È Natale, andiamo a Betlemme

Commento alla liturgia di Natale, lunedì 25 dicembre 2023, Messa dell’Aurora (Vangelo Luca 2,15-20)

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Non c’è nulla di più movimentato del Presepe seppur visto nella sua immobilità…mi riallaccio così allo scritto della Quarta Domenica di Avvento. Il coro degli Angeli, le creature appena sotto il Signore Dio nella visione biblica hanno annunciato ai pastori la nascita del re e adesso, come ci racconta il Vangelo di Luca, tornano verso il cielo in questa solenne e grandiosa scena della natività secondo Luca.

La nascita del Bambino è vista con gli occhi di tutti coloro che accanto o dentro al Presepe, sono i protagonisti, sono essi che ci portano vicino al Bambino di Betlemme. Gli angeli dunque, hanno contato il loro inno «Gloria», che compare solamente questa volta nella Scrittura e che mette in comunione il cielo e la terra: hanno svolto il loro compito e si allontanano perché hanno la fortuna di capire che per quanto esseri nobili e importanti non solo loro i protagonisti: non è Natale mai se il centro della scena sei sempre tu, lasciare spazio vuol dire far vivere.

Adesso che gli angeli sono andati in cielo, rimangono i pastori «quelli che di notte fanno la guardia al gregge vegliando», gente semplice, così semplice  che nella scala sociale erano ai margini, anzi fuori dai margini; ma come spesso ci fa notare il Vangelo sono i margini che danno risalto a quello che c’è dentro, senza i margini non si capisce cosa c’è al centro.

Dobbiamo molto ai pastori nel Natale perché sono curiosi, attivi, spinti a fare un passo in là, loro che sono esperti delle notti fredde, del lasciare il gregge per cercare la pecora perduta che non stanno fermi né con i piedi né con il cuore. Essi trovano Colui che è trovato solo se perso, conosciuto solo se cercato, scoperto solo se atteso ed invece di trovarsi di fronte ad un evento di eccezionale portata si trovano di fronte Maria, Giuseppe e il Bambino che giace «nella mangiatoia» che sappiamo essere un ricovero per gli animali durante la notte.

Il primo miracolo del Natale lo vediamo realizzato in loro che non rimangono delusi dalle aspettative per la serie tutto qui, questo sarebbe il Messia di Israele? Il Bambino, invece raccoglie e riassume tutte le loro attese: colui che deve essere cullato ci culla, colui che deve essere nutrito ci nutre, colui che deve essere accarezzato ci accarezza, colui che deve essere guardato ci guarda colui che deve essere salvato ci salva; Bambino perché tutto quello che dovrebbe ricevere da noi Lui lo offre a noi fino ad amarci senza misura proprio Lui che piccolo ha bisogno di amore.

Il Natale è in questo rovesciamento di parti e Maria conserva tutte queste cose meditandole nel suo cuore. Il verbo conservare custodendo è tipico del Natale assieme al verbo partorire. Cosa custodisce Maria portando dagli occhi del viso agli occhi del cuore quello che ha visto. Poco prima visitando la cugina Elisabetta aveva magnificato l’Onnipotente per le meraviglie compiute in Lei e adesso ha tra le sue braccia l’Onnipotente, allatta il Creatore dell’universo, canta la ninna nanna a Colui che è cantato dagli angeli perché l’Onnipotente non è colui che può tutto e sa fare tutto ma l’Onnipotente è colui che lascia fare, si lascia amare perché molto più può il lasciarsi amare che l’amare.

Abbiamo impostato la nostra vita e la nostra vita cristiana adulta sul fare, sul compiere qualcosa, sull’amare, il Natale, questo Natale ci sorprende perché non puoi amare se non ti lasci amare: l’ascesi ha prodotto uomini e donne rigidi, tutti di un pezzo e ho l’impressione che molti siano nati grandi. Dio invece è nato Bambino perché così ti spiazza cioè non ti fa coprire un ruolo ma ti mette a tuo agio perché se non ti lasci amare il Natale diventa l’ennesimo sforzo sovrumano. Ora vado lodando e glorificando Dio che è ben più delle nostre aspettative, ben al di là dei miei ragionamenti, ben oltre le nostre possibilità. Buon Natale a tutti!

padre Andrea Marchini

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