Dilaga la protesta degli agricoltori

Anche in Piemonte – Dilaga in tutt’Europa la protesta «dei trattori» contro le politiche agricole dell’Unione Europea, considerate restrittive e penalizzanti. Nei giorni scorsi le prime manifestazioni anche in Piemonte e a Torino

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La Commissione europea giovedì 1° febbraio ha annunciato una proposta per una nuova deroga alle norme Ue rivolte agli agricoltori sulle quote minime di terreno da mantenere a riposo per avere accesso agli aiuti della Pac, Politica agricola comune. Lo ha annunciato un portavoce dell’esecutivo Ue. «Sulla base della minaccia percepita per la sicurezza alimentare a causa della guerra in Ucraina» ricorda il portavoce «Bruxelles aveva già introdotto una deroga ai requisiti, sui terreni a seminativo da lasciare a riposo. Ora una nuova deroga è all’esame».

Questa una prima risposta alla protesta degli agricoltori che, in questi giorni, stanno assediando l’Europa. Migliaia di coltivatori sono saliti sui loro trattori e stanno bloccando le strade di mezza Europa. I focolai accesi dalla collera degli agricoltori si moltiplicano in tutto il continente. Ci sono manifestazioni in Belgio, Francia, Germania, Grecia, Spagna, Romania, Polonia, Ungheria e anche in Italia.

Domenica 28 gennaio la protesta per «difendere l’agricoltura italiana» è arrivata nel centro di Torino. Un’ iniziativa di agricoltori autonomi, capitanata dalla «Variante torinese», nata nel 2020 per opporsi alle restrizioni e ai vaccini contro il Covid e dal Comitato per i diritti umani Piemonte. Sul palco il leader della Variante Marco Liccione che domenica scorsa ha bruciato una bandiera dell’Unione Europea. «L’ho fatto perché la Ue ha fallito e vogliamo uscirne», ha spiegato Liccione. Alla protesta, secondo gli organizzatori hanno partecipato «centinaia di persone» sventolando  striscioni e cartelli con questi slogan: «La nostra terra è la nostra vita»; «Difendiamo l’agricoltura italiana dagli interessi delle multinazionali e dalla nostra politica incapace di reagire»; «salviamo la nostra agricoltura dagli abusi alimentari».

In Piemonte, negli ultimi giorni, proteste di agricoltori si segnalano in alcune città, fra cui Cuneo e Alessandria. Promotori delle proteste nelle piazze di varie città italiane sono agricoltori autonomi, sotto la sigla del Cra, Comitato degli Agricoltori Traditi. Manifestano – è scritto nei cartelli – a difesa dell’agricoltura e dei territori, del lavoro e delle piccole imprese e contro le importazioni, i sindacati, le banche e le grandi Confederazioni agricole.

In Europa le proteste  hanno preso il via in Germania, a fine 2023, con rivendicazioni a carattere nazionali, per contrastare l’eliminazione delle agevolazioni fiscali sul gasolio agricolo. In Spagna ci sono mobilitazioni in tutto il Paese per chiedere il «cambio nelle politiche europee e un piano shock di interventi del governo a favore dei territori contro la crisi che vive il settore».  Gli agricoltori belgi, che manifestano da giorni, hanno annunciato il blocco delle strade di accesso al porto container di Zeebrugge, sul Mare del Nord. Da giorni i primi trattori sono arrivati davanti al Parlamento europeo a Bruxelles. In Francia la protesta è contro le  penalizzazioni del mondo agricolo per via delle regole in materia di protezione ambientale, per l’eccessivo costo del gasolio e i ritardi nell’erogazione dei sussidi comunitari. Tra i motivi alla base della levata di scudi dei contadini di tutt’ Europa ha un ruolo anche l’import di prodotti agricoli – in gran parte cereali – che arrivano a prezzi bassi dall’Ucraina che scompagina i mercati nazionali.

Intanto la Coldiretti – che non accetta di essere messa all’indice degli agricoltori autonomi – ha annunciato che giovedì 1° febbraio porterà un buon numero di associati in piazza a Bruxelles «contro le follie dell’Unione Europea che minacciano l’agricoltura italiana». I berretti gialli italiani si mobiliteranno in occasione del vertice europeo straordinario sul bilancio dell’Ue, al quale partecipa anche Giorgia Meloni, dove la Commissione europea presenterà la proposta per la deroga alle norme Ue sull’obbligo di mantenere i terreni incolti previsto dalla Pac, Politica agricola comune.

L’appuntamento per la manifestazione «Non è l’Europa che vogliamo» è in Place du Luxembourg, di fronte al Parlamento europeo, dove assieme al presidente nazionale della Coldiretti Ettore Prandini ci saranno oltre un migliaio di contadini e allevatori provenienti da tutta Italia per sostenere la proposta e denunciare, con eclatanti azioni dimostrative, gli effetti delle politiche europee che mettono in pericolo la sopravvivenza delle campagne.

Nelle ultime settimane Coldiretti ha intensificato gli incontri con altre realtà europee – a partire dalla francese Fnsea – e con i ministri dell’agricoltura di altri Stati membri. «Bene la proposta di deroga, che avevamo già ottenuto per la crisi Ucraina. Ora è necessario sia cancellato definitivamente l’obbligo di lasciare incolto il 4% dei terreni destinati a seminativi, imposto dalla Pac» sostiene Prandini « Come diciamo da anni è una scelta sbagliata. Una delle eredità della folle ‘era Timmermans’ (olandese, primo vicepresidente della Commissione europea) con il quale ci siamo confrontati molto duramente, unici in Europa, aprendo una breccia. Non ha senso impedire agli agricoltori di non coltivare quote dei loro terreni, quando poi si è costretti a importare».

«Coldiretti chiede di tornare a investire nella sovranità e nella sicurezza alimentare europea assicurando più fondi alla Politica agricola comune dopo che la pandemia e le guerre hanno dimostrato tutta la fragilità dell’Unione europea davanti al blocco del commercio mondiale. Anche per questo» conclude  Prandini «serve una decisa svolta nelle politiche Europee per valorizzare le proprie terre fertili e fermare le importazioni sleali per fare in modo che tutti i prodotti che entrano nell’Unione rispettino gli stessi standard dal punto di vista ambientale, sanitario e del rispetto delle norme sul lavoro previsti nel mercato interno. La nostra battaglia in Europa continuerà in maniera forte e continuativa con proposte per il futuro degli agricoltori».

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