Gesù è sempre al posto giusto

Commento al Vangelo di domenica 10 dicembre 2023 (Marco 1, 1-8) – II domenica di Avvento

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Icona di San Giovanni Battista, Monastero di Visovi Decani, Serbia, XIV secolo

In questa seconda Domenica di Avvento compare nel Vangelo la figura di Giovanni il Battista che Marco descrive riportandolo nella scia dei profeti maggiori dell’Antico Testamento: uno su tutti Elia come si può desumere dalla descrizione del suo abbigliamento «era vestito di peli di cammello con una cintura di pelle attorno ai fianchi». L’evangelista però, pur descrivendo Giovanni, ha già presente sullo sfondo del suo Vangelo Colui che deve venire che è più forte. Nel nostro commento domenicale non possiamo non tenere conto della famosa inclusione marciana che va dall’inizio del Vangelo costituito dall’annuncio di Gesù Cristo Figlio di Dio (v.1) alla conclusione del Vangelo stesso nella professione di fede del Centurione sotto la Croce di Gesù che vedendo morire il Rabbi di Nazareth esclama davanti a tutti: «Davvero quest’uomo era Figlio di Dio» (Mc 15,22-29).

Possiamo dire che anche la nostra vita è racchiusa in queste due espressioni dall’inizio con il Battesimo fino al suo ultimo atto e se lo vogliamo ogni nostro attimo, ogni nostra scelta, ogni nostro progetto hanno come orizzonte la fede in Cristo Gesù Figlio di Dio, in questo senso il Vangelo di Marco è quello più battesimale rispetto anche agli altri Vangeli sinottici. Ci sembra ancora di sentire il grido di Giovanni Battista «voce che grida nel deserto»: Preparate la via al Signore, raddrizzate i suoi sentieri tanto da invogliarmi repentinamente a rivedere le mie strade e il senso delle mie azioni.

Certamente la grande avventura della conversione, del tornare dall’esilio del peccato, dal deserto dell’Esodo è compito nostro come dice l’apostolo Pietro  nella seconda lettura «fate di tutto perché nell’attesa di questi eventi Dio vi trovi in pace, senza colpa e senza macchia», ma non posso trascurare la parola forte di Giovanni Battista «viene uno più forte di me…Egli vi battezzerà in Spirito Santo»: è la forza del suo perdono, della sua misericordia, della sua benevolenza «come un pastore fa pascolare il gregge e lo raduna, porta gli agnellini sul petto e conduce pian piano le pecore madri» come dice Isaia nella Prima lettura.

Introdotto da queste ultime espressioni, risulta altrettanto vero che l’artefice primo di questo intenso lavoro di sgombero nella nostra vita è il Signore: non è forse la sua Parola che illumina i nostri passi, non è forse vero che la sua Grazia nei sacramenti che ci rende più amabili, più sensibili ai richiami (molti) che ci vengono da Lui.

Caro fratello, cara sorella a che punto è il tuo ritorno? Sono ancora tortuose le tue vie? Le valli delle tue delusioni sono ancora profonde? I monti delle tue rivalse sono ancora altissimi? Camminiamo verso il Signore, ma camminiamo soprattutto con il Signore perché a conti fatti è Lui la nostra Via, Verità e Vita.

Giovanni Battista nel deserto non indica solo la strada da percorrere, lui stesso la percorre per primo seguendo una Via che non è una strada, un sentiero, una traccia ma è una Persona. Immagino che non sia stato facile per il Battista arrendersi all’idea di una figura di Messia come quella che Gesù è venuto a portare; per questo è emblematica una sua espressione riferita a Gesù dai suoi discepoli «sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?».

Giovanni il Battista non rimane attaccato alla sua idea e si mette in cammino lui stesso sulla via che indica ad altri di percorrere.  A noi discepoli del Maestro non basta più indicare la strada da percorrere, sento profondamente come ormai sia necessario sempre di più in questo mondo di ingorgo dell’anima, di traffico dei pensieri percorrere decisamente la Via del Vangelo e scoprire che il Signore è fermo agli incroci delle nostre esistenze, ai bivi delle nostre vite per affrettarci il passo, per non farci fermare esausti senza speranza semplicemente perché come ammette teneramente il precursore Lui è più forte di me. Ciò vuol significare come egli sia sempre al posto giusto nel momento giusto, la sua forza è tutta qui. La sua forza non ha nulla a che vedere con le superpotenze dei condottieri ma riguarda invece la straordinaria forza di esserci e di essere al nostro fianco, lì dove ne abbiamo più bisogno, è in una parola la straordinaria potenza di prendere la nostra umanità e farsi carne (Gv 1,1).

padre Andrea Marchini, dei Padri Dottrinari, parroco di Gesù Nazareno a Torino

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