Coronavirus, duro colpo alle scuole paritarie

Trascurate dallo Stato – Dimenticate dal decreto «Cura Italia» le scuole cattoliche paritarie rischiano di pagare un prezzo altissimo al Coronavirus. L’emergenza nazionale, che colpisce le famiglie tagliando posti di lavoro e stipendi, potrebbe tradursi in rette scolastiche non più pagate oppure in calo delle iscrizioni

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Trascurate dallo Stato, dimenticate dal decreto Salva Italia, le scuole cattoliche paritarie rischiano di pagare un prezzo altissimo al Coronavirus. L’emergenza nazionale, che colpisce le famiglie tagliando posti di lavoro e stipendi, potrebbe tradursi in rette scolastiche non più pagate oppure in calo delle iscrizioni, una situazione che secondo le Conferenze dei Religiosi e delle Religiose d’Italia (Cism e Usmi) «rischia di portare alla chiusura del 30% delle scuole».

I responsabili delle scuole paritarie di Torino, interrogati da «La Voce e il Tempo», sono preoccupati anche se meno pessimisti: «siamo tutti al lavoro con la didattica a distanza – spiega il direttore del Liceo Sangiuseppe di Rivoli, don Fabio Cozza – per garantire un insegnamento di massima qualità anche in questo momento difficile, che conduca le famiglie a sceglierci di nuovo e a confermare le iscrizioni». Sul fronte delle scuole materne, il presidente della Fism Luigi Vico si dice per ora tranquillo: «la Regione Piemonte ha annunciato un contributo eccezionale di 150 euro per bambino, lo Stato centrale dovrebbe varare un contributo ulteriore, cosicché la barca delle materne, seppure a fatica, reggerà».

Certo la questione finanziaria sta molto preoccupando i gestori, visti gli esigui aiuti economici che lo Stato riconosce alle paritarie. «Stiamo continuando a pagare tutti gli stipendi dovuti ai professori che fanno teledidattica – osserva il direttore del Collegio San Giuseppe di Torino, fratel Alfredo Centra – e intanto vediamo calare le nostre entrate: ovvio che siamo in apprensione».

In Italia la parità scolastica non è mai stata realizzata sul serio: è ancora nel libro dei sogni, pur essendo esplicitamente prevista dalla Legge Berlinguer del 2000, che istituiva un unico Sistema scolastico nazionale, nel quale scuole statali e scuole paritarie sono pubbliche. Del tutto disatteso appare l’art. 30 della Costituzione, che riconosce la libertà di scelta educativa. Il servizio pubblico che le scuole cattoliche paritarie erogano a 900 mila studenti in tutta la penisola non è mai stato riconosciuto economicamente dallo Stato, che scarica quasi tutti i costi sulle famiglie e sugli istituti religiosi.

Invano da anni si levano voci di protesta. E fortissima si pone ora la voce delle scuole e della Conferenza Episcopale Italiana perché, almeno sotto emergenza Coronavirus, il Governo venga in soccorso delle paritarie. «Allo Stato non si chiedono privilegi né elemosina – ha dichiarato il sottosegretario Cei don Ivan Maffei – ma di riconoscere il servizio pubblico che queste realtà assicurano. Intervenire oggi con un fondo straordinario destinato alle realtà paritarie o con forme di sostegno, quali la detraibilità delle rette, è l’ultima campanella».

Un spiraglio di disponibilità è stato aperto qualche giorno fa dal Ministro della Famiglia Elena Bonetti, secondo cui «il prossimo decreto del Governo dovrà prevedere un fondo dedicato alle scuole paritarie». Bonetti riconosce il servizio svolto dalle scuole cattoliche: «in diverse zone del Paese è impensabile garantire il diritto all’educazione dei bambini più piccoli senza la presenza delle scuole paritarie». Secondo il Ministro Bonetti il decreto Cura Italia ha compiuto già un passo nell’equiparazione delle scuole paritarie a quelle statali «la dove permette alle paritarie di ricorrere alla cassa integrazione per tutelare i lavoratori durante l’epidemia». Sconsolata la replica di fratel Alfredo Centra: «ci arrivano dallo Stato 6,9 euro all’ora per i dipendenti in cassa integrazione, noi ne spendiamo 25 all’ora».

All’Istituto Valsalice la didattica a distanza è iniziata fin dai primi giorni di chiusura per il Coronavirus. «Sappiamo che alcune famiglie sono in difficoltà a pagare le rette – spiega il coordinatore amministrativo Paolo Picco – ma non abbiamo per ora incontrato grossi problemi nella riscossione. Per trasparenza nei confronti delle famiglie abbiamo piuttosto distinto il costo delle rette d’iscrizione e quello versato per attività extracurriculari o per le gite, che stiamo rimborsando a tutti gli studenti».

L’Istituto Sociale ha deciso di applicare il 50% di sconto sulle rette della scuola materna. «Anche nella nostra scuola – spiega il preside del Liceo, Piero Cattaneo – ci sono famiglie che in questo momento stanno facendo fatica a pagare, dunque anche noi guardiamo con un po’ di preoccupazione alla ripresa di settembre. Non sarà una ripresa facile. Ci saranno problemi pratici di risolvere. Per esempio: come riorganizzare gli spazi della scuola se dovremo garantire una distanza minima di sicurezza fra gli studenti?».

Per facilitare il pagamento delle rette anche il Collegio San Giuseppe ha introdotto tariffe scontate. Lo stesso accade nell’Istituto Mazzarello di Borgo San Paolo: «sappiamo che molte famiglie sono in difficoltà economica, abbiamo deciso di applicare sulle rette uno sconto del 20% – riferisce la direttrice suor Maria Grazia Periale – ma nonostante questo i pagamenti sono in ritardo, l’ultima rata è stata pagata solo dal 60% delle famiglie. E’ un grosso problema: come pagare gli stipendi? Stiamo dedicando questi mesi a qualificare al massimo la nostra proposta didattica a distanza, gli insegnanti stanno lavorando tanto e bene: puntiamo tutto su questo, che le famiglie apprezzino il servizio. Che apprezzino lo stile della scuola e la scelgano ancora».

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