Davvero quest’uomo era figlio di Dio

Commento alle letture della Domenica delle Palme (24 marzo 2024) – Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Marco 14,1-15,47

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Crocifissione. Inv 23881

Il cammino della Quaresima ci conduce al momento culminante della vita del Signore che in questa domenica  si rivela in tutto il suo dramma nel racconto della Passione che il Signore affronta per noi. La Chiesa, nella liturgia ci invita in modo sapiente, dopo la Lettura della Passione, a tenere una breve omelia che consegna alla meditazione di tutti il culmine del Vangelo.

Con la quasi totalità degli esegeti possiamo affermare che i racconti della Passione di Gesù sono il primo nucleo dell’annuncio del Vangelo da cui è scaturita poi tutta la narrazione evangelica seguente. I Vangeli in generale non sono altro che i racconti della Passione che trovano la loro estensione nei diversi momenti della vita pubblica di Gesù e per noi invece condensano tutta l’esperienza cristiana.

Leggendo e rileggendo il Vangelo di Marco in questa domenica con le sue scene così drammatiche si possono fare tante considerazioni e ben per questo ho deciso di sceglierne soltanto una da proporre alla riflessione dei lettori.

Il Vangelo secondo Marco è quello che racconta gli eventi della Passione nella versione più sintetica di tutti gli altri evangelisti ma nonostante questa sintesi di vocaboli e quadri non mancano tuttavia innumerevoli particolari: di tutti questi vorrei sottolineare il comparire attorno a Gesù di tantissimi personaggi, persino troppi in proporzione ai versetti e alle scene, quasi «un sovraffollamento». Proviamo a farne un elenco secondo l’ordine di apparizione per così dire sulla scena: i capi dei sacerdoti che organizzano il complotto, la donna in casa di Simone che cosparge di profumo il capo di Gesù, i commensali, Giuda Iscariota, i discepoli, il proprietario della stanza al piano superiore, i discepoli Pietro Giacomo e Giovanni, la folla con spade e bastoni, il Sinedrio che organizza il processo giudaico, i servi e  le serve del Sommo Sacerdote, Pietro e il suo rinnegamento, Pilato, la folla e Barabba, i soldati che si occupano dell’esecuzione capitale, Simone di Cirene, ancor la folla che passa sul luogo della Crocifissione, i condannati vicino a Gesù, il popolo che assiste alla Crocifissione, il centurione, le donne che assistono da lontano e Giuseppe di Arimatea.

È veramente particolare nei racconti della Passione che entrino in scena coì tanti personaggi. Ognuno di loro ha una precisa parte che non è dettata dal copione bensì dalle scelte, dalle paure, dai peccati fin anche dalla speranza. Per ognuno di questi personaggi sarebbe necessaria una trattazione che si può riassumere in un pensiero di meditazione. Non è possibile, seguendo il racconto di Marco tirarsi fuori dalla vicenda: l’Evangelista vuole che io–noi entriamo nella vicenda non come personaggi di un teatro bensì di un coinvolgimento d’amore. Nella mistero della sua Passione l’amore di Gesù più grande di ogni altro amore che supera di gran lunga tutti gli altri amori  (san Cesare De Bus) consegna a tutti, nessuno escluso, un posto dove sentirsi amati. In questo amore nessuno si sente fuori posto, tutti sono compresi e partecipi di questo amore e ciascuno può decidere se occuparlo questo posto prolungando con la propria esistenza, l’esistenza del Maestro.

In questa passività in cui sembra muoversi il racconto nella descrizione della Passione di Gesù non possiamo trovare gesto più grande di quello compiuto da Gesù che chiede a noi una risposta conseguente: quella di lasciarci amare.  Noi non eravamo presenti alla scena della sua Passione ed essa ci deriva dal racconto evangelico ma il Centurione che stava sotto la Croce e che ha visto morire Gesù ci rassicura: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio»: se Dio muore come un uomo, ogni uomo può vivere e far vivere come Dio nella carità perfetta. La Passione di Gesù per noi si traduce nella Passione nostra per Lui e per i nostri fratelli.

padre Andrea MARCHINI

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