La Chiesa è in campo per la difesa dell’uomo e per la pace dell’umanità. «Fermatevi! Convertitevi!» grida Papa Leone dalla Plaza del Cristo de La Laguna di Tenerife, capoluogo delle Canarie, al termine del viaggio in Spagna (6-12 giugno 2026). Grido che richiama il forte appello di Giovanni Paolo II per la conversione dei mafiosi di Cosa Nostra alla Messa nella Valle dei Templi di Agrigento il 9 maggio 1993; il suo terzo successore scuote i trafficanti di esseri umani che ingannano, schiavizzano e sottopongono a ogni violenza i migranti.
«Ribadiamo la volontà della Chiesa di essere accanto ai popoli, di porre il suo impegno al servizio dei più vulnerabili e la sua capacità di dialogo al servizio della pace, della giustizia e del bene comune mondiale» scrivono i presidenti delle Conferenze episcopali ai capi del G7 riunito in Francia.
PAPA LEONE: VERRÀ LA GIUSTIZIA DI DIO
Il Papa ascolta le drammatiche esperienze di alcuni migranti e collega i suoi appelli alle Scritture: «Fermatevi! Convertitevi!» riecheggia il «Convertitevi e credete al Vangelo» di Gesù (Marco1, 14); «Le lacrime e il sangue di questi fratelli gridano a Dio e le loro sofferenze giungono fino a Lui» dopo che Caino ha ucciso Abele (Genesi) perché Dio ascolta il dolore del suo popolo (Esodo). Il denaro, strappato dai trafficanti di esseri umani ai fratelli poveri, non darà pace, né onore, né futuro (II Corinti). «Per ogni vita perduta, ogni famiglia ingannata, ogni corpo sottomesso, ogni donna minacciata, ogni lavoratore sfruttato, dovrete comparire davanti alla giustizia divina» ma la misericordia di Dio è offerta anche al peccatore più incallito «attraverso la porta stretta della verità, della giustizia e della conversione» (Ezechiele).
A Las Palmas de Gran Canaria, richiama la dignità dei migranti, «non sono numeri né fascicoli ma persone con una famiglia e una casa che avete lasciato alle spalle, con sogni che nessuno ha il diritto di disprezzare. La vostra vita deve essere protetta». Chiede un esame di coscienza «per le nazioni di origine, che devono creare condizioni di pace, giustizia e sviluppo; per le nazioni di transito, chiamate a proteggere e a non lasciare i deboli nelle mani di reti criminali; per l’Europa, che non può proclamare la dignità umana e abituarsi al Mediterraneo e all’Atlantico come cimiteri senza lapidi; per la comunità internazionale, chiamata a una cooperazione efficace e perseverante»; e la Chiesa «deve lasciarsi interpellare perché l’accoglienza del migrante non può essere qualcosa di secondario, né venire delegata ad alcuni volontari».
Sollecitando «vie legali e sicure, soccorso e assistenza, cooperazione reale contro i trafficanti, protezione effettiva delle vittime, processi seri di accoglienza e integrazione e politiche che permettano di vivere con dignità nella propria terra», chiede: «Quale mondo abbiamo costruito, se tanti fratelli rischiano la morte per cercare la vita?». Citando la costituzione apostolica «Exsul Familia» di Pio XII (1° agosto 1952) il Papa americano invita i cristiani a non dimenticare che Dio fatto uomo è stato migrante e rifugiato e a riconoscere il suo volto nei volti delle sorelle e dei fratelli che bussano alle porte dei nostri Paesi.
I VESCOVI: COSTRUIRE PACE, GIUSTIZIA E DIGNITÀ
«Ricordiamo che i migranti e i rifugiati, costretti a fuggire dalla guerra, dalle persecuzioni o dalle catastrofi ambientali, devono sempre essere accolti con dignità e umanità» chiedono i «pastori delle nostre Chiese e discepoli di Gesù Cristo» presidenti delle conferenze episcopali dei Paesi del G7: cardinali Jean-Marc Aveline, arcivescovo di Marsiglia (Francia); Tarcisio Isao Kikuchi (Tokyo, Giappone); Matteo Maria Zuppi (Bologna, Italia); arcivescovi e vescovi Paul Coakley (Oklahoma City, Stati Uniti);
Richard Moth (Westminster, Inghilterra e Galles); Pierre Goudreault (Sainte-Anne-de-la-Pocatière, Canada); John Keenan (Paisley, Scozia);
Heiner Wilmer (Hildesheim, Germania) con il pieno sostegno di Mariano Crociata (Latina, Italia), presidente della Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione Europea (Comece).
I pastori chiedono al G7 di «indicare la via della riconciliazione tra i popoli attraverso il dialogo, i negoziati e il mutuo rispetto» nei conflitti che colpiscono Ucraina, Terra Santa, Sudan, Sud Sudan, l’est della Repubblica Democratica del Congo, Sahel e tante altre regioni: «È urgente rinnovare l’impegno per la pace, il rispetto del diritto internazionale umanitario, la tutela delle popolazioni civili, la libertà religiosa e il rispetto della dignità dei prigionieri di guerra e degli sfollati». Aggiungono: «La Chiesa cattolica, grazie alla sua presenza, al suo impegno umanitario e alla sua capacità di costruire ponti tra i popoli, rimane un interlocutore credibile al servizio della pace e del dialogo.
LA PERSONA AL CENTRO DELLO SVILUPPO
Destano viva preoccupazione i tagli agli aiuti pubblici allo sviluppo in diversi Paesi, Stati Uniti in testa: «Chiediamo agli Stati del G7 di rinnovare l’impegno per la solidarietà internazionale e il partenariato equo con i Paesi del Sud. Le politiche di sviluppo devono avere come scopo prioritario la riduzione della povertà, la sicurezza alimentare, l’accesso all’istruzione e all’assistenza sanitaria, la tutela delle persone più vulnerabili».
Di conseguenza, il programma per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite «deve rimanere un punto di riferimento comune. I Paesi industrializzati mantengano il finanziamento allo sviluppo secondo gli impegni. Il commercio internazionale e i partenariati economici devono fondarsi su equità, rispetto dei diritti delle popolazioni, lavoro dignitoso e tutela dell’ambiente. Non si può costruire lo sviluppo sullo sfruttamento umano o sull’erosione irreversibile della casa comune». I vescovi chiedono ai politici una lotta senza quartiere contro: criminalità organizzata, tratta di esseri umani, traffici illeciti, corruzione e flussi finanziari illegali.
Pier Giuseppe Accornero

