Per la Festa di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, giovedì 30 aprile, il cortile centrale della Piccola Casa di Torino si è colorato della ricchezza dei «suoi figli», la Famiglia cottolenghina: 4 stand in rappresentanza dei quattro continenti in cui l’opera fondata dal santo di Bra è presente, hanno mostrato le diverse realtà multiculturali che vivono e operano nella Piccola Casa, in particolare per quanto riguarda le espressioni della fede. La festa è stata, infatti, incentrata sugli Orientamenti per il 2026 del padre generale don Carmine Arice: «‘A chi straordinariamente confida, il Signore straordinariamente provvede’. Fede e Divina Provvidenza».
La ricorrenza è stata vissuta come tappa del cammino triennale verso il bicentenario dell’ispirazione carismatica ricevuta dal Santo Cottolengo a fondare la Piccola Casa, che ricorrerà il 2 settembre 2027.
Il culmine delle celebrazioni si è tenuto con l’Eucaristia presieduta nel pomeriggio dal cardinale Arcivescovo Roberto Repole in una chiesa gremita in ogni posto dalla Famiglia cottolenghina. La celebrazione ha avuto un carattere internazionale per sottolineare la fraternità universale che si vive nella Piccola Casa.
Hanno concelebrato padre Arice, don Michele Viviano, Rettore della Basilica di Maria Ausiliatrice, don Sergio Baravalle, Rettore del Santuario della Consolata, e diversi sacerdoti cottolenghini. Nell’assemblea c’erano la Superiora generale delle Suore di S.G.B. Cottolengo madre Elda Pezzuto e il Superiore dei Fratelli cottolenghini fratel Giuseppe Visconti.
Nella processione iniziale i rappresentanti dei diversi continenti, vestiti in abiti tradizionali, hanno portato alcuni simboli religiosi tipici delle varie culture.
«Questa chiesa, con questa assemblea così bella e così numerosa», ha detto padre Arice nel dare il benvenuto all’Arcivescovo, «ci dice che oggi è davvero una festa grande per la Piccola Casa. Per una felice coincidenza il tema della fede, che in questo anno pastorale è proposto per le Diocesi di Torino e Susa, è anche il tema della Piccola Casa nel cammino che stiamo percorrendo verso il bicentenario dell’ispirazione carismatica cottolenghina».
Il cardinale nell’omelia è andato al cuore del carisma cottolenghino: «la grandezza del Cottolengo», ha detto, «è stata quella di mantenere una memoria esistenziale del dono di vita di Cristo. Non ha semplicemente celebrato l’Eucaristia ma ha fatto in modo che tutta la sua vita fosse Eucaristia al punto da chinarsi – come Gesù nel cenacolo – ai piedi di tutti coloro che ha percepito come fragili, bisognosi di vita, di cura e di attenzione».
Il fondatore della Piccola Casa specchio di Gesù nell’Ultima Cena: «Il Cottolengo non ha fatto calcoli, ha amato. Anche sapendo che quell’amore era in perdita, che non poteva essere ricambiato; anche sapendo che quell’amore poteva addirittura essere tradito». Il cardinale Repole ha ricordato come l’accoglienza sia una porta concreta di accesso alla fede: «quando si accoglie colui o colei che si china sui nostri piedi per lavarli come ha fatto Gesù, in fondo si accoglie Gesù e l’accoglienza di Gesù non significa altro che la fede». Ed ecco l’invito a ciascuno «a specchiarsi nella santità del Cottolengo traendo la forza per vivere ciò che lui stesso ha vissuto: il Vangelo di Cristo».
Dopo la Messa l’Arcivescovo si è recato nel Monastero cottolenghino San Giuseppe per fare gli auguri alle suore di vita contemplativa. Nel frattempo nel cortile si è tenuta la festa di chiusura con lo spettacolo «Un cavolo per tutti», preparato da giovani volontari e ospiti della Piccola Casa, richiamo a quando il Cottolengo nel 1832 aprì la Piccola Casa della Divina Provvidenza in Borgo Dora – dove sorge oggi – dopo che fu costretto a chiudere l’«Ospedaletto della Volta Rossa» in via Palazzo di Città a causa del colera: «ecco trapiantato il cavolo!», esclamò.
Ad ognuno è stato consegnato un sacchetto, preparato dalle suore anziane della Famiglia Annunziata, contenente un vasetto, del terriccio e dei semi di cavolo: un invito a continuare «a trapiantare» i doni ricevuti come ha fatto il Cottolengo.
Foto gallery a cura di Renzo Bussio:




















