Don Tonino Bello è Venerabile

Cause dei Santi – Diventa Venerabile Tonino Bello, prete e vescovo pugliese con la stola e il grembiule. Don Luigi Ciotti lo mette tra i suoi «maestri» accanto agli Arcivescovi di Torino Michele Pellegrino e Anastasio Ballestrero. Proprio a don Ciotti Tonino Bello, sul letto di morte, lasciò in eredità la sua stola

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Diventa venerabile Tonino Bello, prete e vescovo pugliese con la stola e il grembiule. Papa Francesco il 25 novembre 2021 ha autorizzato la Congregazione dei Santi a pubblicare i decreti sulle virtù eroiche del vescovo; di due santi: il carmelitano e giornalista olandese Tito Brandsma ucciso dai nazisti a Dachau e la religiosa italiana Maria di Gesù (Carolina Santocanale); di 5 beati, i sacerdoti francesi uccisi nel 1871 dalla «Comune di Parigi»; di 4 venerabili tra cui una suora cuneese.

VENERABILE TONINO BELLO – Non ama i titoli onorifici: da Antonio diventa per tutti Tonino. «Venerabile» racconta di una «Chiesa del grembiule», a servizio dei poveri e degli ultimi, quella del cristiano «contempl-attivo, con due t» – come si definisce – che «parte dalla contemplazione e lascia sfociare il suo impegno nell’azione». Nato ad Alessano (provincia di Lecce e diocesi di Ugento-Santa Maria di Leuca) il 18 marzo 1935, in Seminario – narra un testimone – «voleva vincere a tutti i costi, aveva la sindrome del primo della classe e pretendeva molto da sé stesso. Una partita di pallone finiva solo quando lui faceva gol». Prete dal 1957, si occupa della formazione dei seminaristi e lavora al settimanale diocesano «Vita nostra». Laureato in Teologia, alterna insegnamento nel Seminario alle trasferte e Roma ad accompagnare il suo vescovo al Concilio Vaticano II (1962-65). Assistente dell’Azione Cattolica e vicario episcopale per la pastorale diocesana, nel 1979 è parroco a Tricase (Lecce) e comincia dai giovani: li va a cercare e apre loro un Centro di lettura dove mette a disposizioni i suoi libri e una cinquantina di riviste». Il 10 agosto 1982 Giovanni Paolo II lo nomina vescovo di Molfetta-Giovinazzo-Terlizzi. Il primo gesto è per gli operai; il suo piano pastorale «Insieme alla sequela di Cristo sul passo degli ultimi». Inventa e vive «Chiesa con il grembiule».

PROFETA DI PACE, PELLEGRINO A SARAJEVO – Succede a mons. Luigi Bettazzi come presidente nazionale di «Pax Christi» nel 1985, predica il dialogo, la misericordia, la non violenza; si schiera contro il riarmo e il commercio delle armi; si impegna per l’obiezione fiscale alle spese militari, contro la militarizzazione della Puglia, per la pace nella prima «Guerra del Golfo» e nel conflitto nella ex-Jugoslavia. Indimenticabile la «marcia della pace» a Sarajevo il 7-13 dicembre 1992. Con oltre 500 persone, credenti e non di diverse nazioni, sfida le bombe: è già gravemente malato e muore di tumore allo stomaco il 20 aprile 1993. Venticinque anni dopo, il 20 aprile 2018 Papa Francesco va a Molfetta (Bari) dove fu vescovo. Una tappa del pellegrinaggio sulle tracce dei santi testimoni d’Italia del XX secolo: don Primo Mazzolari a Bozzolo (Cremona); don Lorenzo Milani a Barbiana (Firenze); San Padre Pio Forgione a Pietrelcina (Benevento) e San Giovanni Rotondo (Foggia); don Zeno Saltini a Nomadelfia (Grosseto); Chiara Lubich a Loppiano (Firenze). Pax Christi lo definisce «il vescovo più straordinario e popolare dopo il Concilio, capace di gesti forti e parole inequivocabili». Don Luigi Ciotti lo mette tra i suoi «maestri» accanto ai cardinali arcivescovi Michele Pellegrino e Anastasio Alberto Ballestrero e a mons. Franco Peradotto. A lui il vescovo sul letto di morte lascia in eredità la sua stola: «Era in prima fila quando c’era da rimboccarsi le maniche, sporcarsi le mani, correre rischi e accettare fatiche. In ultima quando c’era da riscuotere applausi, consensi, potere, consolazioni».

TITO BRANDSMA E MARIA DI GESÙ – Santo il sacerdote carmelitano e giornalista olandese Tito (Anno Sjoerd) Bradsma. Nato il 23 febbraio 1881 a Oegeklooster, studioso di filosofia, matematica e mistica, nel 1935 è assistente ecclesiastico dei giornalisti cattolici e sotto il nazismo visita e incoraggia le redazioni dei giornali cattolici a resistere al regime. Arrestato il 19 gennaio 1942, è ucciso in odio alla fede, con un’iniezione di acido fenico, il 26 luglio 1942 nel campo di Dachau. Santa siciliana Carolina Santocanale (1852-1923) fonda la Congregazione delle Suore Cappuccine dell’Immacolata di Lourdes al servizio dei poveri e degli infermi. Il miracolo riguarda due gravidanze concluse nel 2016 e 2017 da una donna siciliana affetta da grave patologia che le aveva causato infertilità.

SACERDOTI FRANCESI UCCISI DAI «COMUNARDI» – Beati Enrico Planchat, religioso vincenziano; Ladislao Radigue, Policarpo Tuffier, Marcellino Rouchouze e Frézal Tardieu della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e Maria sono uccisi in odio alla fede, con colpi di fucile e armi da taglio, il 26 maggio 1871 in Francia. La «Comune di Parigi» si ispira agli ideali socialisti e libertari e si oppone al governo repubblicano. Pone fine alla «Comune» la violenta «Settimana di sangue» del maggio 1871: esercito francese e «comunardi» si scontrano con migliaia di morti, incendi e distruzioni. I cinque preti potrebbero fuggire; invece assolvere il ministero.

CINQUE VENERABILI – Odette Vidal Cardoso di 8 anni: nata il 18 febbraio 1931 a Rio de Janeiro (Brasile), a 5 anni frequenta il catechismo e lo insegna alle figlie dei domestici ed è ammessa alla prima Comunione. Con la mamma, visita ospizi, orfanotrofi e lebbrosari. Colpita da tifo, per 49 giorni sopporta la malattia con serenità e pazienza. Muore il 25 novembre 1939 «Gesù, portami in cielo». Giovanni di Gesù Maria (Giovanni de San Pedro y Ustárroz) carmelitano scalzo spagnolo (1564-1615); Giorgio Guzzetta, palermitano religioso oratoriano (1682-1756); bergamasca Maria Dositea Bottani (Maria Domenica), superiora generale delle Orsoline di Maria Immacolata di Gandino (1896-1970); Natalina Bonardi (Maria), fondatrice della Congregazione delle Suore di Santa Maria di Loreto nata il 4 dicembre 1864 a Cuneo e morta il 25 luglio 1945 a Vercelli, dove aveva trasferito il suo impegno.

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