Etiopia, arresti di suore e religiosi

Addis Abeba – Madre Raffaella Pedrini, superiora generale delle Orsoline di Gandino (Bergamo) conferma che lo scorso 30 novembre la polizia etiope ha fatto un’incursione contro le religiose e i religiosi cattolici, prelevando la 48enne Abrehet Teserma, insegnante della scuola materna di Shola (Addis Abeba), una delle due case delle Orsoline nella capitale etiope

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«Siamo in costante contatto con suor Abrehhet Cahasai, superiora delle nostre comunità in Etiopia per avere notizie della consorella arrestata, assieme ad altre cinque religiose e ad alcuni diaconi il 30 novembre. C’è tantissima preoccupazione per la loro sorte. Non abbiamo più notizie e non riusciamo a capire il motivo di simile atto». Ne parla da Roma, raggiunta dall’Agenzia «Fides», madre Raffaella Pedrini, superiora generale delle Orsoline di Gandino (Bergamo) confermando che la polizia etiope ha fatto un’incursione contro le religiose e i religiosi cattolici, prelevando la 48enne Abrehet Teserma, insegnante della scuola materna di Shola (Addis Abeba), una delle due case delle Orsoline nella capitale etiope. Le cinque suore delle Figlie della carità San Vincenzo de Paoli e l’orsolina sono tutte di origine tigrina, e questo spiega la pulizia etnica che ha raggiunto le dinamiche e le dimensioni del vero e proprio genocidio. L’arresto è stato firmato da Temesgen Tiruneh, capo della National intelligence and security service e rientra nell’operazione di pulizia etnica contro i cittadini tigrini  sviluppata con estrema violenza, non solo nella capitale Addis Abeba. Sulle sei suore – Letemareyam Sibhat, Tiblets Teum, Abeba Tesfay, Zaid Moss, Abeba Hagos, Abeba Fitiwi e Teserma Orsolina, di età molto avanzata – pende l’accusa  di attività a favore dei terroristi Tigrini e Oromo. Anche i diaconi Tsehaye Yohanne e Amanuel Hagos, di origine tigrina, sono stati arrestati con identiche accuse.

L’ondata di arresti si è abbattuta, dall’inizio di novembre anche sui Salesiani: 28 religiosi sono stati arrestati durante una brutale e illegale irruzione alla sede nazionale delle Opere di don ad Addis Abeba. Tra gli arrestati anche un ottantenne.

Tanto per buttare fumo negli occhi della comunità internazionale, l’ondata di arresti avviene in contemporanea con l’annuncio che il regime fascista Amhara ha istituito una speciale forza governativa per indagare sulle violazioni dei diritti umani in Tigray e punire i colpevoli.
La decisione segue un rapporto della Commissione etiope per i diritti umani e dell’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani: entrambe le parti in guerra hanno commesso atrocità, violenze sessuali, omicidi, sfollamenti, mezzi di sussistenza danneggiati e impedimento alla distribuzione degli aiuti umanitari. In realtà la commissione mista non si è mai recata in Tigray, né ha ascoltato le vittime perché il governo lo ha sempre impedito ed è responsabile di varie atrocità, di migliaia di arresti di Tigrini e Oromo, di lager nazisti dove sono giacciono 30 mila tigrini e si teme che molti siano stati uccisi.

«L’arresto delle sei suore e dei due diaconi è ripugnante». Suor Teserma Orsolina, oltre 80 anni e non in buona salute, è molto energica: «Che pericolose terroriste potrebbero mai essere? Il governo ha un solo obiettivo: cancellare le prove del genocidio. La comunità internazionale intervenga non solo a parole ma con i fatti, prima che riescano a finire il loro sporco lavoro. Siamo vicini alle dimensioni del genocidio in Ruanda del 1994. Un intero popolo, quello tigrino, è condannato a sparire mentre i massacri di Oromo servono per piegare 50 milioni di etiopi e costringerli a diventare schiavi del primitivo e barbarico regime Amhara».

Mons. Tesfalassie Medhin, vescovo dell’eparchia cattolica di Adigrat, attraverso l’agenzia «Fides», parla di genocidio e denuncia la persecuzione contro la Chiesa cattolica del Tigray. L’arresto delle sei suore e due diaconi non è altro che un violento atto di rivalsa del regime contro mons. Medhin. Pagano il fatto che il vescovo di Adigrat abbia avuto il coraggio di dire la verità sul genocidio.

Le Orsoline di Gandino sono presenti nel Paese africano dal 1967; si dedicano all’insegnamento e all’assistenza sanitaria; hanno case in tutto il Paese, anche nelle zone settentrionali, teatro del conflitto. Ad Adigrat, una delle principali missioni nella capitale dello Stato del Tigray, hanno una casa per aspiranti religiosi, due scuole materne, una scuola elementare e una media con 1.400 alunni.

L’etnia tigrina è accusata di favoreggiamento verso i ribelli del Tigray People’s Liberation Front. Stupri e assedio come arma di guerra nel nord dell’Etiopia. Anche il patriarca ortodosso denuncia «il genocidio» contro la popolazione tigrina. Migliaia di donne, ragazze e bambine sono vittime di stupri di guerra nel Tigray al confine con l’Eritrea, teatro di un conflitto che vede l’esercito di Addis Abeba in lotta contro il Fronte di liberazione popolare del Tigray: migliaia di persone, tra cui 63 mila tigrini, sono sfollate. L’Onu conferma che i militari bloccano l’accesso alle vie di comunicazione e impediscono la distribuzione di cibo e aiuti nella regione dove l’80 per cento della popolazione – 6 milioni di persone – può morire di fame.

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