Don Burgio al Salone del Libro: “Carcere, occasione di rinascita”

Torino – Don Claudio Burgio, cappellano dell’Istituto penale minorile di Milano «Cesare Beccaria», è stato ospite al Salone del Libro con quattro ragazzi della sua comunità «Kayros» in un affollato incontro venerdì 18 maggio. L’occasione, la presentazione del suo ultimo libro «Non vi guardo perché rischio di fidarmi. Storie di cadute e di resurrezione» (ed. San Paolo)

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«Il carcere rimane l’ultimo dispositivo totale in Italia dopo la chiusura dei manicomi. Gli Istituti penali minorili dovrebbero essere superati, perché abbiamo le prove, anche dagli ultimi fatti accaduti al ‘Beccaria’, che si può scivolare in totalitarismo, in un dispositivo totalitario. Per i giovani che devono scontare una pena il carcere, così com’è strutturato, non permette di assolvere al dettato costituzionale dell’art. 27, che prevede che il tempo della pena deve essere occasione di rieducazione. Principio ancora più urgente per i minori reclusi, persone ancora in formazione che hanno bisogno di recuperare cosa si è interrotto nel loro percorso di crescita: famiglia, scuola, fiducia, sentirsi amati».

Sono parole forti, quelle di don Claudio Burgio, cappellano dell’Istituto penale minorile di Milano «Cesare Beccaria», dove le recenti indagini su abusi e maltrattamenti sui ragazzi reclusi hanno portato all’arresto di 13 agenti penitenziari e alla sospensione di altri 8, aprendo uno squarcio drammatico sulla situazione delle patrie galere. Don Burgio è stato ospite al Salone del libro con quattro ragazzi della sua comunità «Kayros» in un affollato incontro venerdì 18 maggio. L’occasione, la presentazione del suo ultimo libro «Non vi guardo perché rischio di fidarmi. Storie di cadute e di resurrezione» (ed. San Paolo, pp.156, 15 euro) il cui titolo è un programma: senza fiducia, ascolto, accompagnamento i nostri giovani rischiano di perdersi: non solo quelli «nati in culle sbagliate» – in un campo rom, in una famiglia di camorristi o in un Paese dove l’unica via d’uscita per fuggire da guerre, fame e povertà sono i barconi, ma anche chi è «normale» in un tempo dove la solitudine è la malattia delle nuove generazioni.

Don Claudio, classe 1969, ordinato sacerdote dal card. Carlo Maria Martini, dopo anni di esperienza in parrocchia e nella pastorale giovanile, diventa collaboratore di don Gino Rigoldi, storico cappellano del «Beccaria» e nel 2000 fonda «Kayros»: «Proprio così, con la ‘y’ al posto della ‘i’, che sarebbe la forma corretta, pensando ai ragazzi che avremmo accolto», scrive don Burgio. «Volevamo mettere al centro della parola proprio quell’errore, segno delle storie sbagliate che avremmo incontrato; ma anche segno dei nostri errori educativi, delle nostre incapacità di stare di fronte al dolore di questi adolescenti. Per loro sognavamo un ‘tempo opportuno’ (il significato della parola greca kairos, ndr), un ‘occasione’ di fiduciosa rinascita interiore per dare una svolta promettente al loro cammino esistenziale».


E testimone d’eccezione che senza fiducia non c’è educazione – come erano convinti don Bosco («in ogni giovane, anche il più disgraziato, c’è un punto accessibile al bene. Dovere primo dell’educatore è di cercare questo punto») o don Milani («I care» e cioè «mi importi, puoi contare su di me») – è Marta Cartabia, già presidente della Corte costituzionale e ministro della Giustizia, autrice della prefazione del libro. Dopo una settimana trascorsa nella comunità «Kayros» accanto ai ragazzi (alcuni in affidamento dal carcere Beccaria) Cartabia scrive: «Puntare sulla fiducia e sulla possibilità di cambiamento dei ragazzi difficili non è per sognatori come siamo tentati di pensare. Sono le vite cambiate di questi ragazzi a vincere la nostra incredulità». Parole che si riflettono negli sguardi dei ragazzi di don Claudio, con alle spalle reati pesanti e adulti che non li hanno accolti né «guardati negli occhi per arrivare a quel punto su cui far leva». Perché – è convinto don Burgio – non è una legge più dura e severa a fare da deterrente per contrastare la criminalità e il disagio giovanile (chiaro il riferimento al recente «decreto Caivano», i cui unici esiti sono l’aumento dei minori in cella). Non è la paura dell’arresto a scoraggiare un ragazzo dal commettere reati: «Un adolescente cambia se si sente investito di fiducia, se incontra un adulto affidabile capace di offrire reali opportunità di crescita». Un libro rivolto a tutti coloro che si occupano di giovani: genitori, educatori, insegnanti, politici.

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