Come votano i giovani della Movida

Tra gli under 30 lavoro e ambiente in cima alle priorità, torna la voglia di partecipare

145

Di cosa dovrebbe occuparsi il prossimo Parlamento italiano? La risposta dei giovani è compatta: lavoro e ambiente. Lo attestano tutti i sondaggi nazionali, ultimo quello presentato a inizio settembre dal «Il Sole 24 Ore», ma anche le interviste condotte la scorsa settimana da «La Voce e Il Tempo» fra i giovani della Movida torinese dicono che le richieste delle nuove generazioni alla vigilia delle Elezioni Politiche (tanti i giovani che votano per la prima volta) riguardano in larghissima maggioranza l’emergenza ambientale e la crisi occupazionale.

Altri temi della campagna elettorale, specie quelli più divisivi, che scaldano i salotti televisivi, sembrano interessare meno quell’ampia fetta di giovani fra i 18 e i 30 anni che si dichiara intenzionata a votare (70%). Nelle interviste de «Il Sole 24 Ore» solo uno su dieci cita le battaglie della sinistra per i diritti civili (legge Zan, eutanasia), quasi nessuno menziona gli attacchi della destra all’Unione europea o gli slogan contro gli sbarchi dei migranti.

20 mila gli under 30 interrogati da «Il Sole» in tutt’Italia. Alla domanda sul «tema più importante per la politica», la maggioranza indica il lavoro (oltre 10 mila voti, il 46% del totale) e l’ambiente (28%), in riferimento alla crisi climatica. Bisogna scendere su percentuali più modeste per trovare chi dà il primato alle politiche sull’istruzione (il 16% del totale) o alle politiche sui diritti civili: appena il 10% dei giovani under 30 li considera il tema più rilevante per la politica attuale.

Le interviste condotte da «La Voce e Il Tempo» confermano l’orientamento. Il nostro giornale è andato a interrogare 70 giovani della Movida torinese nei luoghi del ritrovo notturno: San Salvario, Vanchiglia, Grattacielo Sanpaolo. Poche decine di interviste fra i giovani della notte – molti gli studenti universitari – non hanno la forza di un sondaggio (e alla vigilia delle Elezioni la legge vieta i sondaggi), ma aiutano a conoscere gli elettori più giovani, sfatando tra l’altro il pregiudizio che siano tutti disinteressati alla politica. La maggioranza di quelli che abbiamo ascoltato si dichiara ben intenzionata a votare.

Voglia di partecipare Mescolandoci ai tavoli nei locali notturni, fra le migliaia di giovani che affollano le vie della Movida nei fine settimana, abbiamo condotto le nostre interviste con criteri di casualità a 70 giovani di età compresa fra i 18 e i 30 anni.

La prima domanda, a bruciapelo: tu andrai a votare? Abbiamo ricevuto 52 risposte positive su 70 interviste, un dato coerente con i sondaggi nazionali.

Non andranno a votare gli studenti fuori sede, ma sono un caso particolare. Nel complesso le interviste esprimono la diffusa convinzione che il voto sia una cosa importante. «Voterò perché è un mio diritto e perché voglio decidere sul mio futuro»; «voterò perché è un atto di responsabilità nei confronti di me stesso e degli altri»; «voterò perché sono una donna e le donne a suo tempo lottarono per conquistare il diritto di voto»; «voterò perché è il mio dovere di cittadino»; «voterò per cercare di cambiare qualcosa in questo Paese che sta colando a picco…». Le motivazioni sono tutte di questo tenore.

La Movida intercetta solo una parte dei giovani delle grandi città. Ci sono fette di popolazione giovanile, specie nelle periferie più degradate, che non partecipano al rito del sabato sera nelle vie del centro e che quasi certamente sfuggono ai rilevamenti sulle intenzioni di voto. Quanti andranno a votare fra i «neet» delle periferie, i giovani tagliati fuori dal mondo della scuola e del lavoro? La sera di domenica 25 settembre, alla chiusura delle operazioni elettorali, conosceremo la vera consistenza del voto giovanile, che nasce e si forma ormai quasi solo sui social network, non più sui giornali di carta.

Lo strapotere dei social

Fra i tavoli della Movida abbiamo chiesto ai giovani di indicare i loro canali d’informazione, gli strumenti di cui fanno uso abituale per ricevere notizie sulla politica. La stragrande maggioranza delle risposte indica i social network: 56 risposte su 70 fra chi usa Instagram, Facebook, Youtube, Twitter e TikTok.  Non è una sorpresa, le nuove generazioni quasi ignorano i «vecchi» strumenti della comunicazione: solo 5 giovani su 70 dichiarano di consultare ogni tanto un giornale di carta, solo uno su 70 si informa attraverso la radio. Nove interviste citano le edizioni digitali dei giornali, consultabili via internet: è questo il canale di comunicazioni che più assomiglia ai giornali tradizionali. Dieci giovani dichiarano di informarsi anche attraverso la televisione.

Nel complesso, la formazione politica dei giovani viaggia attraverso i social network, strumenti lontani anni luce dai giornali e della televisione. Su Instagram e su TikTok non c’è spazio per i lunghi discorsi: conta il messaggio ad effetto, semplice, breve, lapidario. E contano le immagini, tanto più efficaci quanto più sono a tinte forti, suggestive, provocatorie.

Molto si è scritto sull’impoverimento del dibattito politico a causa dei social, che tutto traducono in slogan e concetti semplificati. Quale opinione può nascere nella mente di un giovane, per questa via, sui temi complessi dell’attualità politica, economica, sociale? La classe politica fa buon viso a cattivo gioco e sta imparando a usare anche gli strumenti nuovi, chi meglio, chi peggio. La campagna elettorale viaggia ormai anche su TikTok.

I giovani elettori si nutrono sui social e ne sono certamente influenzati, ma in vari casi – merita questa sottolineatura –

ritengono di saper prendere le distanze dagli slogan che viaggiano nel web, e di saper distinguere cosa è credibile da cosa non lo è. Molti ci hanno detto di non credere affatto alle parole dei politici sui social network. «Non mi fido dei messaggi social dei politici – ci ha detto un ragazzo – perché i politici si presentano sempre con una maschera». E un altro: «I messaggi dei politici sui social sono una buffonata». Ancora: «I messaggi social sono propaganda, io non ci casco».

Rispondendo alle nostre domande, più di un giovane ha voluto precisare che non gli interessano i canali social gestiti dai personaggi politici, mentre consulta volentieri i canali generalisti, considerati indipendenti, che trattano argomenti politici a largo spettro.

Lavoro e ambiente

25 interviste, la maggioranza, indicano come priorità assoluta per la politica le questioni ambientali: 13 denunciano la crisi planetaria (surriscaldamento, ozono, effetto serra…), 10 si appuntano sui temi della transizione ecologica e delle fonti energetiche rinnovabili, 3 invitano la politica a considerare un ritorno dell’Italia all’energia nucleare.

Nelle sue diverse sfumature, la difesa dell’ambiente è certamente il tema più caro ai giovani elettori italiani. «Il prossimo Governo – sostiene un giovane – dovrà attivare misure efficaci per scongiurare la catastrofe ambientale, anche se ormai è chiaro che siamo fregati». «La tutela del territorio, del mare e l’innovazione energetica – ci ha detto un altro – sono indispensabili per la salvaguardia degli ecosistemi in cui viviamo e della biodiversità». «Occuparsi di sostenibilità ambientale, mettere in pratica misure per attuale la transizione ecologica e contrastare la crisi climatica: tutto questo andrebbe fatto in coordinamento con gli altri Paesi dell’Unione Europea. Una buona programmazione eviterebbe di lasciare indietro porzioni di territorio, aiuterebbe a distribuire più equamente le risorse e le opportunità. E io potrei evitare di trasferirmi all’estero…».

L’altro tema, come abbiamo detto, è il lavoro. Ovvero: la mancanza di posti di lavoro, che impedisce ai giovani italiani di programmare il proprio futuro.

I laureati fuggono all’estero. Quelli che restano faticano a trovare una occupazione. Non è strano che 11 interviste indichino come tema prioritario per il futuro del Paese la gestione economica e le politiche di sostegno all’occupazione. «Il Governo – ci ha detto un ragazzo – dovrebbe fare molto di più per sostenere le ambizioni dei giovani e per valorizzare le eccellenze». «Al nostro Paese servono politiche di stabilizzazione economica, che assicurino crescita e occupazione».

Al terzo posto nella scala delle priorità si collocano le politiche di promozione dei diritti civili, indicati in 7 interviste. Al quarto posto le politiche della Sanità (6).

 

(interviste raccolte da Chiara Baccaglion, Emanuele Carrè, Giulietta De Luca)

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome