Covid-19, preti in prima linea

Libro – Oltre 200 preti morti di Covid-19 nei primi nove mesi (1° marzo-30 novembre 2020) della pandemia.  Ne parla il libro «Covid 19 preti in prima linea», pubblicato dalla San Paolo, di Riccardo Benotti, giornalista dell’agenzia «Sir»

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Oltre 200 preti morti di Covid-19 nei primi nove mesi (1° marzo-30 novembre 2020) della pandemia. Il Nord è il più colpito con il 60 per cento di decessi in più rispetto al 2019. Muoiono soprattutto i preti più anziani, 82 anni in media. Ma non sono solo i più fragili o ricoverati nelle case di riposo: oltre 40 hanno al massimo 75 anni, l’età limite prevista dal Diritto Canonico per svolgere il ministero di parroco: 4 hanno meno di 50 anni. Anche tra quanti hanno più di 75 anni, numerosi proseguono come parroci o collaboratori parrocchiali. Ne parla il libro «Covid 19 preti in prima linea», appena uscito dalla San Paolo, di Riccardo Benotti, giornalista dell’agenzia «Sir».

Il 27 marzo 2020 è stato il giorno più lungo. Da tre settimane 60 milioni di italiani sono chiusi in casa 60 milioni di italiani: ci sono 969 morti in ventiquattr’ore per il coronavirus: è il picco. Benotti ricorda: «La sera di quello stesso giorno Papa Francesco compie un gesto  significativo: solo in una piazza San Pietro deserta e sferzata dalla pioggia, presiede un momento di preghiera chiamando a raccolta il mondo». Prega: «È tempo di reimpostare la rotta della vita verso di te, Signore, e verso gli altri. E possiamo guardare a tanti compagni di viaggio esemplari che, nella paura, hanno reagito donando la propria vita. È la forza operante dello Spirito riversata e plasmata in coraggiose e generose dedizioni. È la vita dello Spirito capace di riscattare, valorizzare e mostrare come le nostre vite sono tessute e sostenute da persone comuni che non compaiono nei titoli dei giornali e delle riviste né nelle grandi passerelle ma, senza dubbio, stanno scrivendo gli avvenimenti decisivi della nostra storia: medici, infermiere e infermieri, addetti dei supermercati e alle pulizie, badanti, trasportatori, forze dell’ordine, volontari, sacerdoti, religiose e tanti altri che hanno compreso che nessuno si salva da solo».

Sono coinvolte quasi un terzo delle diocesi – La concentrazione più alta nell’Italia settentrionale (80 per cento), con un picco in Lombardia (38), Emilia-Romagna (13), Trentino-Alto Adige (12) e Piemonte (10). Seguono il Centro (11 per cento) e il Sud (9). Benotti racconta di «preti attivi che vivono la missione tra la gente, partecipando alle vicende del popolo loro affidato». Il primo decesso il 1° marzo a Pesaro; gli ultimi a Bolzano, L’Aquila e Trento il 30 novembre. La vittima più anziana di Cremona ha 105 anni, la più giovane di 45 a Salerno. La prima parte del libro racconta quattro storie di quanti hanno perso la vita. Poi quattro testimonianze di preti che hanno servito il popolo senza tirarsi indietro. La seconda parte riporta i profili biografici e un’istantanea di ciascuno dei 206 sacerdoti diocesani morti nei primi nove mesi, omaggio a coloro che il Papa definisce «santi della porta accanto».

«Tanti pastori nel mondo danno la vita per i fedeli, anche nella pandemia». A Venezia il primo sacerdote deceduto per coronavirus è un salesiano di 77 anni. Le diocesi che hanno pagato il tributo più pesante sono Bergamo e Milano. Tra le vittime anche i religiosi in servizio pastorale nelle parrocchie come un giuseppino del Murialdo, vicentino di 75 anni. Due morti in due giorni in diocesi di Novara. La Chiesa marchigiana ha perso vari sacerdoti, di 96, 90, 83, 81, 76, 69 e 61 anni; a Bolzano-Bressanone l’ex direttore dell’Ufficio pastorale impegnato nella comunicazione; a Cerignola un prete di 86 anni; ne ha 46 quello stroncato dal virus a Tortona; ha 79 anni il parroco di Longiano (Forlì-Cesena); a Senigallia un parroco di 91 anni. Il vicario generale di Como, 67 anni, poi preti di 82 e 76 anni. La diocesi di Parma ha perso 7 preti in poco tempo. La diocesi di Fidenza piange la scomparsa dell’ex parroco di Busseto. Il primo morto della Calabria è un prete legato al Cammino neocatecumenale, missionario all’estero. Un lutto anche a Torino: è morto un religioso dei Servi di Maria, parroco di San Pellegrino Laziosi e di San Carlo. Sono deceduti il parroco di Bosconero (provincia di Torino, diocesi di Ivrea), un prete di 90 anni della diocesi di Mondovì, uno di 89 di Casale Monferrato, uno di 81 di Vercelli, uno di 82 a Tortona; tre in diocesi di Bolzano-Bressanone; quattro in diocesi di La Spezia.

Muoiono anche i preti giornalisti. È il caso dell’ex del settimanale diocesano di Cremona «La Vita Cattolica» e di don Vincenzo Rini, protagonista dei media cattolici, 75 anni, ex direttore de «Vita Cattolica» ed ex presidente dell’agenzia «Sir» e della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc). Tre lutti nella diocesi di Reggio Emilia-Guastalla; 4 a Brescia; 6 a Piacenza-Bobbio; 4 in quella di Lodi; a Mantova l’ex rettore del Seminario. A Nuoro in Sardegna un prete di 72 anni: sposato, diacono permanente, rimasto vedovo, diventa sacerdote nel 2004.

Dai profili dei preti deceduti emergono alcuni tratti comuni, che il libro di Benotti mette in luce: la popolarità, cioè sono perché sono rimasti in mezzo alla gente anziché mettersi in salvo; la capillarità della presenza nelle città e nei piccoli e minuscoli centri; l’umiltà di uno stile di servizio; la preziosità delle presenze che la gente sente come indispensabili. Papa Bergoglio parla di «tanti pastori che nel mondo danno la vita per i fedeli, anche in questa pandemia, tanti». Vanno aggiunti religiosi, suore, diaconi permanenti. I preti italiani stanno in mezzo alla gente, da sempre, per missione e per la natura popolare del clero. Una delle figure più note è don Fausto Resmini, prete bergamasco 67enne, già presidente del Patronato San Vincenzo e cappellano delle carceri.

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