Elezioni Torino, fuga dal voto nelle periferie

Analisi – A Torino il crollo della partecipazione elettorale registra nei quartieri della periferia Nord le punte massime di assenteismo, picchi mai visti prima d’ora: in Barriera di Milano, Falchera, Vallette, Borgo Vittoria sono rimasti a casa 6 elettori su 10

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A Torino il crollo della partecipazione elettorale registra nei quartieri della periferia Nord le punte massime di assenteismo, picchi mai visti prima d’ora: in Barriera di Milano, Falchera, Vallette, Borgo Vittoria sono rimasti a casa 6 elettori su 10. È un dato molto grave: ci fa sapere che il popolo delle periferie più povere e degradate di Torino ha perso la speranza di migliorare le proprie condizioni di vita attraverso i canali della politica.

Questo giornale lo scrive da anni: le periferie si sentono sole e abbandonate. Esse concentrano drammaticamente tutti gli indicatori del disagio sociale (alta disoccupazione, degrado edilizio, solitudine della popolazione anziana, immigrazione conflittuale, criminalità), ma hanno la sensazione che la Città le abbia scaricate, che le abbia lasciate andare al loro destino senza più interessarsi né tanto meno risolvere le sfibranti emergenze.

Nei quartieri dove la sera hai paura ad uscire per strada, dove i giovani vagano senza lavoro, dove la presenza degli stranieri è motivo di conflitti quotidiani e migliaia di famiglie faticano a sfamarsi, la gente è stanca e spaventata, spesso arrabbiata. Se ha rinunciato a farsi sentire nella cabina elettorale, vuole dire che la rabbia si sta canalizzando in altro modo, ma in quale direzione? Il prossimo Sindaco di Torino dovrà sforzarsi di capirlo per tornare ad ascoltare nel modo giusto, e per farlo in fretta, molto in fretta, prima che la pentola a pressione faccia saltare il coperchio.

I quartieri popolari devono digerire la grande delusione lasciata dal Movimento Cinque Stelle dopo che nel 2016, con Chiara Appendino, vinse le elezioni promettendo di portare aria nuova nelle periferie abbandonate. In cinque anni la situazione non è migliorata, i problemi sono rimasti al loro posto, il disagio se possibile è ancora cresciuto, come dimostra la punizione inflitta ai grillini dal voto di domenica sorsa in un quartiere emblematico come Barriera di Milano: qui nel 2016 il Movimento Cinque Stelle aveva preso il 32% dei voti e oggi non supera la soglia del 9%.

Le promesse mancate dal partito di Grillo hanno allontanato la gente di periferia dalla vita politica: è un risultato molto triste per un movimento che prometteva di riportare la politica fra la gente. Nei quartieri della zona Nord, la più povera di Torino, oggi funzionano meglio le parole d’ordine della destra, che si appunta contro la criminalità e i fenomeni migratori, promettendo di «ripulire» il territorio. Domenica scorsa il centrodestra si è aggiudicato la presidenza delle due Circoscrizioni che si dividono la periferia Nord. I Fratelli d’Italia qui sono al 12%, la Lega al 16% (bottino raddoppiato rispetto alle elezioni del 2016, anche se dimezzato rispetto al voto regionale del 2019): insieme alla lista civica di Damilano (8%) e a Forza Italia (6,5%) fanno meglio del centrosinistra, nonostante la tenuta del Pd al 25%.

Lo Russo e Damilano hanno annunciato che si prepareranno al ballottaggio del 17 ottobre facendo campagna elettorale soprattutto nelle periferie. È la scelta giusta. Anche a Mirafiori, dove il centrosinistra ha vinto le elezioni di Circoscrizione (con il presidente eletto Luca Rolandi, giornalista, già direttore de «La Voce del Popolo»), la fatica di vivere è un sentimento diffuso all’ombra della vecchia fabbrica Fiat semi-abbandonata.

Non basterà ascoltare le periferie in campagna elettorale. Bisognerà farlo dopo il voto, mettendo l’emergenza dei quartieri popolari al centro dell’agenda politica. È stata la grande promessa mancata da Chiara Appendino, non deve capitare un’altra volta.

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