Sono le 23.38 di sabato sera e il cortile di «Casa Santa Giulia» – così è conosciuto l’oratorio di Vanchiglia – è gremito di oltre 700 giovani e famiglie per la gara finale del contest di band giovanili rivolto a gruppi che non hanno mai avuto un palco su cui esibirsi: un sabato sera di divertimento sano, in un ambiente educativo, in cui i ragazzi mettono a disposizione i propri talenti. Davanti all’oratorio, sulla piazza, c’è invece la movida «selvaggia», con spaccio di droga a cielo aperto, abuso di alcool anche fra i minori, automobili parcheggiate in mezzo alla strada con le casse a palla, … Ebbene l’oratorio viene «spento» da una volante della Polizia municipale perché si è superato l’orario del permesso, le 23.30, e la musica dei ragazzi disturba la quiete pubblica.
La movida di Santa Giulia, invece, continua indisturbata – anzi alle 23.30 è ancora nelle fasi iniziali – in quanto i Vigili urbani non hanno le competenze per intervenire in una «zona rossa», come Vanchiglia. È la fotografia del paradosso accaduto la sera di sabato 10 maggio.

«Abbiamo rispettato la legge provvedendo subito a spegnere la musica», spiega don Paolo Pietroluongo, della Fraternità San Carlo, amministratore parrocchiale di Santa Giulia, «è vero, avevamo sforato di 8 minuti rispetto al permesso, avremmo terminato la serata al massimo alle 23.50, in quanto si stava per esibire l’ultima band di ragazzi quindicenni. La volante certamente ha fatto il suo dovere non accorgendosi però della situazione paradossale: noi con l’oratorio offriamo una ‘vera’ alternativa alla movida senza regole, offriamo una ‘Casa’ in cui i ragazzi possano sentirsi protagonisti, in cui possano divertirsi in modo sano e costruire qualcosa di bello a partire da ciò che amano. Sulla piazza, nonostante tutte le azioni messe in campo negli ultimi dieci anni, una soluzione vera al problema ancora non si vede».
Le persone presenti alla festa dell’oratorio hanno espresso indignazione per l’accaduto.
«Ritengo», osserva il sacerdote, «che il quartiere, con le istituzioni, debba indignarsi per quello che avviene fuori dall’oratorio: per lo spaccio sotto gli occhi di tutti, che mette in pericolo la sicurezza anche dei nostri bambini e ragazzi; tutti sanno e tutti i giorni il fenomeno continua ad accadere, insieme alle altre annose problematiche generate dalla movida che vede oltre 500 persone concentrate in una stessa piazza in cui ciascuno agisce secondo la propria ‘libertà’».
Dallo scorso marzo, anche dopo le denunce di don Paolo e della Comunità di Santa Giulia, Vanchiglia è stata inserita nelle «zone a vigilanza rafforzata» (zone rosse), individuate dalla Prefettura.
«Quando sulla piazza ci sono le camionette della Polizia si riesce a vivere, appena vanno via tutto torna come prima», sottolinea don Paolo, che esprime soddisfazione per i passi avanti compiuti dalle istituzioni e dalle forze dell’ordine: «per esempio sono stati chiusi locali che vendevano alcool a minorenni, sono stati rafforzati i controlli. Certamente c’è ancora molto da fare per affrontare il problema; noi come sempre siamo disponibili a fare la nostra parte proseguendo il proficuo dialogo che c’è con le istituzioni».
Casa Santa Giulia mette al centro le nuove generazioni: «a noi», conclude il sacerdote, «interessa annunciare la bellezza della vita cristiana, soprattutto in un luogo in cui ai giovani si propone tutt’altro. Vorremmo allora che le regole fossero rispettate da tutti, che non ci fossero due pesi e due misure. Soprattutto desideriamo far comprendere ai ragazzi che è possibile un divertimento senza sballo, e qui a Casa Santa Giulia ciò avviene e porta frutti».



