Dio grazie a Maria giunge a noi

Commento alle Letture della IV Domenica d’Avvento – 24 dicembre 2023 (Vangelo Luca 1,26-38)

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Vittore Carpaccio, Annunciazione (1504), Ca’ d’Oro, Venezia

Le festività prossime si fondono e si confondono, il calendario ci mette in rapida successione la Quarta Domenica di Avvento con la sua attesa e già le prime luci del giorno di Natale con il suo compimento; e per quanto il calendario divida e suddivida, nel nostro cuore attesa e compimento sono sempre mescolati; il compimento dà senso all’attesa e l’attesa senza il compimento è solo una cosa dovuta, e questo lo possiamo dire per tutte le domeniche.

Il grande Re Davide si addormenta cullato dal sogno-progetto di costruire finalmente dopo lunghi secoli di precarietà una dimora stabile per l’arca dell’alleanza, segno della presenza di Dio in mezzo al suo popolo: Davide progetta, si getta in avanti ma non sono sogni di gloria i suoi sono invece sogni di fede, di un uomo fedele alla promessa. È bello tutto questo pensando ai nostri progetti ai nostri propositi: domani farò, domani dirò, domani prometto: ci sentiamo sicuri, custoditi dentro un orizzonte di sicurezza, di «autosufficienza» in uno schema che ci fa dormire sonni tranquilli, su comodi cuscini. Natan profeta atipico annuncia la Parola a Davide smontando il suo progetto e gli offre non un ragionamento ma una memoria ricca di amore e di misericordia e trasforma l’impegno di Davide in un impegno di Dio. Da lì in poi la storia di Israele e anche la mia storia è segnata dall’impegno di un Altro: dall’impegno di Dio. Dio non scarta il suo consacrato ma lo coinvolge, lo rende partecipe nello scrivere questo progetto con Lui e ricorda a lui e ad ognuno di noi che prima di essere noi con Lui è Lui con noi, «sono stato con te dovunque sei andato».

Il centro del Natale è la sintesi di tutte le promesse: Dio è con noi. Dai progetti scompaginati a Davide le letture passano ad un altro progetto scompaginato, quello che l’Angelo del Signore porge ad una fanciulla di Nazareth una fanciulla di nome Maria «amata». Il Vangelo di questa domenica ormai confinante con il Natale ruota attorno a questo dialogo tra il messaggero di Dio e Maria e con lei in un dialogo con me, con noi. Dio intreccia indissolubilmente la sua storia con la nostra storia attraversando la vita di Maria arrivando a me passando attraverso il suo sì, attraverso il suo «Eccomi». Nelle parole dell’Angelo riecheggia quella promessa antica fatta alla casa di Davide dove il Signore annuncia «sarò io a costruire una casa a te». Posso immaginare senza irriverenza questo Dio stanco di abitare in un tempio costruito da mano di uomo, riserva per il Figlio un tempio di carne che è il grembo purissimo della Vergine di Nazareth e nel tempio che è la carne del suo Figlio nessuno è più estraneo e tutti si sentono a casa. Dio è a casa non come padrone o ospite ma come amico nelle vicende quotidiane fatte di sogni, progetti, speranze, fatiche, dolori, è a casa in ogni momento delle nostra vita. Natale, il Natale ormai vicino anche se rappresentato come un quadretto immobile nelle lucine del presepe è invece un momento movimentato: Natale è apertura di una porta a Colui che bussa, se qualcuno gli apre entrerà e prenderà posto nei nostri progetti portandoli a compimento.

Maria sta sulla soglia di casa davanti alla quale il Signore bussa e non lo tempesta di domande: Chi sei? Cosa vuoi? Perché sei qui? come faremmo noi, Maria ci aiuta ad accoglierlo. Vi lascio con queste parole che racchiudono l’attesa e schiudono il Natale: «Lo Spirito e la Sposa dicono: ‘Vieni’!» (Ap.22, 17-20).

padre Andrea MARCHINI

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