Flavia Franzoni in Prodi e il segreto dell'”Insieme”

Lutto – È morta a metà giugno, a 76 anni, la moglie dell’ex presidente del Consiglio ed ex presidente della Commissione europea Romano Prodi. Il libro «Insieme» (San Paolo, 2005) racconta tutto di una vita familiare caratterizzata dalla semplicità, dalla cordialità, dalla fedeltà, dall’amore. Una vita di successi, anche politici, senza grancassa, senza televisioni, senza copertine patinate…

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Per lei nessun lutto nazionale. Neanche per Alcide De Gasperi ci fu lutto nazionale. Neanche per Luigi Einaudi, per Aldo Moro, per Sandro Pertini ci fu lutto nazionale. Neanche per i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e per il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ci fu lutto nazionale.

«Una grande donna che stava, non dietro, ma accanto a un grande uomo» ha scritto «Famiglia cristiana». «“Insieme” è la parola e il concetto che più ricorre. Si riferisce a noi che abbiamo scritto un libro a doppia firma dopo una vita di esperienze comuni. Si riferisce alla grande famiglia in cui ci siamo trovati a vivere. Si riferisce alle esperienze vissute in comune con i tanti compagni di scuola, di parrocchia, di lavoro o di vacanze», scrive Flavia Franzoni Prodi nel libro «Insieme» (San Paolo, 2005).

«Ho conosciuto Flavia Franzoni Prodi “a margine” delle attese sotto casa sua e della sua famiglia, a Bologna, in via Gerusalemme dove nacque l’Ulivo e tra il 1995 e il ’96, con un gruppo di colleghi, si sostava a lungo per poter incontrare il “professore” e per raccogliere notizie sull’impresa politica alla quale aveva messo mano. Nei primi tempi la signora Prodi usciva o entrava da casa senza che quasi avessimo tempo e modo di rendercene conto, con una discrezione che rasentava la timidezza. Poi, a forza di vedersi e rivedersi, sempre gli stessi o quasi, cominciò con lei un minimo scambio di informazioni essenziali: “Il Professore rientra?” o “È in casa?”» scrive la giornalista Sandra Zampa nella prefazione.

E aggiunge: «Sempre con la cartella di lavoro e i libri sotto il braccio, ci rispondeva con cortesia. A volte sembrava anche curiosa o divertita per le nostre attese, lunghe, incrollabili, e per le domande, le più diverse, che le venivano rivolte e alle quali, con l’eccezione di quelle “di servizio”, al massimo rispondeva con una grande risata».

Il libro «Insieme» racconta tutto di una vita familiare caratterizzata dalla semplicità, dalla cordialità, dalla fedeltà, dall’amore. Una vita di successi, anche politici, senza grancassa, senza televisioni, senza copertine patinate, senza smargiassate. E soprattutto una vita fondata su un solo matrimonio, su una sola famiglia, un solo padre e una sola madre dei propri figli. Nessun e nessuna amante. Nessuna altra donna o altro uomo nelle vesti di spasimante.

Lo scopo del libro era ed è quello di dare un’idea di famiglia, di ruolo e di impegno femminile che racconta la donna e la coppia al tempo stesso. È firmato a quattro mani, ma appare chiaro che la voce conduttrice sia proprio la sua, quella di Flavia Franzoni, compagna di vita, fidanzata e sposa di Romano Prodi, «capace – osserva Francesco Anfossi – di raccontare progetti, pensieri e valori di una moglie e di un marito più che mai in sintonia. E i sentimenti sono sicuramente il cemento che li ha tenuti uniti per oltre 54 anni di vita insieme».

Confidò la signora Flavia: «Scrivere questo libro mi ha costretto a ricordare e a mettere in ordine tanti eventi e tanti pensieri. È proprio vero che la vita delle donne è fatta di una molteplicità di “pezzetti” molto diversi tra loro – che riguardano famiglia, lavoro, partecipazione alla vita della comunità – cuciti insieme. Nella stessa giornata si deve cambiare il sistema di riferimento delle cose che stai facendo tantissime volte: far lezione per alcune ore, un po’ di spesa e qualche lavoro casalingo, andare a parlare con gli insegnanti dei figli, accompagnare una nonna dal medico, partecipare a una riunione in parrocchia e poi anche andare a una cena ufficiale con ospiti stranieri e parlare una lingua diversa».

Conobbe Romano Prodi a Reggio Emilia. Un amore con la A maiuscola che solo la morte ha dissolto e separato. Apprezzata docente, mamma e nonna è morta per un improvviso malore mentre camminava con il marito nei pressi di Gubbio, su un sentiero francescano, nel cuore di quella spiritualità da sempre amata da entrambi. Se ne è andata a metà giugno a 76 anni la moglie dell’ex presidente del Consiglio italiano ed ex presidente della Commissione europea Romano Prodi, madre di Giorgio e Antonio. Chi l’ha conosciuta la descrive discreta e cordiale, curiosa e solare.

Era donna di talento con una carriera distinta nel campo dell’insegnamento e un profondo legame con Bologna. Era nata il 1° febbraio 1947 a Reggio Emilia. Studi superiori, Università di Bologna, laurea in Scienze politiche. Flavia ha dedicato gran parte della vita all’insegnamento universitario; ha formato generazioni di assistenti sociali. Flavia è tra i fondatori dell’Istituto per gli studi sociali di Bologna, che ha diretto fino al 1995. Bologna è una città ricca di storia, cultura e arte, e Flavia ha contribuito attivamente alla sua comunità.

Il legame profondo, nato nei comuni ambienti cattolici che frequentavano, ha portato Flavia e Romano a sposarsi nel 1969, nozze celebrate dall’allora don Camillo Ruini, il futuro cardinale vicario di Roma e presidente della Cei. Mentre Romano proseguiva la sua carriera politica, Flavia ha sempre dimostrato di essere una sostenitrice fedele e un’importante fonte di sostegno. La sua intelligenza, saggezza e presenza discreta sono diventate una risorsa inestimabile per il marito nei momenti più difficili.

«Flavia mi ha sorriso per l’ultima volta nel sentiero tra Gubbio e Assisi, dopo due giorni di pura felicità, con la compagnia dei nostri cari amici», ha detto Romano di fronte al feretro della consorte, ai funerali celebrati nella chiesa di San Giovanni in Monte. «Sono stati 54 anni sempre insieme, in tanti momenti di gioia e anche nel dolore, nella salute e nella malattia e come dice la preghiera, in tutti i giorni della nostra vita. Ai 54 anni vorrei aggiungere anche i due anni di corteggiamento, anche un po’ di più. Mai mi sono pentito di aver tanto insistito».

Pier Giuseppe Accornero

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