Donne, Chiesa, Mondo. Il cardinale Marengo: “pregare insieme nella Ger”

Intervento – «Pregare insieme nella ‘ger’» («ger» è la tipica abitazione mongola). Sul mensile de L’Osservatore Romano “Donne, Chiesa, mondo” (febbraio 2024) il cardinale Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulaanbaator in Mongolia, spiega come le donne siano state le prime a essere battezzate e, come al sepolcro di Gesù, «sono arrivate per prime, portando con sé mariti, figli e padri»

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cardinale Giorgio Marengo

«Pregare insieme nella “ger”» («ger» è la tipica abitazione mongola. Sul mensile de «L’Osservatore Romano» (febbraio 2024) il cardinale Giorgio Marengo, prefetto apostolico di Ulaanbaator, spiega come le donne sono state le prime a essere battezzate e, come al sepolcro di Gesù, «sono arrivate per prime, portando con sé mariti, figli e padri».

Il cardinale torinese scrive: «La vita missionaria può aiutare ad avere uno sguardo ampio e arricchente sul maschile e femminile nella Chiesa. La mia esperienza è molto positiva. Fin dall’infanzia, la compresenza del maschile e del femminile ha fatto parte della normalità della vita quotidiana, a cominciare dalla famiglia – nella quale con mia sorella (Mariachiara, n. d. r.) c’è sempre stato un rapporto molto costruttivo e arricchente – poi nella scuola e attraverso lo scoutismo (ragazzi e ragazze), che ha segnato i miei anni più giovani. Dopo la maturità classica, sono entrato tra i Missionari della Consolata, istituto fondato dal beato Giuseppe Allamano per formare religiosi e religiose per la missione “ad gentes”. Un unico fondatore diede vita a una congregazione dal volto maschile e femminile, impartendo gli stessi insegnamenti agli uni e alle altre, pensando precisamente a una famiglia, nel pieno rispetto della diversità, ma nella convinzione che per il raggiungimento della prima evangelizzazione ci vogliano uomini e donne consacrati, non gli uni o le altre, ma insieme».

Il primo gruppo in Mongolia è formato da cinque persone: tre suore e due sacerdoti. Una missione difficilissima: numero ridottissimo di cattolici (meno dell’1 per cento della popolazione); clima che oscilla tra i -40 gradi in inverno e i +40 gradi in estate, una lingua ardua da imparare. Tutto questo – osserva Marengo – richiede «abnegazione e molta sincerità con sé stessi. I tratti del carattere, buoni e cattivi, appaiono sotto la luce trasparente del cielo della Mongolia. In questa esperienza di deserto, lavoriamo insieme, uomini e donne, nella diversità delle vocazioni, ma in un’armonia essenziale, perché ci sentiamo umili, uguali nella nostra indigenza di fronte all’annuncio del Vangelo, che può realizzarsi nella fede, con tempi lunghi e in piena libertà».

Per il cardinale «la missione condivisa è stata e continua a essere fonte di umanizzazione integrale ed è una delle condizioni per la vitalità della missione, perché il rispetto e la stima reciproci che i/le missionari/e hanno tra loro fanno parte della testimonianza data in nome del Vangelo».

Nel primo luogo in cui è stato missionario, la «remota» parrocchia di Arvaikheer, «i primi gruppi di battezzati erano formati interamente da donne. Come al sepolcro, le donne sono arrivate per prime, portando con sé i mariti, i figli e i padri. Molte donne portano anche il peso delle loro famiglie da sole. Durante l’adorazione eucaristica, nella chiesa rotonda a forma di “ger”, preghiamo insieme religiosi e religiose. Nella diversità dei rispettivi ruoli, portiamo avanti insieme il discernimento e il lavoro missionario, trovando nella preghiera la fonte viva del nostro essere figli e figlie di Dio».

In Mongolia e in Corea c’è un nuovo nunzio apostolico, il 60enne arcivescovo abruzzese Giovanni Gaspari, già nunzio in Angola e in São Tomé e Príncipe. Lo ha nominato Papa Francesco in sostituzione di mons. Alfred Xuereb, che Francesco ha mandato nunzio in Marocco. Mons. Gaspari ha lavorato nelle rappresentanze pontificie di Iran, Albania, Messico, Lituania, in Segreteria di Stato, nella sezione per i rapporti con gli Stati. È arcivescovo dal settembre 2020.

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