Gaza, Papa Leone: “gli sforzi fermino la guerra, verso una pace giusta e duratura”

Angelus – Le parole pronunciate all’Angelus il 5 ottobre sono condite da molta speranza: «Nella drammatica situazione del Medio Oriente si stanno compiendo alcuni significativi passi in avanti nelle trattative di pace, che auspico possano raggiungere presto i risultati sperati. Chiedo a tutti i responsabili di impegnarsi su questa strada, di cessare il fuoco, di liberare gli ostaggi, di mettere fine alla guerra e condurci a una pace giusta e duratura»

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Leone XIV è preoccupato per il crescere «dell’odio antisemita nel mondo», espresso anche nell’attentato terroristico alla sinagoga di Manchester, e addolorato per la sofferenza dei palestinesi a Gaza. Ma le parole pronunciate all’Angelus il 5 ottobre 2025 sono condite da molta speranza: «Nella drammatica situazione del Medio Oriente si stanno compiendo alcuni significativi passi in avanti nelle trattative di pace, che auspico possano raggiungere presto i risultati sperati. Chiedo a tutti i responsabili di impegnarsi su questa strada, di cessare il fuoco, di liberare gli ostaggi, di mettere fine alla guerra e condurci a una pace giusta e duratura». Dal 6 ottobre, infatti, a Sharm el-Sheik in Egitto si svolgono le trattative dopo il «sì condizionato» di Hamas al piano di Donald Trump, concordato con Benjamin Netanyahu.

Il Pontefice invita in ottobre a intensificare «la preghiera per la pace, preghiera che si fa solidarietà con le popolazioni martoriate dalla guerra» e per l’11 ottobre –  festa di San Giovanni XXIII e 63° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II – indice una giornata di digiuno e preghiera per la pace: nel mese dedicato alla Vergine, «vogliamo pregare per custodire e preservare da ogni male il nostro cuore e quello di coloro che desiderano il bene, la giustizia e la verità. Per avere il coraggio di seminare germi di vita nonostante il dolore, per non arrendersi alla logica dell’esclusione e del rifiuto». Anche il cardinale patriarca latino di Gerusalemme Pierbattista Pizzaballa invita le comunità a organizzare momenti di preghiera.

Parla «di speranza e di primo passo lungamente atteso. Da due anni – ricorda Pizzaballa – la guerra ha assorbito gran parte delle attenzioni ed energie. È a tutti noto quanto accade a Gaza: massacri di civili, fame, sfollamenti, accesso negato agli ospedali, mancanza di igiene, detenuti. Ora si parla di possibile, nuova pagina con la liberazione degli ostaggi israeliani e dei prigionieri palestinesi e la cessazione dei bombardamenti e dell’offensiva militare». Invita ad «attendere per gioire; restiamo con i piedi per terra: molto resta da definire e fare per dare a Gaza un futuro sereno. La cessazione delle ostilità è solo il primo passo». Lo sguardo si allarga alla Cisgiordania «in una situazione deteriorata con problemi di ogni genere che le comunità devono affrontare, specie nei piccoli villaggi, senza difese e sempre più accerchiati e soffocati dagli attacchi dei coloni».

Una cosa è sicura: «La mancanza di chiarezza sulle prospettive future, tutte da definire, contribuisce al disorientamento e fa crescere la sfiducia. Come Chiesa siamo chiamati a dire una parola di speranza, ad avere il coraggio di una narrazione che apra orizzonti, che costruisca anziché distruggere, nel linguaggio e nelle azioni. Non diciamo una parola politica, né offriamo una lettura strategica; ci interessa una visione spirituale che ci aiuti a restare saldi nel Vangelo. Rabbia, rancore, sfiducia, odio e disprezzo dominano spesso i discorsi e inquinano i cuori. Non è con la forza che si costruisce la pace. Abbiamo sentito molte volte ripetere che bisogna usare la forza per imporre le scelte giuste e la pace. Non sembra che la storia abbia insegnato molto. Con le nostre sole forze non riusciamo a stare di fronte al male e a resistergli».

«La resa dei conti non appartiene alla Chiesa» afferma Pizzaballa: «Lo scontro e la resa dei conti sono stati la narrazione dominante di questi anni. La resa dei conti non ci appartiene, né come logica né come linguaggio. In questo tempo drammatico la Chiesa è chiamata con maggiore energia a testimoniare la sua fede nella passione e risurrezione di Gesù. La nostra decisione di restare non è una sfida ma un rimanere nell’amore; il nostro denunciare non è un’offesa ma la richiesta di osare una via diversa dalla resa dei conti. Non sappiamo se questa guerra davvero finirà, ma sappiamo che il conflitto continuerà ancora perché le cause profonde che lo alimentano sono tutte da affrontare. Se anche la guerra finisse ora, essa costituirà ancora una tragedia che avrà bisogno di molto tempo e di tante energie».

Il nunzio apostolico a Kiev, l’arcivescovo Visvaldas Kulbokas, lituano 51enne, ripone «grande fiducia nei corpi civili perché la guerra non si risolve con mezzi politici né mezzi militari. Voi uomini e donne che venite dall’Italia non siete una realtà tra tante, siete una forza di umanità» dice accogliendo i 110 attivisti italiani arrivati nella capitale ucraina, prima tappa del Giubileo della speranza. «Non vedo nel mondo forze politiche capaci di fermare la guerra. La pace è una sfida che si pone a tutti e questo vale per tutte le guerre» aggiunge in un’intervista all’agenzia «Sir». In tre anni a Kiev sono stati distrutti 3.000 edifici; le vittime civili nella sola capitale sarebbero più di 4.000. «Se lasciamo la questione della guerra e della pace ai politici – osserva – facciamo fatica a trovare proposte concrete. Questa vostra iniziativa è un modo di fare pellegrinaggio e di prendere nelle nostre mani le redini della storia.  Preghiamo per gli ucraini caduti, per i soldati russi e per le vittime di tutte le guerre».

Il treno del popolo della pace sfiorato dai missili russi – Gli attivisti sono partiti in treno da Cracovia per l’Ucraina, iniziativa promossa dal Movimento europeo di azione non violenta (Mean) cui aderiscono: Acli, Agesci, Azione Cattolica, Masci, Movimento dei focolari, Sale della terra, Base, un gruppo dell’Ordine Francescano secolare. Ci sono sindaci, assessori e consiglieri comunali. Dice Michela Piccoli (Azione Cattolica): «L’anno scorso ho ospitato una ragazza ucraina e ho visto nei suoi occhi la sofferenza. Mi colpisce sempre, del Vangelo, l’immagine del ricco che guarda Lazzaro con le sue piaghe e continua a mangiare. Mi sembra che anche noi stiamo guardando alla televisione le piaghe del mondo ma non ci spostiamo, non ci toccano». Il treno degli attivisti è stato sfiorato dai missili russi sganciati su Leopoli.

Pier Giuseppe Accornero

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