Fermare le morti sul lavoro

Dopo la tragedia di via Genova – Troppi incidenti nei cantieri e nelle fabbriche, il Comune di Torino annuncia un giro di vite sulle misure di sicurezza. Particolare attenzione verrà posta sui cantieri attivati dai lavori pubblici che nascono da appalti commissionati dalla Città o da aziende controllate dal Comune (Gtt, Smat, Iren, Amiat)

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Lo spartiacque è stato il crollo della gru in via Genova. Da quel drammatico mattino del 18 dicembre in cui tre lavoratori, Filippo Falotico (20 anni), Roberto Peretto (52 anni) e Marco Pozzetti (54 anni), hanno perduto la vita, nulla è più come prima per il Comune di Torino e la sua amministrazione. L’assessore al lavoro Gianna Pentenero e la Terza commissione permanente (Lavoro, Commercio e Artigianato, Formazione professionale), sotto la presidenza del sindacalista Pierino Crema, hanno convenuto sulla necessità di far corrispondere all’immagine di un governo della città presente dinanzi al dramma una altrettanto visibile concretezza degli interventi. Le parti hanno avuto modo di confrontarsi già due volte. E nella riunione del 21 gennaio scorso, dopo aver acquisito le informazioni sui fatti di via Genova, l’assessore Pentenero ha annunciato una delibera congiunta con i colleghi Chiara Foglietta e Francesco Tresso mirata a ridefinire modalità e procedure dell’amministrazione su più livelli: dall’occupazione del suolo pubblico all’installazione del cantiere, alla gestione dello stesso con l’obiettivo di garantire la sicurezza dei cittadini e di chi vi opera, nella consapevolezza che in questo ultimo caso la responsabilità è in capo al responsabile dei lavori e al responsabile della sicurezza del singolo cantiere.

Prioritariamente, è stato riattivato il tavolo in Prefettura per l’aggiornamento del protocollo su sicurezza del lavoro e nei cantieri.

«Si tratta di una riscrittura di un protocollo già esistente con l’obiettivo di individuare modalità di coordinamento tra i diversi soggetti che effettuano (o potrebbero effettuare) i controlli nei cantieri, dall’Inps, allo Spresal, Inail, tecnici della prevenzione nei luoghi di lavoro, Vigili del fuoco e Città di Torino», ha affermato Pierino Crema.  Tra tutte le parti coinvolte nella prevenzione degli infortuni, nessuna di esse si nasconde quanto sia diventato necessario incentivare la formazione rivolta a chi opera nei cantieri nella consapevolezza – non condivisibile per automatismi – che tali scelte equivalgono a destinare risorse alla sicurezza, alla formazione e alla dotazione della strumentazione adeguata a coloro che sono preposti ai controlli previsti.

Obiettivi su cui prevale l’unità d’intenti, anche se opportuno procedere con alcuni distingui, secondo la visione di Cristina Maccari, della segreteria Cisl Torino: «Le risorse andrebbero destinate soprattutto alle attività di vigilanza e di ispezione. Il che significa un numero maggiore di ispettori sul territorio in grado di visitare con maggiore frequenza cantieri e aziende e dare impulso a un coordinamento più efficace con le altre forze di prevenzione, controllo e repressione dei fenomeni illegali. Inutile girare attorno alla questione: la deterrenza contro l’illecito, dal lavoro nero e sottopagato, si raggiunge con la quantità dei controlli e il monito a non violare la legge assume valore soltanto se si teme di essere sanzionati, a differenza di quanto accade oggi, dove le sacche che si muovono nell’impunità sono enormi. Da qui, dalla certezza del diritto, può crescere la cultura della prevenzione e della forza della denuncia».  In proposito, i sindacati hanno avanzato alla prefettura di Torino la richiesta di procedere su segnalazioni qualificate di irregolarità e di illegalità. Purtroppo il dialogo circolare che unisce istituzioni, organizzazioni di categoria ed enti al momento del dramma, tende ad affievolirsi, come la storia dimostra, man mano che si allontana e si fa flebile l’eco dolorosa del pianto per le vittime.

Oggi come ieri. Via Genova come la tragedia della ThyssenKrupp di corso Regina Margherita. All’epoca fu la morte di sette operai bruciati vivi nella fuoriuscita di olio bollente sulla linea 5 dell’acciaieria a segnare la città. Corsi e ricorsi storici che producono un’eco inquietante nell’affrontare il tema della sicurezza sul lavoro. Un tema che sembra sfuggire sempre dalle mani, come una saponetta, imprendibile.

Nel 2017, a dieci anni dalla tragedia della Thyssenkrupp, l’allora presidente dell’Anmil, Franco Bettoni, oggi presidente dell’Inail (Istituto Nazionale Assicurazione contro gli infortuni sul lavoro), puntò l’indice accusatorio, denunciando su «Il Sole-24 Ore» che la lezione della Thyssenkrupp non appariva sufficiente: «nelle nostre acciaierie e nella metallurgia in genere, ma anche nei cantieri edili […] ci si continua ancora ad infortunare e a morire. Ovunque, in ogni posto di lavoro il rischio di subire un infortunio è sempre lì in agguato». Parole profetiche. Nel 2021 gli infortuni mortali sul lavoro in Italia sono stati 1.404, uno ogni tre giorni, mentre in Piemonte si sono registrati 100 morti. Una cifra che pone la nostra regione in zona arancione, secondo l’Osservatorio Vega Engeneering (https://www.vegaengineering.com/comunicati/morti-sul-lavoro-quasi-100-decessi-al-mese-e-il-10-sono-donne/) che ha suddiviso il Paese in quattro zone a rischio maggiore decrescente: rossa, arancione, gialla, bianca. Il Piemonte si posiziona dietro Puglia, Campania, Trentino Alto Adige, Basilica, Molise, Abruzzo e Valle D’Aosta (zona rossa), e insieme a Marche e Friuli Venezia Giulia. Da notare che in zona bianca troviamo oltre alla Sardegna anche Lombardia, Liguria e Toscana, tre regioni ad alto tasso di industrializzazione.

Ma ritorniamo a Torino. Per dare continuità al contrasto alla piaga degli infortuni sul lavoro, la Terza commissione ha pianificato un impegno che si muove su tre direttrici: recuperare il lavoro già fatto nella scorsa consiliatura in materia; verificare quali sono i controlli sui cantieri di competenza del Comune in termini autorizzativi e di verifica della loro regolarità; audizioni dei principali soggetti che intervengono sulla sicurezza sul lavoro per acquisire ulteriori elementi di conoscenza della situazione. Infine, una particolare attenzione verrà posta sui cantieri attivati dai lavori pubblici che nascono da appalti commissionati dalla Città o da aziende collegate o controllate dal Comune (Gtt, Smat, Iren, Amiat). Chi dovrebbe, in sostanza, costituire un esempio di gestione in massima sicurezza.

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