È bene per voi che io me ne vada

Commento alle Letture della Solennità dell’Ascensione del Signore (domenica 12  maggio) – Vangelo Marco 16,15-20

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Il Tempo Pasquale, che corre velocemente, ci indirizza sulla strada della Pentecoste celebrando oggi il mistero dell’Ascensione. Il brano del Vangelo di questa Solennità a detta di tutti gli studiosi, assomiglia ad un sommario dove viene descritta l’apparizione di Gesù agli Undici discepoli, il loro invio missionario accompagnato dai prodigi e dai segni, l’Ascensione e infine la presenza del Signore che opera insieme ad essi. L’analisi del testo, come già visto, in altra occasione sostiene che questo brano non è riconducibile allo stile del Vangelo di Marco, ma è stato aggiunto per non lasciare come conclusione lo spavento e la paura delle donne e l’incredulità dei discepoli. Anche nei versetti 8-15 che precedono immediatamente il brano odierno troviamo un riferimento al rimprovero di Gesù nei confronti dei discepoli per la loro incredulità che però è guarita dal fatto che sebbene salito al cielo non si separa dalla loro vita e dalla loro opera. Il Vangelo di Marco pur essendo molto stringato tuttavia nel brano dell’Ascensione ci mette di fronte ad alcuni elementi degni di nota.

Ritrovo questi elementi proponendo in questo contesto una riflessione di san Cesare de Bus tratta dalle «Istruzioni Familiari» circa i meriti che ci derivano dall’Ascensione del Signore.

Il merito della nostra fede è cresciuto e la nostra speranza è stata confermata – La fede appartiene, infatti, alle cose invisibili e remote della ragione e dell’intelligenza umana e se il Signore non ci avesse lasciati, il merito sarebbe minimo: «Beati quelli che pur non avendo visto crederanno» (Gv 20,29). L’uomo sarà tanto più felice quanto meno avrà visto e tuttavia, avrà creduto. È una grande consolazione per noi, poiché coloro che non hanno visto Gesù e che credono in Lui saranno salvati tanto quanto coloro che l’hanno visto. Poiché Gesù Cristo uomo salì al cielo e mise la natura umana alla destra di Dio Padre, abbiamo anche noi la speranza di salire e di essere uniti al nostro capo come egli stesso dichiarò: «Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano con me dove sono io» (Gv 17,24).

Il nostro amore è stato reso spirituale e perfetto – Dove c’è il nostro tesoro c’è sicuramente il nostro cuore. Salendo in cielo, egli ha reso il nostro amore spirituale e perfetto e ha fatto sì che noi amiamo e veneriamo Dio come colui che non vediamo. È bene per voi che io me ne vada.

La Chiesa è stata moltiplicata –Con l’Ascensione Gesù ha ampliato la sua casa in terra. Ha mandato lo Spirito Santo per governarla, ha dato ad alcuni di essere apostoli, altri profeti, altri evangelisti, pastori o dottori, E pur sedendo alla destra del Padre non ha mai smesso di distribuire grazie e benefici a tutti, «per tutta la terra si è diffuso il loro annunzio e ai confini del mondo la loro parola». Dopo che Gesù Cristo è salito in cielo e noi siamo risuscitati con Lui, cerchiamo ormai le cose di lassù e non quelle della terra. Che il nostro cuore sia laddove c’è il vero tesoro, e così come l’avaro ha sempre il cuore assorto nella contemplazione del suo denaro, noi che abbiamo il nostro tesoro in cielo, siamo obbligati a mettere lì il nostro cuore.

padre Andrea MARCHINI

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