene messo in evidenza. Quello che sta succedendo a Buenaventura e che – come è accaduto già 5 anni fa quando ci fu un’altra ondata di violenza – ha spinto il Vescovo a tornare in strada a benedire la sua gente, per fortuna al momento è un fenomeno circoscritto. La Colombia in questi anni ha vissuto un periodo tutto sommato tranquillo dopo lo storico trattato di pace siglato il 23 giugno 2016 tra il Governo e i guerriglieri delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc), dopo oltre 50 anni di guerra, più di 260 mila vittime e quattro anni di trattative. Certo, alla deposizione delle armi da parte della Farc non è corrisposta una presenza massiccia dello Stato nelle zone che storicamente erano dominate dai rivoluzionari come sta accadendo al Sud. Andata via la guerriglia hanno preso il potere altri gruppi militari senza alcuna finalità politica: sono bande criminali. Ariel Avila, noto analista politico dell’Università nazionale della Colombia, afferma che il Paese in questo momento ‘si trova nella tempesta perfetta’ perché si incrociano tre fattori che non ne aiutano la ricostruzione. Il 2021 è un anno pre-elettorale e, in un Paese dove si sta costruendo la democrazia, le campagne elettorali sono violente; è in atto una drammatica crisi economica peggiorata dal coronavirus (si calcola che su quasi 43 milioni di colombiani, 30 milioni versino in povertà); infine si registra una ripresa di potere da parte di gruppi ai margini della legge».
La mensa dell’Opera murialdina serve 350 pasti per 5 giorni la settimana per bambini e i ragazzi iscritti a scuola per scoraggiare l’abbandono delle lezioni

Ma c’è anche la Colombia che rifiuta la violenza e chiede pace: proprio domenica all’Angelus Papa Francesco ha ringraziato «un Paese con tanti problemi, di sviluppo, di povertà, di pace, per l’accoglienza che ha riservato in questi anni ai migranti venezuelani»…
Certamente questo è un aspetto molto bello e poco conosciuto: i colombiani sono un popolo accogliente e l’immigrazione negli anni scorsi è stata molto forte: si stima che almeno il 10% dei venezuelani sia giunto in Colombia, Perù e soprattutto in Equador, dove dal 2000 il dollaro statunitense è la valuta ufficiale e quindi si viene pagati con una moneta più pregiata. Al sopraggiungere della pandemia, chi aveva la possibilità è tornato in Venezuela, anche perché in Colombia ancora non è arrivato il vaccino anti-Covid e il Governo ha annunciato che quando inizierà la campagna vaccinale gli immigrati non potranno accedervi. Chi è rimasto – molti e i meno protetti – vive una situazione difficile perché, nonostante la generosità della nostra gente, la Pandemia ha sconvolto tanti equilibri. A Medellin, una delle città più industriali e tecnologiche del Paese, c’è una minoranza ricca e tanta gente che fatica: come nel nostro quartiere alla periferia orientale della città, sorto negli anni ’70 sul costato della montagna, a continuo rischio idrogeologico, con casette di legno e una sola strada che lo taglia in due. A destra e a sinistra della strada ci sono scalinate che collegano le varie zone del barrio: ci sono persone che per raggiungere la loro abitazione devono salire anche 5 mila gradini e quando sei malato o anziano non ti muovi se non hai qualcuno che ti aiuta. Inoltre La Sierra, poiché è un quartiere fuori dal Piano regolatore, non ha neppure diritto ad un’ambulanza… E in ogni caso in ospedale puoi accedere solo se hai un’assicurazione e la nostra gente non ha le risorse per averne una…

Come state vivendo l’emergenza coronavirus?
La crisi economica è spaventosa, la gente è allo stremo e non era possibile un altro lockdown anche se finora si sono registrati 50 mila morti. A Medellin nella seconda ondata si è chiusa la città nel fine settimana ma ora si è tornati alla vita prima della Pandemia, salvo l’obbligo delle mascherine nei luoghi pubblici ed evitare gli assembramenti. La Pandemia da Covid si è aggiunta alle pandemie della fame e dell’analfabetismo che in Colombia colpiscono decine di milioni di persone. A Medellin (2 milioni e 600 mila abitanti) quasi il 50% dei lavoratori è «informale», cioè non coperto da protezione salariale e previdenziale: significa che se non lavori non mangi, come si fa a chiudere tutto? La nostra gente la mattina scende a lavorare in città e con quello che guadagna fa la spesa per il giorno dopo.

La parrocchia sostiene le famiglie più in difficoltà

Si vive alla giornata…
Esatto e senza alcuna protezione sanitaria anche, se recentemente, il Comune ha avviato iniziative a tutela della salute dei più poveri: nel nostro Centro giovanile prestiamo al Servizio sanitario i locali dove si vaccinano i bambini, vengono eseguiti controlli di crescita, si presta assistenza ginecologica per le donne e servizi di salute di base; inoltre alcuni infermieri visitano le persone che non possono uscire di casa ma c’è ancora molto da fare e la Pandemia ha rallentato tutto.

Il Papa ha proclamato il 2021 Anno di san Giuseppe e la vostra Congregazione ha come patrono il padre terreno di Gesù: come vivete a Medellin questo anno speciale?
Secondo il carisma di san Leonardo Murialdo, che ci ha raccomandato di stare accanto ai giovani più poveri per assicurare loro un futuro. In questo momento l’unica istituzione rimasta chiusa in Colombia è la scuola e praticamente è da un anno che gli studenti non vanno più in classe: certo, anche da noi c’è la didattica a distanza ma, secondo i dati del Governo, l’80% degli studenti non ha un accesso ad Internet, non ha pc o smartphone. Così la nostra Opera, che tra l’altro serve 350 pasti al giorno ai ragazzi iscritti alle scuole pubbliche proprio per incentivarli a non abbandonare gli studi, in questo momento fa da ponte tra la scuola e i ragazzi mettendo a disposizione connessioni e device con cui i docenti inviano i compiti agli allievi che vengono seguiti da noi per le lezioni e li reinviano corretti. Grazie al nostro Centro, la scuola non si è fermata e abbiamo proseguito ad erogare le borse di studio per alcuni universitari. San Giuseppe, oltre che un educatore era un artigiano: quest’anno promuoveremo anche attività di piccola imprenditoria per avviare i nostri giovani ad un mestiere in modo che possano vendere oggetti e manufatti frutto del loro lavoro.

Le scuole a Medellin sono chiuse da un anno causa la Pandemia: il Centro murialdino accoglie i bambini e i ragazzi e li segue nello studio e nei compiti

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