Cottolengo Hospice, parte il primo corso per volontari

Aperte le iscrizioni – Il Cottolengo Hospice di Chieri (TO), inaugurato lo scorso 2 settembre, organizza il primo corso di formazione per i volontari che intendono prestare servizio nella casa: si terrà dal 23 febbraio al 25 maggio

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«L’hospice è il segno di una comunità che vede il bisogno di salvezza. So che sta nascendo una rete di volontari che sarà a servizio di questa casa: è il segno di una società più buona e più giusta che vede il bisogno di salvezza, che potrebbe invece essere occultato, e comincia a prendersi cura dei propri fratelli». Queste le parole dell’Arcivescovo mons. Roberto Repole, il 2 settembre scorso all’inaugurazione del Cottolengo Hospice di Chieri.

Ora l’auspicio di avere una rete di volontari a fianco della professionalità dei sanitari sta prendendo corpo: il 23 febbraio inizierà il primo corso di formazione, che si terrà dalle 16 alle 19 alla Piccola Casa della Divina Provvidenza, in via Balbo 16 (partecipazione gratuita; per informazioni o iscrizioni scrivere a menatoguido@gmail.com).

«Accogliere i parenti, assistere gli ospiti: per un servizio di questo tipo non ci si improvvisa», introduce Guido Menato, coordinatore dei volontari, «Innanzi tutto occorre una forte motivazione, per rapportarsi con le persone che sono al termine del loro percorso umano e con i loro famigliari. Ma poi occorre un percorso per imparare quali siano i principi delle cure palliative, in che modo ci si rapporta con ospiti e col personale dell’hospice, quali siano gli ambiti entro cui operare e quali i limiti».

Il corso si articolerà in sette incontri (23 febbraio; 9 e 23 marzo; 6 e 20 aprile; 11 e 25 maggio) per un massimo di 25 partecipanti: le lezioni saranno tenute da Ferdinando Garetto (responsabile medico della struttura), Monica Seminara, Eloisa Cotza, Incoronata Spadaccini (coordinatrice infermieristica), Carlo Peruselli. Alle lezioni teoriche si affiancherà la pratica: inizierà già a marzo, in modo che i volontari possano sperimentare e poi confrontarsi con i compagni e con i docenti.

Il corso sarà introdotto da don Carmine Arice, Padre generale della Piccola Casa, e dal direttore generale dell’ospedale Cottolengo Gian Paolo Zanetta: tratteranno del carisma del Cottolengo e del compito dell’hospice. Poi, nell’arco dei vari incontri, si parlerà delle cure palliative (come sono nate, qual è la legislazione in Italia), «chi fa che cosa» all’interno di un’hospice, l’alleanza terapeutica, proteggere e proteggersi. «In un hospice si sta accanto a persone che stanno morendo», Menato non usa mezzi termini, «È una situazione difficile da gestire, che chiede grande equilibrio: bisogna essere presenti ma, al tempo stesso, evitare di lasciarsi coinvolgere in modo eccessivo, che sarebbe controproducente. Non è un caso che le prime persone che si stanno offrendo come volontarie provengano da ambiti dove c’è già una certa abitudine a confrontarsi col dolore: per esempio dal volontariato cottolenghino, dall’Avo, dall’Oftal. Abbiamo avuto disponibilità anche da parte di persone che hanno avuto un parente ricoverato all’hospice».

Qual è il profilo dei candidati, e che cosa chiedete loro? «Al momento sono in prevalenza persone tra i 60 e i 70 anni, in linea di massima questo non è un servizio adatto per i giovanissimi. Credo che chiederemo non più di due turni di mezza giornata alla settimana, nella fascia 8-12, 14-18 e nella pausa pranzo, anche nei giorni festivi».

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