Falchera inventa il “prestito della speranza”

Contro l’incubo delle bollette – I parrocchiani si tassano per aiutare le famiglie che non riescono più a pagare le spese del gas e dell’energia elettrica. Focus sul quartiere alla periferia nord torinese: parlano il parroco, il presidente della Circoscrizione e il presidente del “Comitato per lo Sviluppo di Falchera”

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Il caro bollette inizia a sferrare i primi colpi sulle famiglie, messe a dura prova dopo gli anni della pandemia. All’estrema periferia nord di Torino, nel quartiere Falchera, la parrocchia San Pio X si è inventata il «Prestito della speranza» per intervenire prima che sia troppo tardi. Si tratta di una gara di solidarietà fra i parrocchiani e cittadini, coordinata dal parroco, con l’obiettivo di costituire un fondo da destinare alle urgenze di famiglie o singoli del quartiere che non riescono a far fronte in particolare al pagamento delle utenze aumentate vertiginosamente.

Don Adelino Montanelli

«Una signora», racconta il parroco di San Pio X e Gesù Salvatore don Adelino Montanelli, «è rimasta senza gas perché doveva scegliere se pagare una bolletta da oltre 300 euro o fare la spesa. Grazie al ‘Prestito della speranza’ abbiamo pagato la bolletta e il giorno dopo il gas è stato riattivato. Si tratta di un’àncora che permette a chi è in difficoltà di rimettersi in carreggiata. Oltre al prestito, infatti, indirizziamo le persone verso i servizi sociali e gli aiuti a disposizione chiedendo loro di impegnarsi, quando sarà possibile, a restituire quanto ricevuto. Un’iniziativa che la comunità parrocchiale ha assunto per tamponare l’emergenza, ma certo sappiamo che non può essere la soluzione, per cui servono interventi da parte delle istituzioni».

Contro il senso di abbandono nei quartieri di periferia l’Amministrazione comunale a Falchera ha recentemente battuto un colpo con la riapertura dell’anagrafe di piazza Astengo, due giorni a settimana: «certamente è un servizio fondamentale», evidenzia don Montanelli, «visto che l’età media dei residenti è sempre più elevata, ma non basta: servono interventi più incisivi per ridare i servizi ai cittadini; la comunità è coesa e si prende cura del proprio quartiere ma nel complesso il processo di riqualificazione qui è fermo».

Una panoramica del quartiere Falchera di fronte ai Laghetti – foto Di Lullo

Il parco dei Laghetti, dopo l’inaugurazione dell’opera di rigenerazione, è un fiore all’occhiello: gruppi di cittadini, coordinati dai comitati di quartiere, se ne prendono cura per evitare il degrado.

L’oratorio di San Pio X è anche il cortile da cui riparte il futuro per numerosi ragazzi che né studiano né lavorano: «siamo riusciti a portare alcuni di loro a scuola, soprattutto all’Istituto Rebaudengo. Una trentina di ragazzi sono poi stati avviati al lavoro. Ma certamente è importante stare con loro, dedicare tempo ad ascoltarli spronandoli a prendere in mano la propria vita».

La Circoscrizione 6 in particolare ha avviato l’iter per concedere attraverso un bando la casetta di legno presente nella zona dei Laghetti ad un’associazione del quartiere: «lì verranno proposte attività per le scuole», evidenzia il presidente Valerio Lomanto, «oltre ad una presenza per i frequentatori e ad azioni per la salvaguardia e il potenziamento della flora e della fauna nell’area».

Valerio Lomanto, presidente della Circoscrizione 6

La Circoscrizione si sta impegnando anche per avviare in una zona attualmente abbandonata nei pressi del Centro di Incontro di via delle Querce, un progetto di inclusione sociale, coordinato dalle associazioni, a favore di persone con disabilità psichica e fisica.

C’è poi l’annoso problema delle occupazioni abusive di appartamenti delle case Atc da parte di famiglie Rom, anche in seguito allo sgombero del campo di via Germagnano. «Continuiamo a monitorare la situazione e a segnalarla alle autorità competenti, ma ci aspettiamo risposte che guardino al bene di tutti», sottolinea Lomanto.

Non ci sono più le discariche a cielo aperto. «Abbiamo istituito», prosegue il presidente della 6, «un importante lavoro di sinergia con Amiat e Comune per eliminare anche gli ultimi depositi di rifiuti in strada».

«Il quartiere negli anni ha gradatamente perso tutti i servizi; siamo, quindi, certamente contenti della riapertura dell’anagrafe ed anche della biblioteca Don Milani che resta un’eccellenza», sottolinea Domenico Raso, presidente del Comitato per lo Sviluppo di Falchera, che coordina il Tavolo sociale del quartiere, «c’è un buon dialogo con le istituzioni da cui ci sentiamo ascoltati ma occorre continuità negli interventi, a partire dalla manutenzione delle strade che sono groviere in tutto il borgo».

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