Colori Vivi, cresce la sartoria che offre riscatto alle donne migranti

Torino – In via Parini 9 l’impresa sociale conta 7 dipendenti (due donne italiane, quattro africane e un pakistano) e 11 tirocinanti, oltre a stage per studenti. Presentata la nuova collezione autunno-inverno 2022-2023

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Messa alle spalle l’emergenza Covid che ne aveva rallentato il cammino, Colori Vivi, l’impresa sociale che coniuga moda, sostenibilità ambientale, crescita individuale e di gruppo, con il coinvolgimento attivo di donne migranti e rifugiate, percorre, nel laboratorio show-room di via Parini 9 a Torino, la strada del consolidamento. Con la nuova collezione autunno-inverno 2022-2023, presentata nel mese di ottobre, che occhieggia dalle vetrine di fronte al liceo Massimo D’Azeglio, e con le lavorazioni in conto terzi.

Emilia Dissette – che sin dalla fondazione è fianco di Barbara Spezini, creatrice e amministratore unico di Colori Vivi– coordina e coadiuva dipendenti e tirocinanti. Senza dimenticare mai la visione e la missione di Colori Vivi, entrambe semplici, ma complicatissime da attuare: se la visione è «ridefinire il mondo e generare bellezza praticando l’emancipazione femminile e la diversità culturale» la missione conseguente non può che essere «realizzare abiti e accessori ad andamento lento, che raccontano storie di riscatto, fondate sulla dignità del lavoro e sulla costruzione di nuovi legami sociali».

«Oggi Colori Vivi può contare su sette dipendenti, due donne italiane, tra cui io, – dice Dissette – quattro africane e un pakistano. Intorno a noi si alternano una decina di tirocinanti, ora sono 11, per l’esattezza. Abbiamo anche attivato una bellissima collaborazione con le scuole professionali del torinese, che propongono a ragazzi e ragazze stage mensili in sartoria e uno di loro si è talmente entusiasmato che ha ottenuto dalla scuola un tirocinio semestrale da noi. Speriamo di poterlo assumere al termine, se le condizioni ce lo permetteranno».

L’economia sostenibile è sulla bocca di tutti ormai, ma, ammette Emilia, non è ancora chiaro, soprattutto alle grandi aziende, che ha dei costi. «Colori Vivi dà occasioni di lavoro a donne migranti che hanno vissuto esperienze spesso dolorose, diverse per provenienze e cultura, bisognose di periodi di adattamento e di formazione anche molto lunghi, per ricostruire la capacità di concentrazione, il rispetto delle regole e per scoprire e affinare le proprie capacità».

Due, allora, le strade che l’impresa di via Parini percorre contemporaneamente: il BtoB cioè il lavoro per altre aziende, e il BtoC, la confezione e la vendita diretta alle clienti che entrano nel negozio.

Il BtoB permette continuità e minor rischio, il BtoC fa scoprire “dal vivo” le finalità sociali dell’azienda e la sua identità, ma è soggetto a costi più alti (dall’acquisto delle stoffe al design) e a maggiori rischi (la stagionalità, la variabilità climatica, l’indispensabile fidelizzazione della clientela). Entrambi mettono alla prova le capacità manageriali e operative di chi lavora in Colori Vivi, l’impresa sociale che «deve soprattutto comunicare al meglio cosa siamo e cosa siamo in grado di fare» conclude Emilia Dissette, consapevole tuttavia che l’impresa cammina sulle proprie gambe.

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