De Gasperi e Roncalli, la stima del futuro Papa per lo statista e pioniere dell’Europa

80 anni fa la Conferenza di Pace di Parigi – Chi capì la statura morale, le qualità politiche, il valore e lo spessore di Alcide De Gasperi fu il coetaneo Angelo Giuseppe Roncalli, nato il 25 novembre 1881 a Sotto il Monte (Bergamo). De Gasperi nasce il 3 aprile 1881 a Pieve Tesino nel Trentino, suddito dell’Austria, e muore in solitudine a Selva di Valsugana il 19 agosto 1954

89

Chi capì la statura morale, le qualità politiche, il valore e lo spessore di Alcide De Gasperi fu il coetaneo Angelo Giuseppe Roncalli, nato il 25 novembre 1881 a Sotto il Monte (Bergamo). De Gasperi nasce il 3 aprile 1881 a Pieve Tesino nel Trentino suddito dell’Austria e muore in solitudine a Selva di Valsugana il 19 agosto 1954.

Cardinale patriarca di Venezia, il 4 marzo 1953 il futuro san Papa Giovanni XXIII gli scrive per elogiare la sua incrollabile fede e la sua totale devozione alla Chiesa in tempi amarissimi per il capo della Democrazia cristiana: polemiche sulla «Operazione Sturzo», scontri con i comunisti sulla «legge truffa», conflittualità nella Dc. De Gasperi, carattere forte e paziente, ne soffre e la lettera di Roncalli gli reca consolazione e stima: «Le esprimo tutta la fedeltà del mio spirito: rispetto, ammirazione, partecipazione intima di sollecitudini, invocazioni di grazie celesti per la sua persona e per tutto ciò che ella rappresenta per la Santa Chiesa e per la nostra diletta Patria, nel suo reggimento interiore e nel concerto delle nazioni».

Qualche mese dopo Roncalli gli conferma «la continuità spirituale della grande stima e della fiducia che conservo della persona e dell’attività sua. Non occorre dire che passando ella da Venezia sarà sempre una grande festa per me accoglierla al Patriarcato e ripeterle i segni della buona amicizia».

Il primo incontro a Parigi nel 1946: l’origine dell’amicizia tra Roncalli e De Gasperi

La stima del grande bergamasco per il grande trentino nasce negli umilianti giorni della «Conferenza di pace» di Parigi nel 1946. Roncalli, nunzio in Francia dal 30 dicembre 1944, soffre nel constatare il durissimo trattamento riservato dal ministro degli Esteri francese Georges Bidault e dai «vincitori» della Seconda guerra mondiale a De Gasperi che rappresenta l’Italia «vinta». Il nunzio ha una parte non secondaria nella preparazione dell’incontro De Gasperi-Bidault, alla vigilia della conferenza dalla quale il 10 agosto 1946 il presidente del Consiglio italiano è ricevuto in un’atmosfera cupa e ostile. Testimonia il senatore dc Giuseppe Brusasca, casalese e sottosegretario agli Esteri e membro della delegazione: «Incontrammo la più aspra ostilità dei francesi che non ci perdonavano la dichiarazione di guerra fatta da Mussolini mentre Hitler occupava Parigi. Sulla stampa e sui manifesti fummo accolti dalla parola “Assassini”. A Palazzo Lussemburgo ci chiusero in una stanza per un’ora».

De Gasperi parla per tre quarti d’ora, con il cappello in mano, ai vincitori e richiama i principi di giustizia e uguaglianza tra i popoli. Un discorso memorabile. Ancora Brusasca: «Quando finì, tornò al suo posto in ultima fila. Nessuno lo salutò, nessuno disse nulla». Il rappresentante americano, il segretario di Stato James Francis Byrnes, scrive nelle sue memorie: «La cosa mi impressionò. Così quando passò davanti a me mi alzai e gli strinsi la mano. Volevo far coraggio a quell’uomo che aveva personalmente sofferto nelle mani di Mussolini e ora stava soffrendo personalmente nelle mani delle Nazioni alleate. Non dimenticherò mai cosa mi disse quando mi offrì il primo incarico di governo nel 1946: un cattolico che si dedica alla politica deve avere sempre la coscienza tranquilla e le mani nette».

Le reazioni dei Paesi alleati al discorso di De Gasperi a Parigi

Come è accolto dagli Alleati il discorso del presidente del Consiglio? Da alcuni in modo ostile, da altri amichevol­mente. Il rappresentante iugoslavo Kardelj disse che  De Gasperi mirava soltanto a difendere le posizioni di potere che l’Italia aveva guadagnato nel periodo fascista: «Vuole sfruttare il contributo dato agli Alleati dagli anti­fascisti italiani per sostenere le sue pretensioni imperialistiche». Analoghe accuse mosse dal delegato russo Molotov. Parole amichevoli per l’Italia furono invece pronunciate dai rappresentanti di Stati Uniti, Inghilterra e Francia. Il 14 agosto il ministro americano Byrnes dichiarò che «la nuova Italia merita la simpatia e la comprensione di tutte le Nazioni»; il rappresentante inglese, ammiraglio Alexander, si disse meravigliato di sentir accusare l’Italia repub­blicana di essere uno Stato non democratico e tacciare di fascista il linguaggio di De Gasperi. Dichiarazioni di questo tipo furono fatte dal rappresentante francese.

La diplomazia della Santa Sede e il ruolo di Truman per l’Italia

L’indirizzo che la Santa Sede scelse, nel seguire la Conferenza, fu di neutralità rispetto alle questioni politiche e territoriali. In diverse occasioni si esprime a favore di una pace equa e giusta, capace di assicurare alle nazioni un futuro di pro­sperità e di concordia, e auspicava che non si commettessero di nuovo gli errori della Conferenza di Versailles del 1919, quando ai vinti, specie alla Germania, fu imposta una pace punitiva e umiliante, che fu causa poi di una nuova guerra ancora più rovinosa. La Santa Sede, vista la difficilissima situazione politica ed economica in cui versava l’Italia, fece tutto il possibile per sen­sibilizzare gli Alleati al «problema italiano». Attraverso i vescovi americani e attraverso Myron Taylor, inviato degli Stati Uniti, cercò di guadagnare il presidente Harry Spencer Truman – l’unico uomo politico capace di veni­re incontro alle richieste della Santa Sede – alla causa italiana, in modo da impedire che fosse imposto all’Italia un Trattato di pace troppo duro, che avrebbe gettato il Paese nel caos economi­co e sociale e favorito solo i comunisti.

De Gasperi pioniere dell’integrazione europea e dell’Alleanza Atlantica

Merita mettere in risalto un aspetto spesso dimenticato della sua azione politica: l’impegno per la creazione di un’Europa unita: è un pioniere dell’europeismo. De Gasperi, Robert Schuman, Jean Monnet e Konrad Adenauer sono i «padri fondatori» nobili e lungimiranti; sono cattolici convinti e praticanti; sono pensatori che, con uno sguardo d’aquila, vedono lontano; sono politici e uomini d’azione che si prendono sulle spalle le sorti delle loro Nazioni – Italia, Francia e Germania – distrutte e sfasciate dal conflitto mondiale in cui si erano scannate su opposti fronti, e lavorano per la ricostruzione.

In un comizio a Torino il 24 marzo 1952 in una affollatissima piazza San Carlo, il segretario della Democrazia cristiana e presidente del Consiglio, indica la strada per uscire dalle ristrettezze dopo la guerra: l’unificazione europea, l’adesione dell’Italia alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio (Ceca), l’entrata nell’Alleanza Atlantica.

Pier Giuseppe Accornero