È tornata la processione di Maria Ausiliatrice

Torino – Martedì 24 maggio, Solennità di Maria Ausiliatrice, l’Arcivescovo emerito di Torino mons. Cesare Nosiglia ha presieduto la tradizionale processione per le vie di Valdocco, tornata dopo due anni di stop a causa della pandemia. GALLERY

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foto Bussio

Erano tre anni che a causa del Covid-19 la statua di Maria Ausiliatrice non usciva più per la tradizionale processione per le strade percorse da don Bosco: per questo la serata del 24 maggio è stata davvero speciale.

Migliaia di gruppi, famiglie giovani della famiglia salesiana della diocesi e tanti devoti all’Ausiliatrice sono sfilati pregando guidati dall’Arcivescovo emerito mons. Cesare Nosiglia accompagnato dal Rettor Maggiore dei salesiani don Ángel Fernández Artime e dalla madre generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice suor Chiara Cazzuola.

Presente anche il sindaco Stefano Lorusso e il prefetto Raffaele Ruberto. La processione che ha concluso la novena e la giornata scandita dalle Messe presiedute tra gli altri dal Rettore Maggiore e da mons. Nosiglia, come ha sottolineato il rettore della Basilica don Michele Viviano è stata «speciale» perché quest’anno si ricordano i 400 anni dalla morte di san Francesco di Sales, patrono dei salesiani: sua è la preghiera stampata nell’immaginetta offerta a tutti i presenti composta nel 1622. Inoltre hanno partecipato alla processione anche i 50 profughi ucraini, mamme con bambini e 15 adolescenti accolti a Valdocco. Per questo si è pregato intensamente per la pace e per i giovani.

«Cari giovani non lasciatevi rubare la speranza», ha detto mons. Nosiglia al termine del cammino richiamando don Bosco, «Abbiate il coraggio di osare, puntando alle vette della responsabilità e di un amore non mediocre e scontato ma di quello più grande che Cristo vi offre, senza timore, perché a questo vi chiama e vi attrezza il Signore».

Di seguito pubblichiamo il messaggio di mons. Nosiglia. 

Cari amici e devoti di Maria Ausiliatrice,

è con grande gioia che abbiamo camminato insieme in questa bella e partecipata processione  sotto lo sguardo di Maria  e pregando e cantando le sue lodi. Maria ci dia l’aiuto di cui tante famiglie, lavoratori, malati e sofferenti per la crescente povertà  che incombe su di loro e tantissimi giovani in particolare e tanti profughi dalla guerra  in ucraina, hanno bisogno.

I tempi tumultuosi del nostro oggi che viviamo con apprensione  sembrano ben rappresentati in quel mare in tempesta  che troviamo nel grande affresco che sta sulla destra dell’entrata in questa Basilica di Maria Ausiliatrice. È uno dei sogni di don Bosco  dove si vede la barca di Pietro con sopra il Papa che viene sballottata dal mare in burrasca  eppure va avanti passando tra due colonne che le indicano la via sicura verso l’approdo. Su queste colonne c’è da un lato Maria Ausiliatrice e dall’altro l’Ostia consacrata, l’Eucaristia. Così in questo modo il Signore  indicava a Don Bosco i suoi tre amore  che ne hanno caratterizzato la vita e il servizio: l’amore all’Eucaristia fonte prima di vita nuova che ci fa partecipi della   Pasqua del Signore risorto; l’amore a Maria Ausiliatrice che ci protegge da ogni pericolo;  l’amore al Papa  successore di Pietro che guida la Chiesa  con la forza della fede e della testimonianza  che conferma tutti i cristiani  nella speranza  della vittoria del male sul bene, della vita sulla morte, dell’amore sull’odio e la violenza, della riconciliazione sull’egoismo e il rifiuto degli altri.

Cari amici e fedeli, voglia Maria Ausiliatrice mantenere sempre vivo e nuovo questo tesoro della  fede  che ci è stato consegnato e che non dobbiamo sciupare o sminuire ma anzi accrescerlo con il nostro impegno coerente di buoni cristiani e onesti cittadini  come ricordava sempre don. Bosco nella sua azione educativa.

Desidero terminare con un saluto speciale a voi giovani e ragazze su cui incombe l’impegno di risvegliare dal suo torpore la fede assopita di molti vostri coetanei e di investire i loro talenti  nel rinnovare il volto delle nostre comunità  e dell’intera società, ricordando la fiducia che don Bosco riponeva in ciascuno giovane dicendo che nel loro cuore c’è un patrimonio di bene e di amore e di vita  che non va disatteso dagli adulti, ma nemmeno da  loro  stessi. Cari Giovani non lasciatevi rubare la speranza da una società che vi adula e parla sempre di voi ma che stempera nel consumismo e nel disimpegno i vostri sogni e non muove un dito per  affrontare seriamente i vostri  problemi. Abbiate dunque il coraggio di osare  puntando alle vette  della responsabilità e di un amore non mediocre e scontato ma di quello più grande che Cristo vi offre, senza timore, perché a questo vi chiama e vi attrezza il Signore.

+ Mons. Cesare Nosiglia, Arcivescovo emerito di Torino 

OMELIA DEL RETTOR MAGGIORE DEI SALESIANI

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