Le speranze di pace muoiono uccise dai cingolati israeliani, a Gaza City, e dai droni e dai missili russi nelle città ucraine. Nella Striscia, nel primo giorno di quella che dovrebbe essere la fase finale dell’operazione Carri di Gedeone 2, l’esercito israeliano ha occupato il 40% della principale città e ha fatto un centinaio di vittime. L’attacco è condotto con nugoli di carri – quelli di vecchio tipo sono stati trasformati in bombe semoventi -, ma anche con droni ed elicotteri.
I militari hanno deciso di aprire una seconda via di fuga verso il sud, oltre a quella costiera: si stima che quasi 400 mila persone abbiamo abbandonato le proprie abitazioni per sottrarsi alla furia dell’attacco. Il capo di Stato Maggiore Eyal Zamir, pur contrario all’operazione, s’è ieri posto e mostrato sul campo alla testa delle proprie truppe. Il ministro degli Esteri Israel Katz azzarda improbabili equazioni: «Vogliamo prendere il controllo di Gaza City perché è simbolo del governo di Hamas. Se la città cade, Hamas cade». Ma capi e miliziani non sono più lì: le truppe israeliane non incontrano resistenza, la loro è un’opera di demolizione e basta.
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