Diventa beata Armida Barelli

Cause dei Santi – Sabato 30 aprile 2022 nel Duomo di Milano viene proclamata beata Armida Barelli, protagonista dell’apostolato laicale in Italia, fondatrice della Gioventù femminile di Azione Cattolica, co-fondatrice delle Missionarie della regalità di nostro Signore Gesù Cristo e co-fondatrice dell’Università Cattolica

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Venerabile Armida Barelli (foto Avvenire)

Sabato 30 aprile 2022 nel Duomo di Milano è proclamata beata Armida Barelli, donna straordinaria, protagonista dell’apostolato laicale in Italia, fondatrice della Gioventù femminile di Azione Cattolica, co-fondatrice delle Missionarie della regalità di nostro Signore Gesù Cristo e co-fondatrice dell’Università Cattolica, che  ha celebrato il primo secolo di vita.

Fondatrice della Gioventù femminile di Azione Cattolica – Nata a Milano il 1° dicembre 1882 in una laboriosa famiglia borghese, non è educata ai valori religiosi che invece assorbe studiando in un collegio svizzero. I biografi notano che «non le mancano ripetute occasioni per formare una propria famiglia, ma sceglie una strada diversa». Nel 1910 incontra il francescano Agostino Gemelli, con il quale organizza la consacrazione al Sacro Cuore dei soldati italiani in partenza per la Grande Guerra. Per volontà del cardinale arcivescovo di Milano Andrea Carlo Ferrari dà inizio alla Gioventù femminile cattolica milanese che diventerà Gioventù femminile di Azione Cattolica, risposta cattolica alla laicizzazione liberale, anticlericale e massone; al socialismo radicale e facinoroso; all’ingresso delle ragazze e delle donne nelle fabbriche, dove sostituiscono gli uomini al fronte.

Impegno per l’Università Cattolica del Sacro Cuore – Armida Barelli è catturata dal sogno di Giuseppe Toniolo e di padre Gemelli dell’Università Cattolica, inaugurata il 7 dicembre 1921 dal cardinale arcivescovo Achille Ratti che due mesi dopo, il 6 febbraio 1922, diventa Pio XI. Il predecessore Benedetto XV il 19 febbraio 1921 firma il breve apostolico «Cum semper romani»: «Abbiate fiducia in quanto promuovete un’opera dalla quale deriverà grande giovamento alla causa cattolica e che fu nei voti di illustri personalità».

Opera dei cattolici ambrosiani spinti dal cardinale Andrea Carlo Ferrari.  

Agostino Gemelli – Edoardo Gemelli nasce a Milano il 18 gennaio 1878 da agiata famiglia legata alla Massoneria. Si laurea in Medicina a Pavia e ha come relatore il docente Bartolomeo Camillo Emilio Golgi: i suoi studi di istologia e patologia generale gli fanno vincere nel 1906 il Premio Nobel per la medicina, preceduto di qualche settimana da quello di Letteratura a Giosuè Carducci. Influenzato dall’ambiente medico, Edoardo consolida le sue idee positiviste e anticlericali e si dedica alle lotte sociali nelle file socialiste. Svolge il servizio militare a Milano nell’ospedale «Sant’Ambrogio» con Ludovico Necchi e con il francescano Arcangelo Mazzotti che hanno grande influsso sulla sua conversione alla quale lo conduce la critica al positivismo e la delusione per l’esperienza socialista. Nel novembre 1903 entra nel convento francescano di Rezzato (Brescia) r assume il nome Agostino. Sacerdote nel 1908, partecipa alla Grande Guerra come maggiore medico e collabora con il «vescovo di campo», il torinese di Pianezza Angelo Lorenzo Bartolomasi, a organizzare i raduni dei cappellani militari.

Armida Barelli –  Co-fondatrice, con Gemelli, del ramo femminile dei Missionari della regalità di Cristo, si impegna per la diffusione della vita liturgica e della spiritualità cristocentrica. Per incarico di Benedetto XV percorre più volte la Penisola per diffondere la Gioventù femminile –1 milione e 500 mila iscritte negli anni Cinquanta del XX secolo –; la devozione al Sacro Cuore e il progetto dell’Università Cattolica: organizza convegni e congressi, settimane sociali, pellegrinaggi, corsi culturali e formativi. Muore a Marzio (Varese) il 15 agosto del 1952. Figura chiave nella Chiesa del Novecento, ripete spesso: «I cattolici non hanno diritto di essere mediocri in quanto testimoni del regale sacerdozio di Cristo».

Lodovico Necchi, medico milanese (classe 1886), è chiamato al fronte: per un errore non gli riconoscono il grado di ufficiale medico. Così Necchi, presidente dell’Azione Cattolica milanese e già presidente dell’Unione Popolare, apprezzato sanitario e stimato consigliere comunale, affronta il conflitto da sergente. Un anno e mezzo in prima linea è un’eccellente testimonianza cristiana: pur avendone diritto non fa domanda di essere spostato nelle retrovie. Non vuole passare per «imboscato»: «I cattolici – dice – devono dare buon esempio e non venire meno al proprio dovere».

Francesco Olgiati, nato a Busto Arsizio (Varese) nel 1886, si forma nei Seminari milanesi, prete dal 1908, collabora con Gemelli e Necchi alla fondazione di «Vita e Pensiero», scrive sulla «Rivista di filosofia neo-scolastica», è uno dei fondatori dell’Università Cattolica dove insegna a Lettere. Condirettore della «Rivista del clero italiano», è autore di innumerevoli scritti. Il giovane fossanese don Michele Pellegrino, futuro cardinale arcivescovo di Torino, è uno dei primi studenti della Cattolica (1925-1929) e, su suggerimento di mons. Olgiati, suo direttore spirituale, si applica agli studi patristici e il 12 luglio 1929 si laurea in Letteratura cristiana antica a Lettere; il 14 dicembre 1931 in teologia alla Facoltà di Torino; il 18 luglio 1933, ancora alla Cattolica, è dottore in Filosofia. Elogia molto Gemelli e Olgiati. La Cattolica inizia con Lettere e Filosofia, e Scienze sociali; seguono Giurisprudenza, Scienze politiche, Economia e Commercio, Magistero (a Brescia), Agraria (a Piacenza), Medicina (a Roma). Gemelli, «magnifico terrore», è rettore fino alla morte nel 1959.

Barelli co-fondatrice della Cattolica: profonde tutto il suo impegno, infaticabile tesoriera dell’Università, nel 1924 vara la «Giornata» per raccogliere fondi. È una credente capace di tradurre in tante opere ecclesiali e culturali la sua forte fede e la devozione al Sacro Cuore di Gesù. Il prof. Ernesto Preziosi, suo biografo – «Armida Barelli, storia di una donna che ha cambiato un’epoca» con prefazione di Papa Francesco – la definisce «figura di prima grandezza del Novecento, donna esemplare che ha vissuto da protagonista il suo tempo e che ha tracciato la strada per altre migliaia di donne».

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