Fondazione Crt scende in campo per cucire le ferite di Torino

Programma in dieci punti – Centinaia di milioni distribuiti sul territorio, celebrati il 6 dicembre gli “Stati generali”. Il presidente Quaglia ha lanciato il programma di fronte a politici, imprese e mondo del volontariato

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Il futuro di Torino e del Piemonte in dieci parole. Bisogna andare alle Ogr di corso Castelfidardo (Fondazione Crt) ed immaginare di respirare la polvere della loro storia o sentire i roboanti rumori dell’officina per andare verso il domani con i piedi saldi in un passato che è storia d’Italia. Il presidente della Fondazione, Giovanni Quaglia, ci ha provato ed ha fatto centro. Gli «Stati Generali» della Fondazione Crt, celebrati lo scorso 6 dicembre, hanno raccolto per due anni le voci, tutte, della società, ne hanno fatto una sintesi ed hanno tracciato le nuove strade. Molte di quelle «voci» parlano già i linguaggi del domani e sono già stili di vita, di interventi, di progetti.

Giovanni Quaglia, presidente della Fondazione Crt

Tre «t»: territorio, tecnologia, tessitura sociale. Dieci strade per i progetti, le idee, le scommesse. Il succo ed il messaggio è qui: «Assumiamo una responsabilità che è soprattutto civile per ricucire un tessuto sociale talora sfilacciato, vogliamo prenderci cura del bene comune riaffermando la centralità della persona e dei corpi intermedi, vogliamo affiancare le istituzioni pubbliche, senza sostituirci ad esse, nel governare i processi di sviluppo e coesione per un nuovo welfare di comunità». Giovanni Quaglia scandisce un ragionamento che alla fine, forse, di un decennio di crisi, coglie il senso profondo, da policy maker, di un Piemonte che ha cambiato e sta cambiando pelle ma trova nelle stanze di via XX Settembre un alleato strategico e preparato per uscire dalla secche della recessione. Ci sono sul terreno gli strappi provocati dalla coperta sempre più corta di Stato, Regioni, Comuni; c’è il travaglio profondo di un’economia che, dopo la monocultura industriale Fiat sta, faticosamente, cercando vie nuove per ricostruire il polo tecnologico, disegnando, contemporaneamente la Torino ed il Piemonte che verrà; ci sono le sofferenze di uno Stato sociale che un esercito di volontari sta soccorrendo; c’è una famiglia con sempre maggiori problemi; c’è lo sfascio sociale dei licenziamenti; ci sono i nuclei vitali devastati, separati, divorziati, minati nella loro identità

L’analisi abbraccia tutta la società, ne individua le fragilità e le debolezze, rilancia il ruolo fondamentale delle Fondazioni a porsi come mastice per ricostruire, per completare, per inventare. Due anni di «voci» sono serviti a cogliere tutte le punte degli iceberg che si stanno muovendo sul terreno piemontese, a codificare le macerie di una comunità che ora deve guardare ad un cammino «insieme» nei prossimi dieci anni.

In fondo dalle Ogr parte un programma globale. A provarlo erano in prima fila, il 6 dicembre, il presidente della Cassa Depositi e Prestiti, il presidente della Regione Alberto Cirio, sindaci, banchieri, uomini e donne che lavorano da anni nel «sommerso» di una società in velocissima trasformazione, ci sono i responsabili di gruppi ed associazioni che, per primi, stanno provando nuovi equilibri, diversi interventi. Quaglia e Massimo Lapucci, il suo direttore, offrono un’immagine nuova, coraggiosa, temeraria al «popolo in cammino». Con loro mille tra sindaci, presidenti, giovani, sociologi, economisti.

E lo fanno nel giorno in cui il Censis scrive che in Italia «convivono tanti comportamenti contraddittori, accomunati da una domanda di rassicurazione e di inclusione che la politica finora ha frustrato». Tutto questo lascia un largo margine ai soggetti intermedi come la Fondazione Crt che, operando dal basso, soprattutto negli snodi territoriali, si propone di esercitare un compito di promozione e di cura.

I progetti che entrano in azione (e porteranno denaro) presidiano gli sviluppi della tecnologia ma guardano con grande attenzione al welfare e al sociale con lo specifico obiettivo di sorreggere la crescita di una nuova comunità sempre più inclusiva.

Scorrono i 28 anni di attività della fondazione, i 40 mila interventi, il miliardo e 900 milioni distribuiti sul territorio, i canali di arte e cultura, quelli del welfare, territorio, volontariato, alla ricerca, innovazione, formazione del capitale umano che hanno sorretto migliaia di iniziative spaziando dal recupero di beni artistici, alla nascita di nuove «mani per gli altri», alle ambulanze acquistate, ai cantieri diffusi, alla protezione civile sostenuta.

Insomma un cantiere immenso ed aperto cui ora si aggiungono le nuove strade (vanno dai talenti al business community, al volontariato, all’aiuto alla genitorialità, all’ambiente, al dialogo interculturale sul quale si è molto speso il consigliere Giampiero Leo) una «casa» del futuro che è già cominciato.

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