Cottolengo in festa per l’ordinazione di un nuovo prete

Sabato 19 giugno – Tutta la Piccola Casa della Divina Provvidenza era in festa per l’ordinazione presbiterale di don Alessandro Koch. La celebrazione eucaristica è stata presieduta nella Chiesa Grande del Cottolengo di Torino dall’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia e concelebrata dal superiore generale della società dei sacerdoti del Cottolengo, don Carmine Arice, insieme a diversi presbiteri cottolenghini e diocesani

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Tutta la Piccola Casa della Divina Provvidenza sabato 19 giugno era in festa per l’ordinazione presbiterale di don Alessandro Koch, ora sacerdote cottolenghino.

La celebrazione eucaristica è stata presieduta nella Chiesa Grande del Cottolengo di Torino dall’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia e concelebrata dal superiore generale della società dei sacerdoti del Cottolengo, don Carmine Arice, insieme a diversi presbiteri cottolenghini e diocesani.

Numerosi i familiari, gli amici, i sacerdoti, le suore, i fratelli e gli ospiti che hanno accompagnato, con la propria presenza e con la preghiera, l’ordinazione di don Alessandro, 47 anni, torinese, entrato nel Seminario cottolenghino di Torino a 39 anni.

Il primo contatto con il Cottolengo, come ha ricordato il novello sacerdote nei ringraziamenti, risale già agli anni delle scuole medie, quando con la sua classe si recò in visita alla Piccola Casa, rimanendo profondamente colpito dall’accoglienza verso le persone più fragili, spesso scartate dalla società. «Ringrazio la mia insegnante di religione», ha detto don Alessandro, «già andata in cielo, per l’opportunità di quella visita che mi aprì gli occhi e fu indubbiamente il piccolo seme gettato nel terreno».

«La solidità del ministero sacerdotale», ha detto l’Arcivescovo nell’omelia, «non nasce dal riempire la giornata con un attivismo esasperato, ma dall’imporsi tempi e luoghi di sosta spirituale per maturare dentro un rapporto gioioso e forte con il Signore, che solo può ridare continuamente senso e vigore alla vita di un prete».

Mons. Nosiglia ha poi inviato don Alessandro a curare «la comunione fraterna con gli altri presbiteri della comunità cottolenghina, perchè insieme è possibile vivere esperienze arricchenti di spiritualità e fraternità, che riempiono il cuore di gioia e di serenità. Aiutarsi nelle attività pastorali è importante, ma lo è ancora di più vivere la fraternità e coltivare l’amicizia vicendevole e le relazioni umane e feconde di comunione spirituale che il carisma cottolenghino offre. Infine, non venga mai meno il desiderio di amare Cristo nei poveri e sofferenti a cui il vostro padre fondatore vi invita e vi dà l’esempio. I poveri e i malati sono stati per Lui i prediletti del suo sacerdozio».

«Tu ricevi oggi», ha concluso l’Arcivescovo, «il ministero della misericordia e non del giudizio, del perdono e non della condanna, della verità detta e professata con amore. Ogni persona che ti incontra possa sentirsi amata per quello che è, accolta e capita nel suo dramma e nelle sue esigenze più profonde, accompagnata con gradualità e pazienza sulla via della fede. San Giuseppe Benedetto Cottolengo, a cui i sacerdoti cottolenghini sono chiamati ad ispirare il proprio ministero, sia di esempio e di sprone sulla via del dono di sé per i poveri, gli ammalati e gli esclusi esercitando così il sacerdozio sull’esempio di Cristo mite e umile di cuore, servo degli ultimi e loro amico e salvatore».

«Dio è fedele alle sue promesse e in tutta sincerità», ha detto il novello prete cottolenghino nel ringraziare tutti coloro che hanno accompagnato passo passo il suo cammino, «ciò che il Signore vuole lo compie ed io ne sono testimone con la mia vita, lo posso dire in maniera candida. Grazie, Signore, per aver sconvolto i miei piani di vita con il Tuo piano».

Foto gallery a cura di Andrea Pellegrini

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