Embraco, parla un operaio: “non aspetto sussidi, voglio lavorare”

Testimonianza – Maurizio Ughetto, 45 anni, operaio e rappresentante sindacale: “il nostro timore è che dopo il voto di domenica 4 marzo la politica si dimentichi di noi”

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Maurizio Ughetto, operaio Embraco

«Se poi pensi che gli operai della Slovacchia li abbiamo addestrati noi…». Maurizio Ughetto, torinese di 45 anni, è operaio e rappresentante sindacale Fiom all’Embraco di Santena, dove 497 dipendenti rischiano di essere licenziati. «Davanti a me ho come una clessidra» dice «Dentro c’è sabbia fino al 25 marzo».

La sua storia è uguale a quella di tanti: ieri all’insegna della dignità, della possibilità di fare progetti garantita da uno stipendio modesto ma certo. Oggi all’insegna della lotta che sta facendo parlare di Embraco in Italia e all’estero, da papa Francesco e questa settimana al Parlamento europeo di Bruxelles. E un domani che non si sa cosa possa portare.

«Vogliamo fare qualche conto? Fino al 2004 prendevo 1300 euro al mese. Poi c’è stata la prima crisi, con l’azienda abbiamo contrattato una riduzione dei salari pur di conservare i posti di lavoro, da allora in media sono arrivato a 1100». 430 euro l’affitto, 200 al mese alla moglie dopo il divorzio, 75 per l’abbonamento al pullman aziendale, le bollette: «Non mi vergogno a dirlo, qualche volta sono intervenuti i miei a darmi una mano».

All’inizio di questa crisi l’azienda ha tolto i vantaggi che gli operai erano riusciti ad avere negli anni: «Via pullman e mensa, con i costi per noi che aumentano, specie per chi arriva da più distante. E i pochi che non hanno la macchina o la patente fanno fatica ad arrivare in fabbrica».

Ora che aria tira? «Speravamo nella contrattazione, in un passo indietro di Embraco che non c’è stato. E temiamo che dopo il voto di domenica i politici si dimentichino di noi. L’aria è pessima, l’ultima speranza è quella di una riqualificazione industriale che per ora è solo sulla carta».

Ughetto mette poi in evidenza i casi dei tanti coniugi che lavorano entrambi in Embraco: «Gente con figli piccoli, col mutuo della casa da pagare, che rischia di trovarsi in mezzo a una strada». Perché trovare subito un altro lavoro è una chimera: «La maggior parte di noi è tra i 35 e i 45 anni: all’epoca della crisi del 2004 c’erano stati molti prepensionamenti. Come fare per trovare un altro lavoro? Io ho il diploma di perito elettronico, ma se un’azienda deve assumere prende un ragazzo uscito dalla scuola, che costa meno e all’occorrenza può licenziare. Un ragazzo che, dal canto suo, ha meno pretese e non ha una famiglia sulle spalle».

Poi ci sono gli operai meno qualificati: «Magari hanno 40 anni, una grande esperienza e il diploma di terza media: quelli chi li prende?».

A Riva non si pensava che le cose sarebbero finite così: «Sono tra quelli che hanno addestrato gli operai slovacchi: pensavamo che da loro sarebbe finita la linea meno evoluta, e noi avremmo continuato a lavorare su quella più moderna. Invece quella più vecchia forse andrà in Brasile, e la più nuova in Slovacchia».

La sensazione è quella di essere stati presi in giro: «Per far restare l’Embraco a Riva abbiamo fatto di tutto, e ora se ne vanno» conclude Ughetto. «Ora che faremo? Ma non mi aspetto un sussidio, è una questione di dignità, ce l’ha detto anche il Papa: io voglio lavorare».

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