Quale cammino stanno percorrendo le diocesi di Torino e Susa? Come si collocano nel percorso sinodale degli ultimi anni? Come attueranno il Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia approvate dall’82ª Assemblea Generale per il quinquennio 2026-2031? E conseguentemente – dal titolo dell’ultima lettera pastorale del Vescovo Roberto – quale è “Il senso delle cose che facciamo”?. Su questi interrogativi, sulla presentazione di quanto si sta vivendo in alcune unità pastorali delle due diocesi, sulle linee tracciate dalla Lettera “Io sono con voi per sempre” per il nuovo anno pastorale si è articolata la Convocazione interdiocesana del 3 ottobre.
Al Santo Volto gremito in ogni ordine di posti e con tanti volti nuovi a testimonianza di un percorso che coinvolge e “attiva” sensibilità, si sono così succeduti gli interventi di mons. Andrea Migliavacca, vescovo di Arezzo-Cortona-Sansepolcro, le testimonianze di quanto si sta vivendo nella Valmessa, a Nichelino in Barriera di Milano con gli interventi di Alessia Votta, del diacono Ezio Campa e di don Andrea Bisacchi. Nella seconda parte della mattinata la risposta ad alcune domande e le conclusioni dell’Arcivescovo con le suggestioni agli interventi e l’avvio di quel “Cantiere Torino” proposto nella Lettera pastorale. A moderare i lavori – anche questo segno del cambiamento avviato – due ministri istituiti a Pentecoste: Benedetta Peyron e Bruno Bossina.
Nell’intervento di mons. Migliavacca, un articolato excursus sul Cammino Sinodale che ha portato al documento «Radicati e costruiti in Cristo», e l’evidenziazione di alcuni elementi da tenere presenti nel cammino ordinario: “Anzitutto e un documento di attuazione e già nell’introduzione emerge il “ricentrarsi sul Vangelo” in una dimensione di essenzialità”. Si parte dal “riportare al centro il dono della fede” quindi l’annuncio. “Ritornare ad essere chiese capaci di annunciare la fede, consegnarla”. Dal riferimento cristologico, alla necessità di un ripensamento nel quale individuare come priorità la “vita comunitaria”: “puntare sulle dinamiche che rendono viva la parrocchia”. Terza priorità: “dare impulso alla corresponsabilità differenziata per essere comunità che trasmettono la fede”. E infine come ultima indicazione offerta dal documento “Ripensare alle strutture, affinchè siano funzionali all’annuncio”.
Da queste indicazioni, dalle testimonianze di vita pastorale ecco poi le parole del Vescovo Repole con un richiamo di fondo: che ogni cambiamento non può trascurare il vero fulcro: l'”Io sono con voi per sempre” . “Se togliamo il Risorto dalle comunità cristiane non sono più comunità cristiane, rimane un’altra cosa, se non percepiamo l’urgenza di vivere una relazione con Cristo vivente, tutto il resto si dissolverà come la nebbia”.
E poi un richiamo del cardinale a che la “pastorale sia un fatto di relazioni. La relazione che come singoli custodiamo con Cristo e quelle tra di noi che non sono mai scontate. Tutti dobbiamo sentirci coinvolti”
Ripensamento, relazioni, centralità del Risorto per avviare, come proposto nella lettera, un “Cantiere Torino”. Cantiere per costruire, per andare avanti con speranza ma sempre con la consapevolezza che “Non siamo soli, c’è Cristo Risorto con noi e che se perdiamo di vista questo abbiamo perso la nostra identità”.



