Dicastero dottrina della fede: “resta ferma la dottrina sul matrimonio”

Resta ferma la dottrina del matrimonio cristiano. «I comprensibili pronunciamenti di alcune Conferenze episcopali sul documento “Fiducia supplicans” evidenziano la necessità di un periodo più lungo di riflessione pastorale», esordisce il comunicato del Dicastero per la dottrina della fede

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Resta ferma la dottrina del matrimonio cristiano. «I comprensibili pronunciamenti di alcune Conferenze episcopali sul documento “Fiducia supplicans” evidenziano la necessità di un periodo più lungo di riflessione pastorale» esordisce il comunicato del Dicastero per la dottrina della fede: la dichiarazione «non è eretica, contraria alla tradizione della Chiesa o blasfema» per quanto strillino i giornali della destra neofascista italiana, come «la Verità». «Quanto espresso dalle Conferenze episcopali non può essere interpretato come un’opposizione dottrinale, perché il documento è chiaro e classico sul matrimonio e sulla sessualità. La dichiarazione «resta ferma sulla dottrina tradizionale della Chiesa sul matrimonio, non ammettendo nessun tipo di rito liturgico o benedizioni simili a un rito liturgico che possano creare confusione. Si agisce, di fronte a coppie irregolari, senza convalidare il loro status o modificare l’insegnamento della Chiesa sul matrimonio. Sono inammissibili riti e preghiere che possano creare confusione tra ciò che è costitutivo del matrimonio, quale “unione esclusiva, stabile e indissolubile tra un uomo e una donna, naturalmente aperta a generare figli” e ciò che lo contraddice. Convinzione fondata sulla perenne dottrina cattolica del matrimonio».

Tale è anche il senso del «Responsum dell’allora Congregazione per la dottrina della fede: «La Chiesa non ha il potere di impartire la benedizione a unioni fra persone dello stesso sesso. Dato che la Chiesa ha da sempre considerato moralmente leciti soltanto quei rapporti sessuali che vissuti nel matrimonio, essa non ha il potere di conferire la sua benedizione liturgica quando possa offrire una forma di legittimazione morale a un’unione che presuma di essere un matrimonio oppure a una prassi sessuale extra-matrimoniale».

Il testo riconosce che in diversi Paesi ci sono forti questioni culturali e legali che richiedono tempo e strategie pastorali. Esempio: «Se ci sono legislazioni che condannano con il carcere e in alcuni casi con la tortura e perfino con la morte il solo fatto di dichiararsi omosessuale, va da sé che sarebbe imprudente una benedizione. Non pochi Paesi condannano, proibiscono e criminalizzano l’omosessualità. Al di là delle benedizioni, vi è un compito pastorale grande e di largo respiro che include formazione, difesa della dignità umana».

«Il Papa ci chiede di crescere in una comprensione più ampia delle benedizioni pastorali. C’è il rischio di voler codificare tutto. Qui si tratta di benedizioni di pochi secondi, senza Rituale e senza Benedizionale. Se si avvicinano insieme due persone per invocarla, semplicemente si chiede al Signore pace, salute e altri beni per queste due persone che la richiedono. Allo stesso tempo si chiede che possano vivere il Vangelo di Cristo in piena fedeltà e che lo Spirito Santo possa liberare queste due persone da tutto ciò che non corrisponde alla sua volontà divina e di tutto ciò che richiede purificazione. In questo caso, il sacerdote può recitare una semplice orazione come questa: “Signore, guarda a questi tuoi figli, concedi loro salute, lavoro, pace e reciproco aiuto. Liberali da tutto ciò che contraddice il tuo Vangelo e concedi loro di vivere secondo la tua volontà. Amen”. E conclude con il segno della croce su ciascuno dei due. Si tratta di 10-15 secondi. Per questo ogni vescovo è autorizzato ad attivare questo tipo di benedizioni semplici, con tutte le raccomandazioni di prudenza e di attenzione, ma in nessun modo è autorizzato a proporre o ad attivare benedizioni che possano somigliare a un rito liturgico».

P.G.A.

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