Fiumi ai minimi storici

Siccità – Il sole splende imperterrito, le poche piogge non risolvono la siccità sempre più grave in tutto il Nord Italia. Con l’acqua dei fiumi ai minimi storici, la Regione Piemonte ha chiesto lo stato di calamità per le aziende agricole

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Con l’accoglimento della richiesta dello stato di emergenza da parte del Consiglio dei Ministri, arrivano in Piemonte 7,6 milioni di euro per intervenire sull’emergenza idrica che da settimane sta mettendo a dura prova il territorio: 6,8 milioni di euro sono destinati a 102 interventi di somma urgenza; altri 800 mila euro verranno utilizzati per 142 interventi di trasporto dell’acqua con le autobotti.

Il via libera del Governo riguarda interventi di interconnessioni di rete, la sostituzione o il potenziamento di pompe, le opere di progettazione per il potenziamento di sorgenti o di sostituzione della rete idrica e il ripristino di pozzi già esistenti e abbandonati, ovvero opere che servono per evitare il picco di criticità dei mesi estivi. Sono inclusi anche gli interventi di distribuzione di risorse idriche con autobotti nei Comuni che ne hanno dichiarato la necessità.

In particolare, in provincia di Torino sono in arrivo 209.000 euro per 23 interventi, di cui 155.000 euro vanno alle somme urgenze e 54.000 per le autobotti.

Matteo Marnati, assessore regionale all’Ambiente e coordinatore delle attività del tavolo per l’emergenza idrica, e Marco Gabusi, assessore alla Protezione civile, spiegano che «siamo in presenza di un’emergenza in cui la rapidità degli interventi è determinante. Siamo perciò soddisfatti della velocità con cui il Governo ha risposto alle nostre richieste stanziando subito una prima tranche di risorse da destinare alle somme urgenze. Questo è il primo passo di un percorso più strutturale che dobbiamo però fare tutti con rapidità se vogliamo dare un vero aiuto ai territori che maggiormente stanno soffrendo in questo momento». Marco Protopapa, assessore regionale all’Agricoltura, aggiunge l’auspicio che «con altrettanta rapidità il Governo accolga anche la richiesta della stato di calamità per l’agricoltura, indispensabile per ristorare i nostri agricoltori di fronte ai danni causati da questa prolungata siccità, ma anche per attivare gli investimenti necessari per una futura nuova gestione dell’acqua».

In riferimento ai provvedimenti assunti da parte del Consiglio dei Ministri presieduto dal premier Mario Draghi che ha deliberato lo stato di siccità per le regioni di Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna con uno stanziamento di 36 milioni di euro, Ettore Prandini, presidente nazionale di Coldiretti rimarca: «Lo stato di emergenza per la siccità riguarda quasi la metà del Made in Italy a tavola, con le cinque regioni più colpite che rappresentano il 76% del grano tenero per fare il pane, l’88% del mais per l’alimentazione degli animali, il 97% del riso, ma allevano anche il 66% delle mucche e l’87% dei maiali nazionali». Un territorio nel quale lavorano 225 mila imprese agricole in difficoltà sotto i colpi della siccità, con danni che – secondo Coldiretti – hanno già superato i tre miliardi di euro.

Una situazione sulla quale pesa in maniera determinante la mancanza di una rete di invasi capace di trattenere l’acqua della pioggia. Ogni anno – sempre secondo Coldiretti – l’Italia perde 500 mila metri cubi di acqua al minuto che potrebbero invece garantire una riserva idrica cui attingere nei momenti di siccità. Ettore Prandini, sottolinea e chiude: «Serve subito una rete di piccoli invasi diffusi sul territorio, senza uso di cemento e in equilibrio con i territori, per conservare l’acqua e distribuirla quando serve ai cittadini, all’industria e all’agricoltura, con una ricaduta importante sull’ambiente e sull’occupazione. Con l’Anbi, l’Associazione nazionale delle bonifiche, abbiamo elaborato un progetto immediatamente cantierabile per la realizzazione di una rete di bacini di accumulo – veri e propri laghetti – per arrivare a raccogliere il 50% dell’acqua dalla pioggia. Seimila invasi aziendali e 4 mila consortili da realizzare entro il 2030 multifunzionali e integrati nei territori perlopiù collinari o di pianura».

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