Dal Santuario della Consolata i grandi Santi sociali

Storia – Il santuario della Beata Vergine «Madonna della consolazione o Consolata» ha oltre un millennio di vita e di storia. Benedettini fuggiti nel 929 dall’abbazia di Novalesa in Valle di Susa, inseguiti dai Saraceni, si insediano presso la chiesa Sant’Andrea a Torino: il marchese Adalberto dispone la costruzione di un monastero e lo dota di terreni e di una torre

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Il santuario della Beata Vergine «Madonna della consolazione o Consolata» ha oltre un millennio di vita e di storia, raccontato nei due testi antichi «Chronicon Novalicense» (XI secolo) e «Cronaca di Fruttuaria» (XIII secolo). I Benedettini fuggiti nel 929 dall’abbazia di Novalesa in Valle di Susa, inseguiti dai Saraceni, si insediano presso la chiesa Sant’Andrea a Torino: il marchese Adalberto dispone la costruzione di un monastero e lo dota di terreni e di una torre. Nel 1080 i Longobardi invasori distruggono la chiesa.

Nel 1104 l’evento centrale: ai tempi del vescovo Mainardo, in seguito a un sogno, l’antica immagine è ritrovata a Sant’Andrea da Jean Ravais (o Ravache, Ravacchi, Ravacchio) giovane cieco da Briançon: grazie alla riscoperta, torna a vedere. E nel 1293 Onorio III emana un «breve» a favore del santuario e sorge l’Arciconfraternita di Sant’Andrea. I Savoia sono munifici verso il santuario: Amedeo V dona un calice d’argento; nel 1420 la città promuove una processione per ottenere la liberazione dalla peste; la chiesa di Sant’Andrea diviene priorato e sorge la primaria Compagnia della Consolata. Nel 1578 Emanuele Filiberto fa trasportare la Sindone da Chambéry a Torino, nuova capitale del ducato, e fa coniare una medaglia per la nascita inattesa del figlio Carlo Emanuele: «Voto populorum nostrorum». Nel 1589 i Cistercensi subentrano ai Benedettini e nel 1678 iniziano i lavori di ingrandimento del santuario su progetto dell’architetto-abate Guarino Guarini: i lavori terminano nel 1704.

La Consolata è al centro della devozione dei torinesi nel 1706 durante il terribile assedio dei francesi. Il beato Sebastiano Valfrè e la beata Maria degli Angeli (Maria Anna Fontanella) sostengono – con le devozioni alla Consolata e alla Sidone – la resistenza della città. Il 21 maggio 1714 il Consiglio comunale all’unanimità vota per l’incoronazione e la proclamazione della Consolata ad «Avvocata e protettrice di Torino». Con la bufera rivoluzionaria-napoleonica, il convento è trasformato in caserma. Nel 1835 la città fa voto durante il «Cholera morbus» di innalzare la colonna nella piazza della Consolata e l’arcivescovo Luigi Fransoni incarica gli Oblati di Maria Vergine di reggere il santuario: lo faranno fino alla soppressione decretata dalle leggi anticlericali del Risorgimento.

Sul santuario si concentrano nell’Ottocento i grandi «santi della socialità» Giuseppe Benedetto Cottolengo, Giuseppe Cafasso, Giovanni Bosco e Giuseppe Allamano che fonda i Missionarie e le Missionarie della Consolata e che nel gennaio 1899 avvia la rivista «La Consolata» per diffondere la devozione mariana. allamano e il suo vice canonico Giacomo Camisassa intraprendono i grandiosi restauri e ampliamenti, affidati all’architetto-artista Carlo Ceppi. Il tempio è nuovamente dedicato al culto l’11 giugno 1904. Il legato pontificio cardinale Vincenzo Vannutelli procede alla nuova incoronazione del quadro di Gesù bambino e di Maria. Alla processione del 20 giugno partecipano 6 cardinali: l’arcivescovo di Torino Agostino Richelmy, l’inviato papale Vannutelli, Giulio Boschi (Ferrara), Giuseppe Callegari (Padova), Alfonso Capecelatro (Capua), Andrea Carlo Ferrari (Milano), Domenico Svampa (Bologna); arcivescovi e vescovi; sacerdoti e suore; una folla immensa. Le celebrazioni sono grandiose: la rivista vi dedica 100 pagine.

Durante la Grande Guerra (1914-18) la mobilitazione generale svuota il Convitto Ecclesiastcio, santuario, le parrocchie: preti, missionari e chierici sono chiamati alle armi o vanno cappellani militari; 2 mila salesiani indossano la divisa militare. Allamano, tra i più validi coadiutori dell’arcivescovo Richelmy, apre il tempio alle suppliche per la pace e alle celebrazioni di solidarietà; ospita al Convitto i preti-soldati di stanza a Torino, i preti-profughi dal Triveneto; assiste sacerdoti e seminaristi militarizzati. Trasforma il santuario in un faro spirituale. Il rettore Allamano scrive: «La festa della Consolata del 20 giugno apre un’oasi celeste tra la desolazione della guerra e le paurose incertezze sull’avvenire; segni il punto luminoso che avvii il mondo verso la giusta pace; disperda i tristi presagi; confonda i maligni conati di quanti attentano alla pace perché nemici di Dio».

Negli anni 1948-52 la statua della Consolata viene portata in tutta la diocesi nella «Peregrinatio Mariae» come segno di pacificazione dopo la Seconda guerra mondiale. Nel 1954, Anno Mariano proclamato da Pio XII, il sindaco Amedeo Peyron, nell’850° del ritrovamento dell’effigie, compie un gesto notevole per coraggio e profezia, la consacrazione della città alla Consolata: nel 1906 Pio X aveva elevato il santuario a basilica pontificia. Benedetto XV (Giacomo della Chiesa), da arcivescovo di Bologna, vi aveva celebrato Messa e vi era tornato varie volte. Il 13 aprile 1980 Giovanni Paolo II inizia dalla Consolata la prima visita a Torino e il 22 giugno 2015 Papa Francesco si ferma in preghiera e offre al santuario la «Rosa d’oro» nella sua visita a Torino per venerare la Sindone e onorare San Giovanni Bosco nel bicentenario della nascita (1815-16 agosto-2015).

Pier Giuseppe Accornero

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