Cresce l’opposizione al disegno di legge “Allontanamento Zero”

Dibattito – «Questa legge non migliora la protezione dei bambini e delle famiglie. L’allontanamento zero significa zero protezione. E non è questo che le leggi nazionali e internazionali prevedono». Molto deciso è il «Comitato zero allontanamento» nella contrarietà al disegno di legge regionale «su un problema che non esiste»

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foto Massimo Masone

«Questa legge non migliora la protezione dei bambini e delle famiglie. L’allontanamento zero significa zero protezione. E non è questo che le leggi nazionali e internazionali prevedono». Molto deciso è il «Comitato zero allontanamento» nella contrarietà al disegno di legge regionale «su un problema che non esiste. Rappresenta «un attacco ingiustificato alle pratiche di tutela dei minori del Piemonte che da sempre si distingue per la sensibilità all’accoglienza e per le buone pratiche, anche con strategie innovative ed efficaci, di affiancamento dei minori».

Lo ricordano Frida Tonizzo, presidente dell’Associazione Famiglie adottive e affidatarie, memoria storica che da sempre difende la buona causa, e Giuseppe Tedesco, presidente dell’Associazione famiglie comunità. Ai numerosi affidatari, affidati maggiorenni, ex-affidati e famiglie d’origine, si uniscono operatori dei servizi sociali, ordini professionali, docenti universitari e istituzioni, magistrati, organizzazioni sindacali, associazioni femminili e femministe, associazioni di famiglie affidatarie e migliaia di cartoline dei cittadini alla Regione contro il disegno di legge “Allontanamento zero” della Giunta Cirio». Spiega Paola Ricchiardi, docente di Pedagogia sperimentale all’Università: «Il disegno di legge sollevò numerose obiezioni per l’impostazione basata su presupposti ideologici – primato della famiglia di sangue, sfiducia nell’operato dei servizi – e su dati non confermati: gli allontanamenti sarebbero troppi; i bisogni dei bambini e delle famiglie non sarebbero rispettati; i motivi economici provocherebbero l’allontanamento dalle famiglie».

Torino, negli anni Settanta, approva una legge sull’affido familiare. E i cattolici torinesi sono in prima linea. Lo si desume anche da un fascicolo della Commissione  diocesana per la pastorale dell’assistenza e dell’Ufficio diocesano, allora diretti da don Giorgio Pagliarello su «Nuove iniziative assistenziali per bambini e adolescenti: affidamento familiare; comunità alloggio; centro-base». Afferma: «La Commissione si è interrogata e ha verificato con la Parola di Dio e con le scelte pastorali contenute nella “Camminare insieme” (1971), i gravi problemi assistenziali riguardanti i minori e ha ascoltato esperti, iniziatori di forme nuove di intervento e i minori. Ha concluso che è necessaria una conversione ideale e operativa».

«A seguito degli eventi di Bibbiano, ancora non chiari, la tutela dei minori è diventata obiettivo di una bieca propaganda politica, che ha buon gioco, perché  coinvolge emotivamente le persone, a fronte di una poca diffusa conoscenza della realtà» spiega Ricchiardi: «Centinaia di minori vivono in famiglie in cui coesistono problematiche e fattori di rischio elevatissimo per il benessere fisico e psicologico». Di qui è nato il «Comitato zero allontanamento». Più di tutto parlano i fatti e i numeri: nel 2020 i servizi sociali del Piemonte seguivano 55.618 minori – su 632.541 – con 1.435 allontanati contro un 97,39 per cento seguiti dai servizi. Dei 170 affidi nel 2020, 63 sono rientrati nella loro famiglia. Ricchiardi: «Il fatto che 2/3 non sia rientrato attesta la gravità delle situazioni familiari che hanno determinato l’affidamento». Elemento di mera propaganda è l’idea di famiglia in cui prevalgono i legami di sangue sul benessere delle persone e il diritto degli adulti su quello dei minori. Maltrattamenti e violenze si cancellano con i soldi?

I docenti, sul piede di guerra, scrivono un documento critico che accusa il disegno di legge regionale di essere «pieno di dispositivi inattuabili». «Per aiutare davvero le famiglie e i minori – sostiene il Comitato – sono necessari investimenti nel settore socio-sanitario e non un trasferimento di fondi da una parte all’altra del bilancio». L’esperienza insegna che «i motivi di allontanamento sono gravi ed è spesso urgente proteggere i minori mentre si lavora con la famiglia. Non sempre i tempi di recupero di un adulto sono compatibili con la crescita del minore. Al «Comitato zero allontanamento zero» aderiscono oltre 200 singoli e associazioni e migliaia di persone sono coinvolte: infatti sono arrivate così tante cartoline che la posta elettronica dei due referenti è risultata sovraccarica.

Il disegno di legge propone che l’allontanamento sia l’extrema ratio. Ma già le disposizioni attuali sono in questa linea. Nel Comune di Torino su 170.711 minori, ben 8.000 beneficiano di un intervento a casa per consentire loro di stare in famiglia contro i 1.335 fuori famiglia, di cui 163 affidati a parenti, 219 minori stranieri non accompagnati, 55 in comunità socio-riabilitative, 21 minori non riconosciuti. «Spesso l’allontanamento – constata Ricchiardi – avviene troppo tardi, che cosa accade se si ritarda ancora? Perché si presenta come nuova una prassi già prevista dalle leggi? I tempi di recupero del genitore non coincidono con la soddisfazione delle esigenze del minore: lasciare per anni un bambino in una famiglia gravemente trascurante significa mettere davanti il “diritto del genitore” ad avere un figlio sul “diritto del bambino” a essere adeguatamente supportato. Tra i genitori in difficoltà ci sono innumerevoli differenze: alcuni necessitano di anni poter superare le difficoltà, per esempio le dipendenze; altri sono “impermeabili” agli interventi. Cosa accade ai bambini mentre si attende l’eventuale recupero dei genitori?».

La «trascuranza» ha gli stessi effetti sul bambino dei maltrattamenti e della violenza. Il ddl sembra suggerire che la maggior parte degli affidi sia motivata dalle ristrettezze economiche della famiglia. Ma secondo gli esperti, «le cose non stanno così». La legge nazionale 184/1983) vieta di allontanare dei bambini solo perché una famiglia è troppo povera per mantenerli. Precisa: «Le condizioni di indigenza dei genitori non possono essere di ostacolo all’esercizio del diritto del minore alla propria famiglia». Secondo i dati nazionali solo il 2,1% dei bambini in affidamento sono stati allontanati per difficoltà economiche, abitative o lavorative dei genitori. E «non è neppur vero – ribadisce la docente – che la grave negligenza e trascuratezza verso i figli riguardino solo o prevalentemente genitori poveri. Il sostegno economico dovrebbe esserci a prescindere dall’adeguatezza o meno dei genitori».

La prevenzione è importante e va valorizzata, ma non sempre è sufficiente a proteggere i bambini da condizioni gravemente rischiose di violenza e abuso ma anche quelli di negligenza grave. Il disegno di legge dispone che venga «privilegiato l’affidamento familiare fino al quarto grado di parentela», ma questa è una prassi consolidata dei servizi sociali, «ma il solo fatto di essere parenti non garantisce buone capacità genitoriali. Il ricorso sistematico ai parenti fino al quarto grado richiede tempi molto lunghi». Inoltre il disegno di legge propone un massiccio intervento economico sulle famiglie di origine: «Questo – osservano gli esperti – richiederebbe personale stabile a livello socio-assistenziale e sanitario, in numero adeguato e con una formazione continua». In conclusione, la proposta di legge ha prioritariamente un intento propagandistico: non si tratta di un investimento sulla prevenzione».

La Regione Piemonte in passato si è distinta per l’attenzione a minori e famiglie e per le buone pratiche «che vanno riconosciute, valorizzate, sostenute, incoraggiate e diffuse e non osteggiate». Il documento è sottoscritto da docenti di tutte le materie interessate, dal Diritto alla Psicologia, dalla Pedagogia speciale alla Sociologia. I docenti sono dell’Università di Torino ma anche di Padova, Trento, Bari, Milano Bicocca, Bologna, Genova, Napoli «Parthenope», Firenze, Macerata, Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Palermo, Genova, Piemonte Orientale, Istituto Universitario salesiano Torino-Rebaudengo, Aquila, Roma-La Sapienza, Verona, «Foro italico» di Roma, Bolzano, Salerno, Calabria, Ferrara.

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