Dall’ascolto della Parola alla musica, la grande festa dei giovani con il Vescovo

Torino – Ultima catechesi, per quest’anno, del percorso per i giovani “Vedere la Parola” guidato dall’Arcivescovo Repole al Santo Volto. La figura di Nicodemo, la luce di mille candele che illumina la chiesa, la gioia di un cammino di fede, di un essere giovani aiutati a guardare al futuro con speranza che si esprime nel ballo, nella musica, nella festa sul sagrato fino alla mezzanotte. VIDEO – GALLERY 

121

Il buio, la luce dei doni dello Spirito, le fatiche di sentirsi all’altezza e la gioia incontenibile di sentirsi amati da Dio. La bellezza di essere giovani e di affacciarsi alla vita, di esprimersi con verità nel dialogo profondo, nel silenzio, con Dio, e la stessa bellezza ed entusiasmo che si esprime poi nel ballo, nel gustare la musica, nel condividere con gli amici la festa. Questa unione di ascolto, preghiera e riflessione che generano la gioia profonda del cuore, con quell’ascolto della musica che piace, il ballo con gli amici che sprigiona energia, sono fede e vita dei ragazzi che si intrecciano, di quei giovani che hanno concluso così il 17 maggio al Santo Volto un anno di catechesi con il Vescovo Repole.

Un anno di “Vedere la Parola” che per i giovani di Torino e Susa che hanno risposto a quella lettera, a quell’invito di mons. Repole “mi piacerebbe che in queste occasioni tu potessi riscoprire, senza pregiudizi, che cosa sia il cristianesimo e sperimentare che è qualcosa di bello e vitale, che può donarti pace e può cambiare radicalmente la tua vita. Ti invito con tutto il cuore, comunque tu sia. Non mi importa che tu frequenti già la parrocchia oppure non lo faccia; che tu appartenga a un movimento o no; che sia studente o lavoratore; che tu sia credente convinto oppure dubbioso…”, e che a giudicare dai volti sorridenti e dai commenti dell’ultima serata, è stato corrisposto e riconosciuto come tale. Un invito ad aprirsi alla festa per un essere cristiani che non è svincolato da dubbi o fatiche, ma che anche attraverso di essi e soprattutto attraverso un incontro personale e profondo con un Gesù “spiegato” dalle parole di mons, Repole è diventato occasione di speranza. Per questo in tanti, molti di più di quanti avevano già gremito la cattedrale all’inizio del percorso, hanno detto “è stato bello”, “è stato per noi”, “ci ha dato fiducia”, “non ci siamo sentiti giudicati”, “ci ha spiegato cose che non pensavamo parlassero a noi”. Giovani che hanno colto un Vangelo vicino, che si sono sentiti un po’ Pietro, un po’ la Samaritana, un po’ il giovane ricco… che hanno pensato che quell’incontro si può realizzare ancora.
Così nell’ultima catechesi Nicodemo è diventato un altro possibile giovane di oggi con domande e attese…

“L’incontro che Egli fa con Nicodemo, nella notte, getta una luce calda e illuminante su questa domanda così importante: alla fine, chi sei tu, Gesù? – ha spiegato il Vescovo – di fronte alla incapacità di Nicodemo di afferrare quel che gli sta proponendo e la vita radicalmente nuova a cui lo sta chiamando, Gesù gli dice il motivo più profondo per cui si rivolge a lui in quel modo. Gesù conosce così bene il cuore di Nicodemo e sa con precisione che cosa deve fare per percepire la presenza di Dio nella sua vita perché Egli non è solo uno dei tanti predicatori di Dio che si sono visti e sempre si vedono nella storia dell’umanità, e di cui anche Nicodemo è a conoscenza. No! Gesù dice di essere disceso dal cielo. Egli afferma, dunque, di non essere soltanto il frutto di questo nostro mondo o un uomo simile a miliardi e miliardi di altri uomini. Gesù viene da lontano, viene dall’Altrove di Dio. Egli vive da sempre in cielo, cioè partecipa da sempre della vita di Dio; ed è da là che è disceso, per condividere fino in fondo la vita debole, fragile e finita di noi uomini, le nostre lacrime e i nostri sorrisi, i nostri bisogni e i nostri desideri. E questo suo venire dall’Altrove di Dio, in cui abita da sempre, è il frutto non del caso, ma di una decisione libera e profonda di Dio stesso, che ci fa conoscere davvero chi sia Gesù, quale sia la sua identità più profonda.

A Nicodemo Gesù dice infatti così: “Dio (…) ha tanto amato il mondo, che ha dato il Figlio suo unico, affinché chi crede in lui non perisca, ma abbia la vita eterna. Dio infatti non mandò il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”. Chi è dunque Gesù? Gesù – proprio quello che i discepoli hanno visto chinarsi sui malati, accostarsi agli esclusi, predicare ai poveri, condividere il pasto in amicizia con i peccatori, sentire il bisogno della fame, della sete e del sonno come tutti noi, soffrire e morire come soffrono e muoiono gli uomini – è il Figlio unico di Dio, mandato in mezzo a noi soltanto a motivo dell’amore. Dio ci ama così tanto, gli siamo così cari e preziosi, che liberamente ha deciso di inviarci ciò che di più prezioso e caro Egli ha da sempre in sé stesso: il suo Figlio unico. E lo ha fatto perché noi potessimo respirare e provare sin da adesso qualcosa della vita stessa di Dio. Lo ha fatto perché noi potessimo essere salvati da tutte quelle situazioni di pericolo, di morte, di dolore, di insensatezza, di solitudine, di abbandono, di vuoto, di fallimento… in cui troppe volte siamo impantanati”.

“Possiamo lasciarci afferrare anche questa sera da questa bellezza affascinante. E lo possiamo fare nel modo che Gesù stesso ci indica, quello di credere. Egli non ci chiede di essere perfetti, non ci domanda di fare mille cose, non ci propone di essere impegnati in infinite attività o di essere dei giovani-modello secondo i canoni che ci vengono peraltro imposti dal nostro mondo. Non ci chiede neppure di essere brillanti, di essere sempre all’altezza delle aspettative di chi ci sta intorno. Ci domanda solo di accogliere questo amore immenso che ci raggiunge, come un abbraccio infinto e tenero, attraverso quel Figlio unico che è Gesù. Ciò che ci chiede è unicamente di essere disposti ad entrare in questo amore, di fargli spazio, di fidarci che questa è la realtà più vera e autentica della nostra vita. Potremmo dire che scoprendo chi è Gesù scopriamo anche la nostra più profonda identità. Io non sono quello che realizza i compiti che mi sono affidati o il ruolo che ho (a casa, in parrocchia, a scuola, nel lavoro…). Tutto questo non dice fino in fondo chi sono io. Io sono l’amato di Dio. Così tanto amato che Dio mi ha fatto incontrare e conoscere Gesù, il suo Figlio unico. E credere significa anzitutto questo: fidarsi di questo amore, affidarsi a questo amore, credere che qualunque cosa ci accada nella vita questo amore non viene mai meno, perché proprio questo essere amato la parte più solida e personale di ciascuno di noi. E questo non è affatto scontato. Tutti noi vogliamo essere amati, eppure a volte ci difendiamo dall’amore di Dio e di coloro che ci vogliono bene, in modi di cui non siamo neppure sempre così coscienti. Non solo: siamo invitati a fidarci di essere davvero amati, ma questo ci richiede di scacciare dal cuore tanti pensieri cattivi, che vanno troppo spesso in direzione contraria. Ed è un impegno costante; è l’impegno ininterrotto di tutta la vita”.

Impegno ininterrotto, impegno che cambia la vita, che la rende bella ed entusiasmante anche quando le fatiche ci sono perchè è affidata, custodita da un Padre unico e speciale . Bella al punto da rende possibili scelte coraggiose, ma soprattutto protagonisti, anche con dubbi e perplessità “Nicodemo è pieno di contraddizioni. Ha delle domande ma poi cerca di incasellare Gesù dentro i suoi schemi; cerca il Signore, ma lo fa sotto traccia, ancora pieno di paura; si coinvolge, ma ha anche timore dell’intimità con Gesù.
Anche noi possiamo vivere le stesse contraddizioni. E forse questa sera e sempre ci possiamo fare qualche domanda: che cosa desidero che emerga in me? Che cosa mi permette davvero di accedere ad una vita nuova e felice? Che cosa, anche nella fede, non fa di me un gregario che asseconda solo la mentalità della famiglia o il modo di pensare corrente ma mi rende autonomo, vero, protagonista?”.

Protagonisti e non “fuggitivi”, con quella vitalità espressa nella festa sul sagrato che ha concluso la serata animata dalla band della parrocchia di Santa Giulia e con due “interuzioni”: un intermezzo a sorpresa dei “SemiTono”, la nuova band del Seminario che ha coinvolto anche suor Carmela Busia coordinatrice della Pastorale Giovanile, e il saluto del Vescovo, il suo abbraccio dal palco a tutti i ragazzi e il suo grazie per quell’entusiasmo contagioso e coinvolgente percepibile ancora – a musica – finita nel ritorno a casa dei tanti gruppi.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome