Formazione professionale, legge che fa discutere

Regione Piemonte – Il 14 novembre scorso Il Consiglio Regionale ha approvato a maggioranza (25 sì, 12 astenuti e 6 non partecipanti al voto) il Disegno di legge, presentato dall’assessore Elena Chiorino, «per la definizione del nuovo sistema regionale per l’orientamento, la formazione professionale e il lavoro»: sancisce l’ingresso degli enti profit

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Ciofs Valdocco, laboratorio di pasticceria

La formazione professionale è stata «inventata» a Torino 170 anni fa nei cortili di Valdocco, con il sistema preventivo di don Bosco: «cortile, scuola, chiesa e mestiere», pilastri del carisma del santo dei giovani ancora più che mai attuali nell’educazione di «buoni cristiani ed onesti cittadini», soprattutto per quanto concerne la formazione al lavoro in un periodo storico che ha molte somiglianze con la rivoluzione industriale in atto ai tempi dei santi sociali.

Fu don Bosco che credeva «nell’intelligenza nelle mani dei suoi ragazzi» che nel 1852 a Torino firmò il primo contratto di apprendistato per uno dei suoi giovani facendosi da garante presso il datore di lavoro. Un sistema che contagiò santi come Leonardo Murialdo che nel collegio Artigianelli di corso Palestro accoglieva orfani e ragazzi fragili insegnando loro un mestiere nei laboratori artigiani da cui è nato l’Engim. O i Fratelli delle Scuole Cristiane che diedero la scintilla alla Casa di Carità Arti e Mestieri, oggi Fondazione, che da oltre 100 anni opera nel campo della formazione professionale e dell’inserimento al lavoro. E ancora le Figlie di Maria Ausiliatrice con il Ciofs, le Acli con l’Enaip, le figlie della Carità con il «Salotto e Fiorito», la Compagnia delle Opere con la «Piazza dei Mestieri». Un sistema che ha ispirato l’orientamento e la formazione ad un mestiere – oggi anche la riqualificazione degli adulti che, espulsi dal mercato del lavoro, devono riaggiornarsi per raggiungere la pensione – che si è espanso in Piemonte, in Italia e ha fatto scuola nel mondo.

Il 14 novembre scorso il Consiglio regionale del Piemonte ha approvato a maggioranza (25 sì, 12 astenuti e 6 non partecipanti al voto) il disegno di legge, presentato dall’assessore all’Istruzione e Merito, Lavoro, Formazione professionale, Diritto allo Studio universitario Elena Chiorino «per la definizione del nuovo sistema regionale per l’orientamento, la formazione professionale e il lavoro». Il Testo unico, di 65 articoli nell’intento dell’assessore «semplifica la normativa accorpando in un unico provvedimento organico tutte le disposizioni in materia di lavoro, orientamento e formazione, con l’abrogazione totale di 11 leggi regionali e parziale di alcune leggi non settoriali».

Fra gli obiettivi ha spiegato l’assessore «rendere più efficace la ‘governance’ integrata delle politiche e degli interventi in materia. Viene inoltre potenziata l’integrazione tra pubblico e privato, migliorata la qualità dei servizi attraverso la programmazione pluriennale anche dei risultati e vengono adeguate le norme regionali a quelle nazionali». Negli intenti della nuova norma si facilita la «programmazione e si danno regole adeguate per garantire le migliori competenze possibili, creando opportunità per i cittadini». Secondo la maggioranza il disegno di legge, oltre a semplificare la normativa in tema di formazione, rimarca che «il Piemonte è tra le prime regioni in Italia a regolamentare le politiche per lo sviluppo delle competenze, l’occupazione e l’inclusione con un piano strategico integrato».

Non dello stesso avviso le forze di opposizione che criticano l’ingresso degli enti profit nel sistema, con il rischio di abbassare la qualità della formazione professionale – eccellente negli enti di ispirazione cristiana con un alto tasso si inserimento di giovani qualificati nel mondo del lavoro. Criticità più volte sottolineate lungo l’iter di approvazione della norma temendo un eccesso di liberismo e privatizzazioni. In particolare Monica Canalis (Pd) ha evidenziato come sia «un testo privo di un reale impulso politico, con rischi di natura culturale e gestionale, evidenziando come il bilancio della formazione in ambito regionale sia inferiore solo a quelli di sanità e trasporti».

L’apertura al mondo del profit potrebbe essere positiva per uno stimolo al continuo miglioramento delle tecnologie offerte al mondo del lavoro. D’altro canto la formazione professionale piemontese, nata dall’intuizione del santi sociali, è da sempre molto attenta all’inclusione delle persone più vulnerabili nel mondo del lavoro.

L’apertura significativa al profit potrebbe comportare un rischio di «spiazzamento» degli interventi sia formativi, sia d’inserimento lavorativo: dedicarsi quasi esclusivamente alle cosiddette persone «occupabili» e più vicine al mercato del lavoro, perché richiedono azioni meno prolungate e intese di accompagnamento, potrebbero snaturare, per reggere la competizione, anche la missione di enti che hanno fatto dell’inclusione di ogni persona la propria ragione organizzativa. È poi importante che sia i privati che gli enti cattolici «competano ad armi pari», cosa che potrebbe essere sostenuta da strette regole sui parametri di accreditamento degli enti applicati dalla Regione.

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