Corpus Domini, Pane spezzato

Commento alle Letture della Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo – Domenica 2 giugno 2024 – Vangelo Marco 14, 12-16.22-26

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Nel 1208 la Beata Giuliana, priora di un monastero di Liegi ebbe una visione: durante un’estasi vide il disco lunare risplendente di luce candida, deformato però da una macchia scura. Da Dio intese che quella visione significava la Chiesa del suo tempo, che ancora mancava di una solennità in onore del Santissimo Sacramento e così dall’anno 1246 venne stabilita nel calendario liturgico una solennità dedicata all’Eucaristia.

Ho iniziato dalle origini con questa annotazione storico-agiografica e a partire di qui traggo spunto per alcune riflessioni circa la grande festa di oggi: quella del Corpo e Sangue di Gesù.

Il Vangelo di Marco nella sua essenzialità ci riporta alla prima Eucaristia che coincide con la cena pasquale che Gesù consuma con i suoi discepoli nell’ora del tradimento. In quella cena l’evangelista richiama la benedizione sul pane e sul calice in ricordo della liberazione del popolo dalla schiavitù in Egitto. Il pane e il vino sui quali è pronunciata la benedizione sono il memoriale dei prodigi operati da Dio con mano potente e con braccio teso (Salmo 135). In quella Pasqua così particolare, il memoriale, il ricordo attualizzato delle grandi opere di Dio avviene nel gesto di Gesù dello spezzare il pane che è il gesto Eucaristico per eccellenza. Nell’Esodo la morte dei primogeniti nel paese di Egitto aveva dato inizio all’uscita del popolo e il mare si era aperto davanti agli Israeliti, si era per così dire spezzato. Nella cena Pasquale che celebra Gesù, nella Pasqua di Gesù, nella Pasqua che è Gesù è il pane che si spezza. Il pane spezzato e il vino versato sono il Corpo e Sangue di Gesù donati per la salvezza del mondo. Questo è il mio Corpo, questo è il mio Sangue indica identità certamente ma non indica possesso, proprietà. L’affermazione dell’identità del Pane-Corpo e del Vino –Sangue è racchiusa nei due verbi che sono l’essenza dell’Eucaristia: prendere e versare.

Gesù non appartiene a se stesso e la sua vita (Corpo e Sangue) sono un dono e non un possesso. Ecco la rivoluzione dell’Eucaristia che consiste in questo stile di vita, ma non della vita in genere, dello scorrere del tempo quanto piuttosto la vita vissuta nelle scelte, nelle decisioni, nelle relazioni: la mia vita non mi appartiene del tutto, io non sono solo ciò che posseggo, io sono molto di più sono soprattutto quello che dono, quello che verso, quello che condivido.

L’Eucaristia come vita vissuta in Gesù è sempre più controcorrente, se per corrente intendiamo un mondo dove i verbi della vita non sono più quelli del prendere e del versare ma del trattenere e prosciugare. Da più parti dell’azione pastorale assistiamo a un progressivo allontanamento dalla celebrazione soprattutto quella domenicale. Gli studiosi di dinamiche socio culturali ci avvertono che i numeri calano drasticamente. Questo drastico calo è originato da vari motivi, non ultimo che il linguaggio liturgico  non parla più alla nuove generazioni. Va tutto bene. Non va bene pensare invece che senza Eucaristia non solo non possiamo più dirci cristiani ma non possiamo più mettere nel vocabolario della vita i verbi che ci fanno veramente esseri umani e che sono i verbi dell’Eucaristia di Gesù: prendere e versare. Gesù, nella notte in cui veniva tradito ci consegna la lezione più grande ma anche più difficile da imparare: l’Eucaristia non è una cosa da fare ma una vita da vivere così semplicemente nel dono di sé per non perdersi.

Un ultima annotazione dell’Evangelista riferita alle parole di Gesù non è riferita al presente, neppure al passato ma al futuro: Non berrò più del frutto della vita fino a quando lo berrò nuovo nel regno dei cieli. Lungi dall’essere un tuffo nel passato è bello considerare l’Eucaristia e i verbi che la compongono come il nostro futuro dove è racchiusa tutta la speranza degli uomini e delle donne del nostro tempo. A tutti coloro a cui è data la gioia di essere cristiani auguro il gusto sempre più forte dell’Eucaristia.

«Nell’Eucaristia si realizza il testamento del Signore: Lui si dona a noi e noi ci doniamo agli altri per amore suo» (Benedetto XVI).

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