Fiat parla francese, tanti punti interrogativi

Torino fuori dai giochi? – Corrado Alberto, presidente dell’Associazione Piccole e Medie Imprese torinesi, spiega l’allarme delle aziende del comparto automobilistico

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«Guardi, la fusione di Fca-Fiat con Psa-Peugeot nel nuovo gruppo internazionale Stellantis è certamente un’ottima mossa per gli azionisti. Che lo sia anche per le aziende dell’indotto e in particolare per l’indotto torinese, è cosa ancora tutta da vedere. Certo, abbiamo ascoltato molte promesse. I fatti li aspettiamo. E non si pensi che il sistema dell’automotive locale voglia dormire sugli allori di un glorioso passato: le nostre aziende sanno benissimo che per stare sul mercato devono essere più competitive di prima, ma sono anche ben consapevoli che non si può combattere da soli». Corrado Alberto, presidente di API Torino, l’associazione delle piccole e medie imprese che rappresenta buona parte dell’industria manifatturiera metalmeccanica torinese, sta raccogliendo le preoccupazioni del comparto di fronte alla nascita del gruppo Stellantis e all’egemonia francese all’interno di esso. Alberto denuncia il silenzio del Governo italiano sulla vicenda e l’assenza di strategie politiche a sostegno delle aziende del comparto automotive, più che mai incerte sul futuro che le attende.

Presidente, Stellantis non vi convince?

Gli imprenditori della filiera dell’automotive non sono azionisti di Stellantis, così come non lo sono i lavoratori. Quindi non si tratta di convincerci, ma di dare una chiara prospettiva di sviluppo a un comparto che non è ancora uscito definitivamente da una crisi epocale.

Cosa manca?

Di fronte ad una trasformazione così importante per l’automotive e per il territorio, com’è quella di Stellantis, ad oggi non abbiamo notizia di idee e tanto meno conosciamo le linee concrete di politica industriale che il nostro Governo dovrebbe porre a tutela del settore.

Intende dire che, rispetto all’auto, lo Stato italiano non è attivo come lo Stato francese?

Esattamente. Io ho sintetizzato la nostra situazione dicendo che siamo come dei figli senza padri. Desidero essere molto chiaro su questo punto: parlo di padri in grado non di prendere iniziative in modo arbitrario e limitato, ma di padri che riescano a formulare proposte capaci di consolidare e accrescere la competitività delle imprese e del territorio.

Lei avrebbe voluto lo Stato italiano nel Consiglio di Amministrazione di Stellantis?

Non recrimino sul passato. In Psa il Governo francese aveva una forte presenza che si è riflessa anche su Stellantis. Oggi non è possibile tornare indietro, anche perché per entrare in un Consiglio di Amministrazione occorre avere risorse finanziarie da investire. D’altra parte, lo Stato italiano può essere partner delle imprese anche senza stare in un Cda: occorre però che abbia le idee chiare su quello che occorre fare.

Quindi?

Quindi occorre guardare al futuro, che vuol dire chiedersi quale politica industriale l’Italia voglia davvero mettere in atto. Non sono filofrancese, ma credo sia il caso di guardare a quanto è stato fatto a Parigi. Lo Stato francese da sempre vede l’automotive come un comparto strategico, da difendere e da far crescere. In Italia non si va oltre a qualche incentivo per le auto elettriche e poco più.

In definitiva cosa chiedete?

Partiamo da quello che si sa dei piani di Stellantis. Sembra abbastanza evidente che in Italia il gruppo si focalizzerà su due direttrici: le piccole auto elettriche da una parte, i marchi e modelli premium dall’altra. Il Governo deve mettere incentivi coerenti con questa strategia: incentivi sulle auto elettriche da città e sulle auto premium (il superbollo per esempio potrebbe essere tolto). La stessa coerenza deve essere posta nella ristrutturazione della filiera che deve essere a monte della produzione di questi veicoli. Occorre fare in modo che le aziende acquisiscano competenze e strutture tecnologiche orientate a questi prodotti. Occorre quindi formare diversamente la manodopera e introdurre nuove tecnologie di produzione. Per questo, per esempio, API Torino sta cercando di promuovere, con gli altri attori del territorio, la creazione di un centro con laboratori ad alta tecnologia al servizio delle piccole e medie imprese per accompagnarle in percorsi di riconversione che sono assolutamente necessari. In generale, poi, servono politiche che favoriscano la costituzione di aggregazioni di imprese per migliorare la competitività di filiera.

Lei parla spesso di competitività del territorio.

Certo. Da questo punto di vista non si è ancora fatto a sufficienza per un reale sburocratizzazione delle procedure, così come per l’ammodernamento del sistema infrastrutturale fisico e digitale.

Intanto però pezzi importanti della galassia ex-Fca, come Iveco, stanno partendo per altre mete.

Non mi stupisce. Vede, io non metto in discussione in linea di principio le scelte di un’azienda che, non ho dubbi, vengono adottate per difendere gli utili degli azionisti. Io dico però che quando determinate scelte toccano interi territori e centinaia di migliaia di lavoratori e migliaia di altre imprese, queste scelte devono essere assunte guardando ad un orizzonte che non è solo quello del profitto e dell’azionariato. In questi casi, il territorio e le sue istituzioni devono avere voce in capitolo. La riorganizzazione della filiera che Stellantis certamente comporterà, non può essere ridotta ad un mero incidente lungo un percorso di sviluppo.

Comune di Torino e Regione Piemonte hanno in effetti chiesto un incontro con i vertici di Stellantis.

Sì, non mi risulta però che la richiesta ad oggi abbia avuto seguito. Ribadisco però un concetto: Stellantis non è un tema locale. E non è nemmeno un tema a disposizione dei partiti. La situazione che le nostre imprese stanno vivendo, è la conseguenza di atteggiamenti di indifferenza che vanno ben al di là degli schieramenti di partito. L’assordante silenzio del nostro Governo e della nostra politica nazionale sulle vicende dell’auto è spaventoso.

Il contesto politico nazionale non è certo dei migliori. Cosa volete fare?

Continueremo a ribadire le nostre posizioni sia a livello locale che nazionale. Non abbiamo certo intenzione di stare zitti e supini. Lo ripeto: Stellantis non va demonizzata, può essere un’opportunità a determinate condizioni e queste condizioni dipendono solo marginalmente da Stellantis e molto invece da un contesto territoriale e istituzionale che deve rendersi conto del cambiamento e non stare a fissare il passato con rimpianto.

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