Don Alessandro Amprino incardinato nell’Arcidiocesi di Izmir, l’antica Smirne, terza città della Turchia per numero di abitanti, è appena rientrato dopo aver seguito la visita di Papa Leone XIV nel Paese dove esercita il suo ministero dal gennaio 2021. Originario di Cumiana, don Amprino è Vicario Giudiziale, collabora in tre comunità parrocchiali ed è incaricato dell’assistenza spirituale del contingente militare italiano che opera nella base della Nato presente in città.

Don Amprino, come ha percepito la preparazione di questa visita?
È stata una attesa molto sentita anche perché è durata molto. La prima volta se ne era parlato nel giugno 2024, aspettavamo Papa Francesco che teneva molto a questo viaggio. Siamo molto contenti che Leone XIV abbia dato continuità a quel desiderio e onorato l’anniversario del Concilio di Nicea, prolungando anche i giorni della sua permanenza. Abbiamo vissuto l’attesa con la riconoscenza per un grande segno di paternità nei nostri confronti che come cristiani siamo una minoranza.
Come è stata l’accoglienza?
Ho visto tanto entusiasmo nei nostri fedeli, mi ha colpito il desiderio di essere presenti arrivando da ogni parte del Paese. Alla Messa di sabato c’è stata una partecipazione grandissima, anche dalle comunità più piccole, più lontane, e questo è stato un primo segno per la nostra Chiesa turca, un segno dell’importanza e della bellezza di fare comunione. Ero appena rientrato da Roma dove sto perfezionando gli studi in Diritto Canonico e il fatto di ritrovarsi insieme è stato un ‘ricomporsi’ prezioso. Ho percepito un grande momento di comunione e fraternità.
C’è stato qualcosa di Papa Leone che l’ha particolarmente colpito?
L’immagine che mi porto nel cuore è quella del Papa che nella cattedrale di Istanbul canta il ritornello del salmo in lingua turca: non ha soltanto pregato con noi, ma come noi… Una testimonianza bella di vicinanza. Mi ha fatto ricordare l’atteggiamento e l’amore per la Turchia, la sua gente e la sua cultura che dimostrò Papa Giovanni XXIII nel suo mistero episcopale nella nostra terra alcuni anni prima dell’elezione.
Poi ci sono stati i discorsi…
Certamente sarà importante rileggerli, a me hanno evocato i sette messaggi dell’Apocalisse, quelle sette lettere legate alle specificità e alla vita delle comunità dell’Asia Minore alle quali erano indirizzate. Una di queste è proprio la mia comunità di Smirne. Il Papa ci ha ricordato che la piccolezza non è una condizione da subire, ma uno stile da scegliere come fu scelto da Dio stesso, a quello che deve essere il nostro centro: il desiderio di annunciare il Vangelo impegnandosi nel dialogo interreligioso, nell’ascoltare e accompagnare i giovani che bussano alla porta delle nostre Chiese, nell’assicurare il servizio spirituale e materiale ai tantissimi rifugiati e nella trasmissione del Vangelo alla popolazione locale. Mi dico spesso che se non pensassi che il Vangelo possa parlare anche alla cultura turca, allora non crederei fino in fondo al Vangelo. E Papa Leone ha dato un segno di questo nelle sue parole.
Ha usato l’immagine dei ponti, cara al popolo turco.
Usato nel logo del viaggio, rimando anche al ponte sui Dardanelli che unisce Asia ed Europa, il ponte per noi è stato un richiamo forte ad essere operatori di dialogo tra le confessioni cristiane e anche nell’ambito interreligioso. L’immagine ha evidenziato come il viaggio di Papa Leone sia stato anche un pellegrinaggio di pace. In questa area mediorientale vicina alla Siria e all’Ucraina, a Israele, le sue parole sono state un grido di pace, un invito per tutti a cooperare, a impegnarci tutti per costruire la pace.
Cosa resterà di questi giorni al popolo turco?
Rimarranno tanti ricordi, tante immagini, ma ciò che resterà davvero dipende da noi. Il Papa a Nicea con i patriarchi e i rappresentanti delle diverse comunità cristiane è una immagine potente di unità per la quale noi dobbiamo impegnarci, così come il suo entrare con rispetto e raccoglimento nella moschea è stato un segno importante da custodire. Tutto questo porterà frutti. E lo dico pensando anche a quella commozione che ho visto nelle persone. Nella celebrazione ho aiutato i cerimonieri e ho accompagnato nell’offertorio alcune famiglie: ecco vedere la loro emozione, quella dei loro figli, è stato cogliere la bellezza della visita di Papa Leone tra noi.

