È sempre questione di soldi

Analisi – È il denaro che scatena le guerre e gli altri problemi del mondo, anche della vita quotidiana. Nel campo sanitario – per fare un esempio chiaro a tutti – il cosiddetto «ritorno alla normalità» dopo il Covid sta scrivendo per ragioni di denaro, ogni giorno, pagina brutte e faticose…

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«C’est l’argent qui fait la guerre», sempre, purtroppo! È il denaro che scatena le guerre e gli altri problemi del mondo, anche della vita quotidiana. Nel campo sanitario – per fare un esempio chiaro a tutti – il cosiddetto «ritorno alla normalità» dopo il Covid sta scrivendo per ragioni di denaro, ogni giorno, pagina brutte e faticose.

Non ci sono infermieri. È la conseguenza di una sbagliata programmazione. È certo, tuttavia, che tra i sanitari le richieste più insistenti , oltre alla sicurezza, riguardano gli stipendi bassi. L’assegno mensile in Italia oscilla tra i 1.700 ed i 1.800 euro, mentre in Svizzera è di oltre 4.500. Per questo motivo stanno aumentando gli infermieri frontalieri, che vivono in Piemonte, ma lavorano oltre frontiera. Ci vanno in auto o in treno, si macinano oltre 100 chilometri al giorno, ma sono meglio pagati. Certo, è difficile resistere alle offerte quando, come ora, da noi ci sono turni pesanti e spesso massacranti, ferie e riposi che «passano in cavalleria». Così il numero degli infermieri che mancano sale a 70 mila in Italia. Ci vorranno anni per recuperare.

La stessa situazione è vissuta dai medici (i più vecchi d’Europa) nei pronto soccorso dove c’è l’ingorgo continuo, orari mobili e tanto stress. I medici ormai preferiscono operare nei reparti degli ospedali dove le giornate sono meno caotiche. Anche in questo caso, è soprattutto, questione di «soldi» perché gli stipendi sono troppo bassi e non ripagano dei sacrifici che si fanno.

Sono sempre soldi quelli che, di fronte ai tempi lunghi della sanità pubblica, finiamo per sborsare nelle visite specialistiche in strutture private o studi personali. Anche queste somme di denaro stanno aumentando in maniera esagerata: gli specialisti più crescono in professionalità più costano, con parcelle che arrivano anche a 500 euro (immorali ed eticamente inaccettabili) per visita. Certo, c’è la crescita e l’aggiornamento professionale, però…. Chi non può, che fa? Soffre!

Ai dipendenti statali è stato firmato il nuovo contratto che mediamente fa lievitare di 170 euro il mensile. Ma nelle scuole migliaia di supplenti aspettano d’essere pagati dal Ministero della Pubblica Istruzione. I salari sono molto bassi: il 43% dei giovani prende meno di mille euro al mese. E furoreggiano le «offerte»(?) in nero.

Finalmente, c’è più attenzione per gli anziani. Arriva l’assegno di assistenza. È una misura di accompagnamento, in via sperimentale, per il biennio 2025-2026. La prestazione, a carattere universale, prevede un assegno integrativo di assistenza pari a 1000 euro, per gli anziani over 80 non autosufficienti e con un livello di bisogno assistenziale gravissimo. Bene!

Ma intanto la lista d’attesa di chi attende il contributo sulle rette nelle Rsa dalle Regioni è sempre troppo lunga. Infatti, le case di riposo lanciano appelli a ripetizione ed alcune già hanno chiuso.

Il problema è generale: è il risultato degli effetti nefasti delle guerre in Ucraina e Palestina e del semi blocco del canale di Suez, dell’inflazione che ha fatto schizzare in alto i prezzi di tutto. Tuttavia la media dei fogli-paga, nell’industria come nell’artigianato, è troppo bassa. E molte famiglie lamentano che, pur lavorando, faticano a sbarcare il lunario ed alcune si sono già rivolte alle Caritas.

I trattori, dal Trentino a Palermo, sono in piazza: gli agricoltori, stretti tra multinazionali e prezzi impazziti, non ce la fanno più. Anche in questo caso, come sempre, è questione di soldi. Ma non può e non deve essere solo un problema di denaro, ma di dignità, valori, speranza.

Purtroppo, il ritorno al futuro è troppo spesso questo crudo paesaggio di realtà. Bisogna, quindi, che le istituzioni, le aziende e le comunità sappiano costruire, insieme, fatti concreti: di parole inutili già straripano anche i ruscelli, nonostante la siccità.

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