Daniel, grazie di vivere

Storia – Nella Giornata per la Vita raccontiamo la testimonianza di coraggio di Daniel De Rossi, un giovane di 21 anni che vive a Rondissone nel Chivassese, nato con una malattia invalidante e «innamorato della vita»

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Daniel De Rossi

Ci siamo impegnati ad incontrarci «in presenza» quando la Pandemia sarà un brutto ricordo: perché quando la voce infonde così tanta forza, lo scambio di sguardi dal vivo e un abbraccio promettono emozioni che non si dimenticano. Ci è stata segnalata da un amico prete una storia «speciale» da raccontare in occasione della Giornata della vita perché Daniel De Rossi, 21 anni, è «innamorato della vita» quando avrebbe tutti i motivi per maledirla.

Lo abbiamo raggiunto al telefono. Daniel, nato il 27 aprile 2000 a Rondissone, piccolo Comune del Chivassese dove vive con i genitori e il fratello, a vederlo in foto – un bel ragazzo solare e sportivo, pratica motociclismo e kitesurf, variante dove la tavola viene trainata da un aquilone – stenti a credere che fin dalla nascita lotta con la malattia, dopo la leucemia diagnosticata a un mese di vita. E non basta lo spazio di un articolo per descrivere il calvario di decine di ricoveri in ospedale finché, a 12  anni a Milano, gli viene individuata una malattia autoimmune rara, la sindrome di Bechet, infiammazione cronica dei vasi sanguigni che infligge ulcere dolorose, colpisce le articolazioni e il sistema nervoso. Ma è proprio in occasione della diagnosi infausta che Daniel, appena adolescente, inizia «ad innamorarsi della vita» e da allora non ha più smesso, nonostante la sua patologia lo costringa a fare i conti con continue ricadute, terapie pesanti e ricoveri. «Quando hanno scoperto il ‘mio’ morbo» spiega Daniel «ho iniziato ad imparare a suonare la chitarra  e poi, grazie a una famiglia meravigliosa che mi ha sempre incoraggiato a non mollare – ad esempio accondiscendendo alla mia passione per le moto, nonostante sia uno sport poco compatibile con la mia salute o più recentemente, grazie a mio fratello, ho iniziato a praticare il katesurf – ho incontrato il Centro Volontari della Sofferenza con cui sono andato anche come volontario a Lourdes». Daniel frequenta la parrocchia e, come tutti i suoi coetanei ama la musica, i concerti dal vivo e i  campioni come Valentino Rossi: dopo le medie inizia a frequentare l’Istituto tecnico «Europa Unita» di Chivasso ma non parla della sua malattia in classe: «Non volevo essere considerato come malato, i giudizi pesano, non volevo essere trattato diversamente o compianto: del resto ci ho messo 10 anni ad accettare la mia condizione. Solo alla fine della maturità ho raccontato ai miei compagni la mia storia spiegando che non è la malattia che fa la persona o le scarpe firmate o la moto… ma quello che hai dentro».

E quello che ha dentro  Daniel l’ha raccontato in due libri: il primo scritto a 16 anni con Massimo Bucciol «La forza di Daniel» (Centro Volontari Sofferenza edizioni, 2016), consegnato anche a papa Francesco; il secondo è una testimonianza pubblicata in «Innamorati della vita. 10 storie di inguaribile voglia di vivere» (Ares Edizioni, 2020) presentato il 13 febbraio 2020 alla Camera dei Deputati, in occasione del decennale di attività del Club «L’inguaribile voglia di vivere» di cui Daniel è  consigliere, «un’associazione che si propone di difendere  il valore della vita, in qualunque condizione essa sia, con una attenzione particolare per i malati e i disabili» (www.inguaribilevogliadivivere.it).

Daniel alla domanda come vive questo periodo di Pandemia risponde che gli manca il contatto con le persone, le serate in cui lo invitano a parlare della sua esperienza per infondere coraggio. «Quando ho accettato la mia malattia ho cambiato mentalità: al posto di ‘soffrire’ mi sono detto devi ‘offrire’ e lo possiamo fare tutti, in qualsiasi condizione. In questo tempo in cui non possiamo abbracciarci  gustiamo la riscoperta delle cose semplici, dell’ essenziale, lo sguardo, il sorriso, il saluto, le amicizie, il perdono, invece di lamentarci degli eventi meno desiderabili della vita, ringraziamo Colui che ci  dà ogni cosa.  Da fuori posso sembrare tranquillo persino quando sto morendo dentro: a volte se penso troppo alla mia salute divento matto, quindi mi faccio sempre una domanda: ‘ma a cosa devo pensare? A oggi, guarda che bella giornata’. E domani mi rifarò la stessa domanda».

  • Si può chiamare Daniel De Rossi al 347. 5799028 o inviare una mail alla mamma Tiziana «che mi fa da segretaria»: tizianapilat@virgilio.it

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