Con Sara Curtis medaglia d’oro a Savigliano

Europei di nuoto – Il nome di Sara Curtis è ormai scolpito nella storia del nuoto mondiale. Agli Europei di Parigi il 13 agosto scorso la nuotatrice di Savigliano ha conquistato l’oro nei 50 dorso, il primo firmato dall’Italia in 38 edizioni della manifestazione, abbattendo per due volte, in due giorni, il record del mondo

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Sara Curtis

Il nome di Sara Curtis è ormai scolpito nella storia del nuoto mondiale. Agli Europei di Parigi il 13 agosto scorso la nuotatrice di Savigliano ha conquistato l’oro nei 50 dorso, il primo firmato dall’Italia in 38 edizioni della manifestazione, abbattendo per due volte, in due giorni, il record del mondo: prima in semifinale, poi ancora in finale, dove ha chiuso in 26″56, tre decimi sotto il precedente limite. Un crollo che ha cancellato, in poche ore, anche il suo stesso passaggio personale della notte precedente, relegando all’archivio storico il primato che l’australiana Kaylee McKeown deteneva da quasi tre anni.

Una settimana di gare straordinaria, quella parigina: prima il bronzo nei 50 stile libero, poi l’argento nella staffetta 4×100 stile e l’oro-record nei 50 dorso. Il medagliere poi si arricchisce ulteriormente: un bronzo nella staffetta 4×100 mista, un altro nei 50 stile libero e un argento nella 4×100 mista. Totale 6 medaglie per la giovane atleta saviglianese.

«Una splendida follia, ma sono davvero contenta», ha raccontato Sara a caldo, spiegando la fatica di gestire l’emozione del primato conquistato in semifinale e la scelta di spingere negli ultimi metri della finale per migliorarsi ulteriormente. Un percorso che è partito da lontanissimo: da una vasca dove è stata immersa a due anni, per poi cominciare l’agonismo a sei.

Prima però delle notti di Parigi, prima dei record e delle medaglie, c’è Savigliano: la città dove Sara è cresciuta, ha studiato e dove la sua famiglia continua a vivere. Un legame che il trasferimento alla Virginia University, per allenarsi e studiare negli Stati Uniti, non ha mai scalfito.

Il sindaco Antonello Portera non nasconde l’orgoglio per la concittadina più celebre del momento. Racconta di una ragazza che sembra viaggiare sempre un passo avanti rispetto a qualunque traguardo la comunità osi immaginare per lei, capace di rinnovare lo stupore a ogni gara e di restituire, con i suoi risultati, un’energia che l’intera città sente propria.

Un entusiasmo condiviso da chi l’ha conosciuta sui banchi di scuola: Anna Maria Pellissero, sua insegnante all’Istituto Cravetta Marconi, ricorda un’allieva rigorosa, mai disposta a chiedere sconti nonostante il carico crescente degli allenamenti. Anche dopo le gare più importanti, racconta, era Sara stessa a voler essere interrogata pur di non restare indietro con lo studio. Un equilibrio tra vasca e libri che prosegue ancora oggi, a distanza, tra gli allenamenti e gli studi di Psicologia negli Stati Uniti, dove Sara si tiene comunque in contatto con la sua ex professoressa. Anche Marco Filippa, già addetto stampa dell’Istituto Cravetta, ricorda molto bene la studentessa: «Di lei mi ha sempre impressionato la determinazione unica che mette in tutte le cose. Nel suo percorso scolastico ha dimostrato di possedere la testa giusta per andare avanti: un particolare sottolineato da tutti gli insegnanti che ha avuto».

Ma Savigliano, quest’anno, ha un altro nome di cui essere orgogliosa. A ricordarlo è Eugenio, studente del liceo classico cittadino, che pur celebrando l’impresa di Sara chiede di non dimenticare un altro giovanissimo talento del territorio: Sebastiano Nava, portiere che sta facendo strada nella Juventus. «Sara è la dimostrazione che da qui si può arrivare ovunque, ed è giusto che se ne parli così tanto» racconta Eugenio. «Ma vorrei che anche la storia di Sebastiano trovasse più spazio: è un altro ragazzo di Savigliano che sta inseguendo un sogno enorme, con lo stesso sacrificio e la stessa disciplina. La nostra città ha più di un talento, e sarebbe bello che se ne accorgessero tutti».

Due strade diverse – la vasca e il campo – ma la stessa radice: la determinazione di chi, da una piccola città di provincia, non si accontenta di sognare in piccolo.

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