Falchera, il parroco: “Altro che tablet, i miei ragazzi li cerco pedalando”

Periferie – Abbiamo incontrato a Falchera il parroco don Montanelli dopo i fermi e gli arresti di minori e giovani maggiorenni che lo scorso 26 ottobre hanno saccheggiato le vetrine in via Roma a Torino: “l’oratorio resa l’unico punto di riferimento contro il disagio giovanile”

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Don Adelino Montanelli con i ragazzi nel cortile dell'oratorio San Pio X a Falchera - foto Di Lullo

Il cortile dell’oratorio San Pio X a Falchera, all’estrema periferia nord di Torino, nel pomeriggio di venerdì scorso, ancora in «zona arancione», era pieno di adolescenti, nel rispetto di tutte le regole anticontagio. Con loro c’è il parroco, don Adelino Montanelli, a chiacchierare. «Non ho più visto tuo fratello», dice ad uno di loro. «Don, non si connette più con la scuola, abbiamo un solo tablet in casa, sarà in giro con un gruppo». «Ora lo chiamo», ribatte il sacerdote.

Incontriamo don Montanelli dopo i fermi e gli arresti di minori e giovani maggiorenni che lo scorso 26 ottobre hanno saccheggiato le vetrine in via Roma: ma ci sono altri fatti di cronaca e fenomeni indici del disagio giovanile, come risse fra bande in diversi quartieri di periferia. E poi il dato, registrato dalla Polizia municipale,  che mostra un picco di abbondoni scolastici a Torino rispetto allo scorso anno. In particolare i giovani dei fatti di via Roma provengono tutti dalla periferia nord, da Barriera di Milano a Falchera, zona in cui, secondo un’indagine dell’economista Mauro Zangola pubblicata prima della pandemia, si concentra il disagio giovanile della città, dovuto alla mancanza di lavoro o di prospettive concrete che garantiscano uno sbocco occupazionale.

Don Montanelli, anche lei riscontra un aumento del disagio dei giovani nei quartieri di periferia?

Parto da una considerazione: il Comune ha finalmente quasi portato a compimento il progetto di riqualificazione del Parco Laghetti a Falchera, i cui lavori vennero deliberati nel 2013 dall’allora Giunta Fassino: un’opera attesa e certamente bella per il quartiere e la città, ma non frequentata. Come mai i Laghetti sono quasi sempre vuoti e i ragazzi delle superiori vengono qui in oratorio? Cosa cercano in oratorio? In primo luogo una presenza, soprattutto in un periodo dove le relazioni sono annientate, ed è forse questo il grande problema delle periferie: gli slogan di ogni amministrazione rimangono tali perché non basta, quando va bene, riqualificare spazi (anche se, per esempio, per i Laghetti dopo l’installazione dell’illuminazione che mancava attendiamo le telecamere per preservare l’opera). È fondamentale una presenza educativa sul territorio, al di fuori della scuola, che affianchi le famiglie e che sia in grado di intercettare il disagio prima che si manifesti indirizzando i giovani più fragili verso concrete possibilità formative e di avvio al lavoro, anche e soprattutto in tempo di pandemia. Il distanziamento non può essere la scusa per lasciare le nuove generazioni a se stesse. Altrimenti è ovvio che dobbiamo pagarne le conseguenze.

Il Parco Laghetti Falchera – foto Di Lullo

Quali le soluzioni dunque?

La diocesi di Torino, con la Pastorale del Lavoro e la fondazione Operti, nel 2018 ha promosso qui a Falchera il laboratorio metropolitano «Giovani e Lavoro», che dopo una fase di formazione ha avviato sei mesi di tirocinio in azienda per 7 ragazzi inoccupati, i cosiddetti neet. Ora lavorano e hanno un futuro. È questa la direzione: creare una rete fra istituzioni, parrocchie, associazioni e fondazioni bancarie che offra fuori dalla scuola, sulla strada, quella presenza che manca nei nostri quartieri e che sia in grado di offrire un futuro ai ragazzi, ripeto ora, non fra qualche anno quando sarà superata l’emergenza sanitaria, perché sarà troppo tardi.

Come parrocchia quali azioni portate avanti a sostegno dei ragazzi in questo tempo di pandemia?

In primo luogo apro l’oratorio tutti i pomeriggi dalle 16 alle 19 nel rispetto dei protocolli (che abbiamo adottato anche per la catechesi) e dialogo con loro. Il sabato, ogni 15 giorni, con un gruppo di animatori della parrocchia portiamo le borse della spesa alle famiglie più in difficoltà, alcune neanche presenti negli elenchi della Caritas parrocchiale o dei Servizi sociali. Questa è l’occasione, non solo per consegnare generi alimentari o pagare le bollette, ma soprattutto per parlare con le famiglie e i ragazzi, informarsi sulla scuola, sulle difficoltà e poi cercare come comunità soluzioni concrete prima che la situazione degeneri.

Molte famiglie in questi mesi  puntano a sopravvivere, figuriamoci se possono permettersi un computer o un tablet per ogni figlio perché possa seguire la didattica a distanza. Ma quale Dad? Qui è molto difficile, a parte rare eccezioni; con l’oratorio, per esempio, non abbiamo fatto nulla on line: cerchiamo di raggiungere, quando possibile, i ragazzi dal vivo. Nei periodi in «zona rossa», per esempio, prendo la bicicletta e vado sotto i balconi delle famiglie e mi informo sulle difficoltà. È poco, ma è qualcosa, certamente non basta. Servono una rete e politiche di inclusione e promozione sociale nelle periferie che però devono essere efficaci, se no continuano a restare slogan.

La parrocchia San Pio X a Falchera

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