Culle vuote, Piemonte maglia nera

Forum famiglie – Solo 1,2 figli per ogni donna nella regione subalpina. Così l’Italia invecchia e perde popolazione, le Associazioni chiedono molto più impegno pubblico nel sostegno economico ai genitori

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Report Istat: «La dinamica demografica italiana del 2022 continua ad essere negativa: al 31 dicembre 2022 la popolazione residente è inferiore di circa 179.000 unità rispetto all’inizio dell’anno, nonostante il positivo contributo del saldo migratorio con l’estero mentre è del 1.9% la diminuzione delle nascite rispetto al 2021».

I dati precisi quanto impietosi sono disponibili al link: www.istat.it/it/popolazione-e-famiglie, e noi del Forum li abbiamo ripresi e commentati durante lo svolgimento delle 23 iniziative che hanno riempito di contenuti la Settimana della famiglia.

È stato il neo-eletto Presidente nazionale del Forum, Adriano Bordignon, a lanciare ancora una volta il grido di allarme e di dolore sabato 25 marzo durante la sua prima visita  a Torino: «Dobbiamo darci un obiettivo concreto, se vogliamo rilanciare la natalità e quindi confidare ancora in un futuro per questo Paese. L’obiettivo è quota 500 mila nuovi nati entro il 2033, siamo al record negativo di 392.598 nascite nel 2022. Per questo obiettivo non basta più l’Assegno Unico Universale (AUU) così com’è concepito attualmente. I genitori italiani stanno percependo mediamente 54,10 euro al mese contro i 200 euro dei genitori tedeschi. I 16 miliardi del 2022 sono pochi. Serve una fiscalità che tenga in maggior conto il numero dei figli. E serve un Pnrr per la famiglia.

Il tema della natalità non deve dividere ma unire il Paese. Invece anche ultimamente in Parlamento, come nelle Regioni e nei Comuni ogni qualvolta viene avanzata una proposta c’è subito una controparte pronta a far scattare i distinguo, a sottolineare che un figlio è un fatto privato e non un bene per l’intera comunità».

Nella settimana della famiglia si è entrati anche nel merito del mondo del lavoro, nei due incontri dove il Forum ha intavolato approfondimenti su come le aziende più sensibili e innovative stanno implementando sistemi di welfare aziendale per favorire mamme e papà nella loro missione genitoriale. Congedi parentali più cospicui, asili nido in Azienda, progetti di sostegno alle mamme come il fattorino aziendale, o l’orario adeguato alle esigenze del neonato, part-time e smartworking personalizzati devono essere parte del sistema e non eccezionalità. Il mondo del lavoro deve mostrare più flessibilità verso i dipendenti con figli anche perché è ormai un dato confermato che là dove un’azienda investe in organizzazione pro-famiglia la produttività non cala ma aumenta.

Ma è evidente che la diminuzione demografica non è solo un problema del lavoro ma è legato anche al progressivo invecchiamento della popolazione femminile in età riproduttiva.

Torniamo ai dati Istat. La regione con fecondità più alta è da anni il Trentino Alto Adige con un valore pari a 1,51 figli per donna, seguono Sicilia e Campania ma con valori decisamente più bassi, rispettivamente 1,35 e 1,33.

Come si pone il Piemonte? Siamo leggermente al di sotto della media italiana, che è di 1,24, attestandoci a 1,22. Lo vediamo nella tabella pubblicata che riporta i dati per gli anni 2022 e 2021 confrontati con quelli del 2008 (anno di ‘picco’ più recente).

I dati del rapporto Istat sono importanti per misurare, paragonare ed anche indicare alcune misure necessarie di cui abbiamo parlato diffusamente negli ultimi anni.

Ma un intervento di una giovane mamma di tre figli, in uno degli eventi della settimana, ha anche introdotto un altro importante e strategico tema sull’argomento: la paura che attanaglia i giovani sul proprio futuro e su quello più ampio della società in cui i figli verranno a vivere.

Paura di non farcela a crescere, educare e far diventare persone cittadine del mondo in questo contesto sempre più pervaso da individualismo e nichilismo che spesso generano conflitti e pessimismo.

Ci sono giovani con desideri e progetti familiari che in Italia sono con evidenza molto più difficili da realizzare che in altri paesi a causa di un contesto economicamente ma anche culturalmente ostile. Vogliamo provare a cambiare qualcosa?

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