Ex Embraco, 400 licenziati nella Festa del Lavoro

Riva presso Chieri – Confermato il taglio degli operai nell’ex fabbrica Embraco: dopo tre anni di vane promesse l’unica certezza è la cassa integrazione solo fino al 22 luglio, centinaia di famiglie nello sconforto

244

È una festa dei lavoratori senza nulla per cui gioire, quella dei 407 addetti dell’ex fabbrica Embraco a Riva presso Chieri: il 26 aprile sono scaduti i 75 giorni per rendere effettivo il licenziamento collettivo annunciato dal curator fallimentare di Ventures, l’azienda che avrebbe dovuto reindustrializzare il sito dismesso da Whirlpool.

Ora possono partire le lettere di licenziamento che, se nel frattempo non accade nulla, diventerà effettivo il 23 luglio, l’indomani della scadenza della cassa integrazione.

«Se questa fosse una partita di calcio ci troveremmo in pieno recupero» annuncia Ugo Bolognesi, responsabile ex Embraco per la Fiom Torino «I due mesi e mezzo che ancora avanzano devono servirci per prolungare di altri sei mesi la cassa e, in quel periodo, far decollare il progetto ItalComp».

Bolognesi parla del l’auspicato polo italiano dei compressori per elettrodomestici: metterebbe insieme le forze lavoro dell’ex Embraco e dell’Acc Wanbao di Mel, 700 addetti in tutto. Ma su questo fronte si sta profilando una grave minaccia: la Nidec Global Appliance, colosso giapponese della componentistica per elettrodomestici, sarebbe interessata ad acquisire la Acc. Lo afferma l’amministratore delegato Nidec Valter Taranzano: «Sono confermate la bontà del progetto ItalComp e l’interesse dei principali operatori a presidiare il mercato europeo con stabilimenti produttivi in Europa» affermano i sindacati «Consideriamo tuttavia molto grave che da tale interessamento sia esclusa l’ex Embraco, con i suoi 400 lavoratori altamente professionalizzati nel settore della componentistica per elettrodomestici». L’operazione, infatti, potrebbe servire a fermare sul nascere un potenziale concorrente.

I sindacati, perciò, chiedono una marcata accelerazione sul progetto ItalComp, con un’assunzione di responsabilità da parte del governo. Serve nell’immediato un partner che dia liquidità alla Acc (cui non mancano le commesse), per poi integrare le due aziende e riavviare la produzione anche a Riva presso Chieri.

«Ho inviato una lettera al ministro del Lavoro Andrea Orlando, sottoscritta in accordo con i sindacati, in cui si chiede di verificare con la massima urgenza l’utilizzo di ogni ammortizzatore sociale possibile» interviene l’assessore regionale al Lavoro Elena Chiorino «Stiamo lavorando, inoltre, ad un emendamento al Decreto Sostegni per trovare un’adeguata soluzione amministrativa per i lavoratori ex Embraco».

Nel frattempo, dopo tre anni e mezzo di cassa integrazione e tante promesse mai mantenute, la situazione dei dipendenti ex Embraco sta diventando sempre più critica. Dopo i pacchi viveri consegnati la scorsa settimana dall’Arcivescovo mons. Cesare Nosiglia, che sin dall’inizio segue la grave vertenza, in settimana sono arrivati anche quelli raccolti tra i lavoratori Fiat.

«Ma noi non vogliamo vivere di elemosine» ripetono ancora una volta i lavoratori «Chiediamo un’occupazione: siamo in grado di produrre per il Paese e per le nostre famiglie».

La crisi dell’ex Embraco è iniziata nel gennaio 2018, quando la Whirlpool ha deciso di chiudere il rito rivese e delocalizzare la produzione dei compressori per frigoriferi, licenziando i circa 500 dipendenti. Circa un centinaio di essi aveva poi accettato l’uscita incentivata, con un bonus con 60 mila euro. Ma la maggior parte aveva creduto nel processo di reindustrializzazione sotto l’egida del Ministero per lo sviluppo economico.

Nel marzo 2018 entra in scena la Ventures, società a capitale misto italiano-cinese-israeliano che si propone di produrre robot per pulire pannelli fotovoltaici. Passa il tempo, e al piano industriale vengono aggiunti anche progetti per realizzare biciclette elettriche, distributori d’acqua e mattoncini giocattolo di tipo «intelligente». Il fallimento di Ventures era arrivato nel luglio dell’anno scorso, senza che nemmeno iniziasse il lavoro. Insieme ci sono le indagini sui vertici aziendali, accusati di aver distratto diversi milioni di euro destinati al rilancio del sito produttivo e al mantenimento del posto di lavoro per gli operai.

Nel frattempo, però, era sorta una nuova speranza: ItalComp, qualcosa che sembrava essere davvero concreto. Pareva la soluzione quasi dietro l’angolo, per un problema annoso: ma ora è possibile che al suo posto ci sia l’ennesima delusione. A meno che, per restare nella metafora calcistica introdotta da Bolognesi, qualcosa non accada in piena zona Cesarini.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento!
Inserisci il tuo nome

uno × 4 =