Lo scorso venerdì 10 aprile, presso la parrocchia San Giuseppe Cafasso (corso Grosseto 72) a Torino, è stato presentato il libro «Aldo Bertinetti. Uomo del dialogo». Sono intervenuti alla serata – insieme agli autori del volume, i diaconi permanenti Lorenzo Bortolin, Stefano Passaggio e Roberto Porrati – mons. Alessandro Giraudo, Vescovo ausiliare e vicario generale di Torino, Valentino Castellani, già sindaco di Torino, e Vilma Marchino, presidente nazionale del Masci (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani)
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Era l’autunno 1967, avevo 21 anni e frequentavo la prima Teologia nel Seminario maggiore di Rivoli (Torino). L’ex rettore del Seminario, mons. Giuseppe Pautasso, uomo straordinario, aveva pensato bene di mandare nelle parrocchie «a rimboccarsi le maniche e imparare il mestiere» i chierici, dalla prima alla quinta Teologia. A me era toccato in sorte la parrocchia San Giuseppe Cafasso, in corso Grosseto.
C’erano allora quattro preti in una comunità che aumentava vorticosamente sotto la spinta di consistente immigrazione spesso, spesso disordinata – l’annuario diocesano contava 24 mila abitanti – don Lorenzo Bertagna, un prete roccioso e simpatico, nativo dell’Astigiano, che avevo conosciuto come viceparroco alla mia parrocchia nativa Stimmate di San Francesco; don Giuseppe Vietto, un santo prete braidese, poi parroco-costruttore di San Vincenzo de’ Paoli e, successivamente, della Risurrezione, e molto amico del Ser. Mig. G. di Ernesto Olivero; don Franco Monetti, prete artista e, per questo, bonariamente, preso in giro dai confratelli; il 25enne don Aldo Bertinetti, canavesano di Bosconero (diocesi di Ivrea), ordinato prete il 26 giugno 1966, festa di San Giuseppe Cafasso, dal cardinale arcivescovo Michele Pellegrino. Dal Seminario io non ero solo: destinato al Cafasso anche il diacono Piero Stavarengo, un umo simpaticissimo, che trascorrerà gran parte della vita sacerdotale come cappellano delle carceri, prima alle Nuove, poi alle Vallette.
Era una bella comunità di preti e aspiranti preti. E ho conosciuto don Bertinetti non solo come prete molto simpatico, che sapeva far breccia nel cuore dei giovani, ma – come scrive mons. Alessandro Giraudo nella prefazione -, «è stato davvero un prete che ha saputo dire “sì” con tutta la sua vita, in diversi passaggi e anche in quelli più oscuri, accogliendo proposte e sfide che lo hanno condotto spesso su vie inesplorate e nuove. Don Aldo è stato un prete che ha saputo indicare il Signore e che ha condotto a lui, e lo ha fatto perché profondamente radicato nella fede, in quella Parola che ci provoca a fidarci e ad affidarci. Don Aldo è stato un prete che ha seminato vita e luce, con slancio e generosità, veramente innamorato del Signore e del Vangelo».
Il libro segue i grandi capitoli della sua vita – anche un’essenziale cronologia sarebbe stata estremamente utile -: il movimento dei Focolari, lo scautismo (la bella foto di controcopertina lo ritrae vestito da scout), il diaconato permanente (vent’anni dedicati alla formazione dei diaconi, delle moglie e delle loro famiglie); la parrocchia di Vallo Torinese, con la sua ragazza-venerabile Maria Orsola Bussone, che don Aldo, sulla scorta del teologo svizzero Hans Urs Von Balthaser, definisce «santità di popolo», mentre mons. Giovanni Luciano, incaricato a Torino delle cause dei santi, si augurava che si arrivasse a «canonizzare un’intera comunità parrocchiale in quanto tale».
Gli autori hanno giustamente dato risalto agli scritti di don Aldo (commovente dal testamento spirituale: «Devo ringraziare Dio per le grandissime grazie che mi ha dato in tutta la mia vita»). Ma estremamente significativi sono anche gli scritti su di lui. Tra i molti che ne illustrano virtù e meriti, il ricordo di Valentino Castellani, ex sindaco di Torino, che mette in luce il ruolo svolto da don Aldo che è tra i fondatori del Comitato Interfedi. Riassume la nota introduttiva: «Aldo Bertinetti, torinese, prete, focolarino, scout, professore, parroco, formatore degli aspiranti diaconi, co-fondatore del Comitato torinese Interfedi, assistente ecclesiastico di varie associazioni, guida spirituale di pellegrinaggi e altro. Molto altro ancora. Soprattutto, sempre, con tutti, amico. “Aldo barba”».
Pier Giuseppe Accornero



